Diagnosi dell'umidità

IUmidità igroscopica nei muri: un caso reale tra sali, vecchie perdite e falsa risalita

Un’indagine diagnostica in un androne condominiale mostra come sali residui, vecchie perdite e ripristini non corretti possano mantenere il degrado anche quando l’apporto d’acqua è cessato

Umidità igroscopica nei muri: un caso reale tra sali, vecchie perdite e falsa risalita

Quando una muratura presenta intonaco degradato, macchie e zone apparentemente umide nella parte inferiore, la conclusione più immediata è spesso la stessa: umidità di risalita.

È però una conclusione che può essere completamente sbagliata.

Il caso descritto in questo articolo riguarda un androne condominiale nel quale il degrado delle murature era presente da molto tempo. Anche qui l’ipotesi iniziale era quella di una risalita capillare, ma la distribuzione delle alterazioni, i materiali presenti e i risultati delle verifiche strumentali raccontavano una situazione differente.

La diagnosi ha mostrato un fenomeno nel quale vecchi apporti d’acqua, contaminazione salina e successivi interventi di ripristino avevano modificato il comportamento della muratura. Il risultato visibile poteva assomigliare a una parete ancora interessata da un apporto continuo di acqua, mentre una parte importante del problema era ormai legata all’umidità igroscopica nei muri.

Umidità igroscopica nei muri: cosa significa davvero?

L’umidità igroscopica non deve essere confusa con un ingresso continuo di acqua nella muratura.

Alcuni sali presenti nei materiali sono in grado, in determinate condizioni ambientali, di interagire con il vapore acqueo presente nell’aria. La quantità di acqua trattenuta dipende dal tipo e dalla concentrazione dei sali, dall’umidità relativa, dalla temperatura e dalle caratteristiche del materiale.

Questo significa che una muratura precedentemente bagnata può continuare a presentare valori elevati di umidità e fenomeni superficiali anche dopo che l’apporto d’acqua originario è stato eliminato.

È uno dei motivi per cui la sola osservazione di una parete umida non permette di stabilire quale sia la causa.

La presenza dei sali nelle murature deve essere interpretata insieme alla distribuzione del degrado, alla storia dell’edificio e alle misure eseguite sul materiale. I diversi sali, infatti, possono comportarsi in modo molto differente.

Il caso reale: un androne condominiale attribuito alla risalita

L’incarico riguardava la ricerca delle cause di un degrado diffuso all’interno di un androne condominiale.

A prima vista la situazione poteva ricordare una classica umidità proveniente dal basso. Alcune murature presentavano distacchi, alterazioni delle finiture, efflorescenze e zone apparentemente più umide.

Osservando con maggiore attenzione, però, emergevano diverse anomalie rispetto a un fenomeno uniforme di risalita capillare.

Il deterioramento non aveva la stessa intensità su tutte le pareti. Anche all’interno della stessa superficie erano presenti variazioni molto marcate.

In alcune zone risultavano maggiormente deteriorati i giunti e le discontinuità della muratura; in altre il degrado seguiva canalizzazioni o precedenti lavorazioni eseguite per il passaggio degli impianti.

Le parti più basse, inoltre, non erano necessariamente quelle maggiormente compromesse.

La geometria delle alterazioni era quindi già un primo indizio: la muratura non stava reagendo come un sistema omogeneo interessato da un unico fenomeno proveniente dal terreno.

Indagine cause umidità igroscopica

Cosa raccontava il degrado prima ancora degli strumenti?

La diagnosi di una muratura comincia molto prima della misurazione.

La distribuzione delle macchie, le differenze tra un materiale e l’altro, le riprese di intonaco, i giunti, le vecchie tracce degli impianti e le variazioni cromatiche possono fornire informazioni importanti.

In questo caso le murature mostravano materiali differenti e, di conseguenza, differenti capacità di assorbimento, evaporazione e resistenza.

Erano inoltre visibili efflorescenze in corrispondenza di alcune estremità delle superfici degradate. In quelle zone il materiale tendeva a perdere coesione e le finiture risultavano maggiormente compromesse.

Un altro elemento significativo era l’assenza di una fascia di degrado regolare e orizzontale.

Naturalmente nessun singolo indizio permette di escludere da solo la risalita. Ma quando diversi elementi non sono coerenti con l’ipotesi iniziale diventa necessario verificare se si stia interpretando correttamente il fenomeno.

Perché l’umidità igroscopica viene confusa con la risalita?

La confusione nasce soprattutto dall’aspetto visivo.

Una muratura contaminata da sali può rimