
Umidità di risalita: cause reali, diagnosi e comportamento dell’acqua nei muri
L’umidità nelle murature non dipende da un unico meccanismo: analisi tecnica delle cause, del movimento dell’acqua, dei sali e dei criteri necessari per una diagnosi corretta.
Umidità di risalita: inquadramento del fenomeno
L’umidità di risalita nelle murature non dovrebbe essere considerata automaticamente una patologia edilizia autonoma, ma una manifestazione che richiede di individuare l’origine dell’acqua e i meccanismi che ne determinano il trasferimento nei materiali. Apporti dal terreno, infiltrazioni laterali, perdite impiantistiche, accumuli idrici, presenza di sali e condizioni di evaporazione possono infatti produrre quadri di degrado apparentemente simili, pur avendo cause differenti.
Questa distinzione è fondamentale in ambito diagnostico. Il fenomeno osservabile, ovvero la presenza di acqua e degrado nei materiali, non coincide con la causa che lo determina. Le origini possono essere molteplici e concorrenti, e richiedono un’analisi specifica per essere identificate correttamente.
Il movimento dell’acqua all’interno delle murature non avviene esclusivamente in direzione verticale ascendente, ma segue gradienti fisici legati al contenuto d’acqua, alla pressione e alla composizione chimica. In funzione di tali gradienti, il fluido può muoversi in qualsiasi direzione, dal punto a maggiore concentrazione verso quello a minore concentrazione, compatibilmente con la porosità e la permeabilità dei materiali.
Ne consegue che molti quadri comunemente attribuiti all’umidità di risalita sono in realtà il risultato di fenomeni differenti, tra cui imbibizione laterale da terreno, infiltrazioni, accumuli igroscopici e dinamiche di evaporazione non equilibrata. La presenza di umidità nella parte bassa di un muro non dimostra quindi, da sola, che sia presente un fenomeno di risalita.
Meccanismi di trasferimento dell’acqua nelle murature
Ai fini della corretta interpretazione, è necessario distinguere tra i principali meccanismi che possono contribuire alla presenza di acqua nei materiali:
trasporto per imbibizione laterale dal terreno
infiltrazioni puntuali o diffuse attraverso discontinuità costruttive
migrazione igroscopica indotta dalla presenza di sali
condensazione interna o interstiziale
apporti accidentali da impianti o reti di smaltimento
Il trasporto capillare verticale, spesso indicato come causa prevalente, rappresenta solo uno dei possibili contributi e deve essere valutato alla luce delle condizioni reali del materiale e del contesto.Per questo motivo, la presenza di acqua alla base della muratura non può essere considerata, da sola, una prova di umidità di risalita capillare.
La legge di Jurin descrive il comportamento di un fluido in un capillare ideale, caratterizzato da geometria regolare e superfici confinanti. Le murature reali presentano invece una rete porosa complessa, discontinua e altamente variabile, nella quale i fenomeni di evaporazione, ventilazione e scambio termico influenzano in modo significativo la distribuzione dell’umidità.

Un caso particolarmente significativo è rappresentato dal Castello Estense di Ferrara, dove ho condotto uno studio sul rapporto tra fossato, temperatura superficiale delle murature e comportamento dell’umidità. Le indagini termografiche hanno evidenziato come la presenza dell’acqua non debba essere interpretata automaticamente come causa di degrado, ma valutata insieme all’irraggiamento, alla riflessione solare, alle caratteristiche delle murature e alle condizioni microclimatiche. Lo studio è stato successivamente approfondito con rilievi termografici specialistici ed è stato oggetto di un articolo pubblicato da La Nuova Ferrara.
Influenza delle pendenze e del contesto idrogeologico
Le indagini condotte su casi reali evidenziano come la morfologia del terreno e le pendenze costituiscano una delle variabili più rilevanti nella distribuzione dell’acqua nel sottosuolo e nel suo trasferimento verso le strutture murarie. Questo aspetto assume particolare importanza nella diagnosi dell’umidità di risalita, perché un apporto laterale proveniente dal terreno può produrre manifestazioni visive facilmente attribuibili, in modo errato, a un movimento verticale dell’acqua.
In presenza di pendenze, anche modeste, si instaurano gradienti di pressione che favoriscono il movimento laterale dell’acqua lungo traiettorie condizionate dalla stratigrafia del terreno e dalla sua permeabilità. Le murature perimetrali e le fondazioni diventano frequentemente elementi di intercettazione di tali flussi.
Nei contesti di pianura e nei centri storici, la limitata capacità di drenaggio, unita alla presenza di superfici impermeabili e sottoservizi, può determinare condizioni di accumulo idrico e tempi di permanenza elevati. In queste situazioni, l’apporto d’acqua alle murature avviene prevalentemente per via laterale e non verticale.
La distribuzione dell’umidità risulta pertanto spesso incompatibile con un modello di risalita uniforme, mostrando invece concentrazioni localizzate in corrispondenza di punti di accumulo o discontinuità.

Fig. Esempi di murature a contatto con il terreno umido, devono considerare le caratteristiche dei materiali e come vengono a contatto con l’acqua, senza dare per scontato che l’acqua acceda sempre dal terreno.
Comportamento dei materiali e verifiche sperimentali
Le osservazioni sperimentali condotte su laterizi di diversa natura hanno evidenziato come, in condizioni controllate e in assenza di apporti esterni, l’assorbimento dell’acqua oltre il livello di immersione risulti limitato.
Prove eseguite su campioni immersi per periodi prolungati hanno mostrato altezze di imbibizione contenute entro pochi centimetri, con valori inferiori nei laterizi storici rispetto a quelli di produzione recente. Tale comportamento è attribuibile al maggiore grado di cottura e alla conseguente riduzione della porosità attiva.
La qualità del materiale, la composizione delle malte e la presenza di sali influenzano significativamente la capacità di ritenzione e di evaporazione dell’acqua. Materiali più porosi e meno ceramizzati tendono a trattenere quantitativi maggiori, mentre strutture storiche ben cotte mostrano una maggiore capacità di smaltimento.
Questi risultati indicano che, in assenza di alimentazione continua, il fenomeno non presenta uno sviluppo indefinito nel tempo.
Influenza dei sali e dinamiche di evaporazione
La presenza di sali all’interno delle murature influisce in modo determinante sul comportamento dell’umidità. I sali igroscopici possono trattenere acqua e favorire fenomeni di ritenzione anche in condizioni di apparente asciutto. La presenza di sali nella parte bassa di una muratura non costituisce quindi, da sola, una prova dell’esistenza di umidità di risalita.
La loro origine può essere duplice: da un lato i materiali costitutivi stessi, dall’altro apporti esterni legati all’uso dell’edificio o a contaminazioni ambientali. In condizioni ordinarie, la presenza prevalente di solfati risulta coerente con l’origine nei materiali, mentre i nitrati sono generalmente associati a fonti organiche.
Particolare rilievo assume il fenomeno dell’evaporazione accelerata, che si manifesta in presenza di superfici soggette a forte irraggiamento o accoppiate a materiali ad elevata conducibilità termica. In tali condizioni, l’acqua evapora rapidamente, lasciando i sali all’interno della muratura e generando tensioni che portano al degrado.

Analisi chimica dell’acqua e criteri diagnostici
L’analisi dei sali, se considerata isolatamente, non è sufficiente a determinare l’origine dell’umidità. Risulta invece fondamentale caratterizzare chimicamente l’acqua presente nelle murature.

Il metodo prevede il confronto tra campioni omogenei prelevati in condizioni differenti, mediante asportazione diretta di laterizi e malte. I campioni vengono successivamente analizzati attraverso estrazione in acqua distillata e determinazione dei principali parametri chimici. L’interpretazione dei dati consente di distinguere tra diverse origini dell’acqua:
acqua meteorica, con bassa mineralizzazione
acqua da impianti, con presenza di cloro e additivi
acqua da scarichi, con contenuto organico elevato
acqua da fognature, con contaminazioni complesse
acqua di falda, correlata al contesto geologico
acqua di origine alluvionale, ricca di particolato e nutrienti
L’integrazione tra analisi chimiche e rilievi idrogeologici consente di definire i percorsi dell’acqua e i meccanismi di alimentazione del fenomeno. La diagnosi dell’umidità di risalita non può quindi basarsi su un singolo valore o sulla presenza di uno specifico sale, ma deve derivare dalla correlazione tra più evidenze indipendenti.
Considerazioni diagnostiche e approccio operativo

L’interpretazione dell’umidità nelle murature deve basarsi su un approccio multidisciplinare, che integri osservazioni in sito, analisi chimiche, valutazioni dei materiali e studio del contesto territoriale.
Ogni fenomeno deve essere ricondotto a un sistema di cause verificabili, evitando semplificazioni e attribuzioni generiche. La qualità della diagnosi rappresenta il presupposto fondamentale per la definizione di interventi efficaci. Puoi consultare un esempio di “finta umidità di risalita” cliccando qui.
In contesti vincolati, la solidità delle argomentazioni tecniche assume un ruolo determinante anche nel confronto con enti di tutela, dove le soluzioni devono essere supportate da evidenze oggettive e coerenti.
Le motivazioni che conducono a una soluzione devono risultare verificabili, ripetibili e condivisibili, fino al punto da poter essere sostenute con la stessa efficacia sia in fase propositiva sia in sede di contraddittorio.
Errori diagnostici più frequenti nell’interpretazione dell’umidità nelle murature

Nella pratica tecnica, una quota rilevante di interventi inefficaci deriva da una diagnosi non corretta dell’origine dell’umidità. L’attribuzione generica del fenomeno alla “risalita” rappresenta uno degli errori più diffusi, in quanto tende a semplificare un sistema complesso riconducendolo a un unico meccanismo.
Di seguito si riportano le principali criticità riscontrate in fase diagnostica.
Attribuzione automatica alla risalita verticale
La presenza di umidità alla base delle murature viene frequentemente interpretata come risalita capillare, senza verificare la presenza di apporti laterali, infiltrazioni o accumuli idrici nel terreno. In molti casi, la distribuzione dell’umidità non è compatibile con un andamento verticale uniforme, ma segue geometrie legate a flussi orizzontali o localizzati.
Mancata analisi del contesto esterno La valutazione viene spesso limitata all’interno dell’edificio, trascurando il ruolo delle pendenze, dei livelli del terreno, delle pavimentazioni esterne e dei sistemi di smaltimento delle acque. L’assenza di questa analisi porta a sottostimare fenomeni di imbibizione laterale e accumulo idrico.
Confusione tra presenza di sali e origine dell’umidità La rilevazione di sali all’interno della muratura viene talvolta interpretata come prova dell’origine dal terreno. In realtà, i sali possono derivare dai materiali stessi o da contaminazioni successive. Senza un’analisi chimica dell’acqua, la loro presenza non è sufficiente a stabilire la causa del fenomeno.
Assenza di confronto tra campioni L’analisi viene frequentemente condotta su un singolo punto, senza confronto con zone non interessate. Questo approccio non consente di isolare le variabili e riduce significativamente l’affidabilità della diagnosi.

Sottovalutazione degli impianti e delle reti di smaltimento Perdite anche minime da impianti in pressione, scarichi o fognature possono generare apporti idrici continui e localizzati. Tali fenomeni vengono spesso trascurati o non indagati con strumenti adeguati.
Errata interpretazione dei fenomeni di evaporazione Le zone di maggiore degrado vengono talvolta considerate come punti di ingresso dell’acqua, mentre possono rappresentare aree di maggiore evaporazione, nelle quali si concentrano i sali e si manifestano i danni più evidenti.
Applicazione di soluzioni standardizzate L’adozione di interventi non preceduti da diagnosi approfondita, basati su schemi ripetitivi, comporta frequentemente l’insuccesso delle opere e la ricomparsa del fenomeno nel tempo.
Considerazioni sulle tecnologie basate su differenza di potenziale
Tra le soluzioni proposte per il trattamento dell’umidità nelle murature, sono presenti tecnologie che attribuiscono il fenomeno a differenze di potenziale elettrico tra terreno e muratura, ipotizzando la possibilità di invertire il flusso dell’acqua mediante dispositivi elettronici.
È però necessario distinguere l’elettrosmosi attiva dalle centraline elettrofisiche e dai sistemi autoalimentati, perché si tratta di tecnologie che dichiarano principi di funzionamento differenti e non possono essere considerate equivalenti.
Per i sistemi che attribuiscono il proprio funzionamento alla modifica di fenomeni elettrici o elettromagnetici nella muratura, la corrispondenza tra il principio dichiarato e gli effetti realmente misurabili deve essere verificata sperimentalmente. Le murature storiche e contemporanee presentano infatti una struttura discontinua, con materiali eterogenei, presenza di sali, variabilità di umidità e condizioni ambientali non controllabili.
Le osservazioni condotte su casi reali non hanno evidenziato risultati coerenti e ripetibili tali da confermare l’efficacia generalizzata di tali sistemi. In assenza di una diagnosi che identifichi con precisione il meccanismo di alimentazione dell’umidità, l’applicazione di dispositivi basati su principi non verificati può risultare inefficace.
L’analisi del fenomeno deve pertanto essere ricondotta a parametri fisici misurabili, quali gradienti di pressione, contenuto d’acqua e caratteristiche dei materiali, evitando interpretazioni non supportate da evidenze sperimentali.
Gli intonaci deumidificanti antisale e gli intonaci macroporosi svolgono funzioni differenti e vengono approfonditi negli articoli tecnici dedicati.
Tra le tecniche più utilizzate rientra la barriera chimica, il cui funzionamento deve essere valutato in relazione alle condizioni reali della muratura.
Sintesi operativa
L’insieme delle osservazioni e delle verifiche condotte conduce a una conclusione operativa: l’umidità nelle murature non può essere interpretata mediante un modello unico e semplificato, ma richiede una valutazione caso per caso basata su dati oggettivi.
La definizione di interventi efficaci passa necessariamente attraverso:
- identificazione della fonte di alimentazione dell’acqua
- analisi del contesto idrogeologico e costruttivo
- caratterizzazione chimica dell’acqua e dei sali
- valutazione del comportamento dei materiali
Solo a seguito di tale percorso è possibile individuare soluzioni coerenti e durature. Una volta individuata la causa reale del fenomeno, è possibile confrontare i diversi rimedi per l’umidità di risalita, valutandone principio di funzionamento, limiti e condizioni di applicabilità.
Come capire se è vera umidità di risalita?
L’identificazione richiede una diagnosi tecnica basata su analisi dei materiali, dell’acqua e del contesto. La sola osservazione visiva non è sufficiente per distinguere tra risalita, infiltrazioni o altri fenomeni.
Qual è la vera causa dell’umidità nei muri?
L’umidità nelle murature non è riconducibile a una causa unica. L’acqua può provenire dal terreno lateralmente o dal basso, da infiltrazioni, perdite degli impianti o sistemi di smaltimento; inoltre sali igroscopici e condizioni di evaporazione possono modificare sensibilmente le manifestazioni visibili. Per questo la causa deve essere individuata sull’edificio specifico e non dedotta semplicemente dalla posizione della macchia.
Come distinguere l’umidità di risalita da un’infiltrazione?
La distinzione richiede l’analisi della distribuzione dell’umidità, delle caratteristiche costruttive, delle quote e del rapporto dell’edificio con il terreno. Possono inoltre essere necessari campionamenti e analisi chimiche. La forma e l’altezza della macchia costituiscono indizi, ma non sono sufficienti per determinare da sole il percorso e la provenienza dell’acqua.
L’umidità di risalita è sempre capillare?
No. La capillarità descrive uno dei meccanismi attraverso i quali l’acqua può muoversi nei materiali porosi, ma una muratura reale non è assimilabile a un insieme di capillari ideali. Assorbimento, caratteristiche dei pori, sali, gradienti di pressione, condizioni termiche, evaporazione e apporti laterali possono concorrere al comportamento dell’acqua. Attribuire automaticamente ogni umidità presente alla base dei muri alla sola risalita capillare costituisce quindi una semplificazione.
Perché l’umidità compare solo in alcune zone del muro?
La distribuzione dell’umidità dipende dai percorsi di ingresso dell’acqua, dalle caratteristiche del terreno, dalle discontinuità costruttive e dalle condizioni di evaporazione. La presenza localizzata indica spesso un apporto specifico e non un fenomeno uniforme.
I sali indicano sempre la provenienza dell’umidità?
No. I sali possono derivare sia dai materiali da costruzione sia da contaminazioni esterne. La loro presenza deve essere interpretata insieme all’analisi chimica dell’acqua per poter individuare correttamente l’origine del fenomeno.
Come si individua l’origine dell’acqua nei muri?
L’origine dell’acqua si individua attraverso un’indagine comparativa che mette in relazione la distribuzione dell’umidità con le caratteristiche costruttive dell’edificio, le quote, il terreno e le possibili fonti di alimentazione. Quando necessario si eseguono prelievi e analisi chimiche dell’acqua e dei sali, confrontando i risultati ottenuti in punti differenti. È la correlazione tra più dati, e non il risultato di una singola misurazione, a consentire una diagnosi attendibile.
Perché è necessaria una diagnosi prima di intervenire sull’umidità di risalita?
Perché scegliere un intervento senza aver individuato la provenienza dell’acqua significa intervenire su un’ipotesi. La diagnosi serve a distinguere i diversi meccanismi possibili e a stabilire quale fenomeno debba essere realmente corretto. Solo successivamente ha senso scegliere la tecnologia di risanamento.
Le condizioni climatiche influenzano l’umidità nei muri?
Sì. Temperatura, ventilazione e irraggiamento influenzano i processi di evaporazione e possono modificare la distribuzione dell’umidità, rendendo variabile il fenomeno nel tempo.





Complimenti, non avevo ancora letto un articolo così chiaro e scientificamente attendibile sull’umidità.
Ecco finalmente uno che spiega bene le cose e che prende posizione, ho comprato una centralina due anni fa, di un’azienda che fa solo quello.
Ero titubante nell’acquisto, ma poi spinto da uno sconto di mille euro ho deciso di acquistarla.
Non ho avuto alcun beneficio credo, mi può spiegare come fare per capire se sta funzionando?
Per sapere se il sistema sta risolvendo il problema serve un sopralluogo con analisi, inoltre non bisogna utilizzare termicamente ed igrometro, poiché non ci forniscono i dati che servono.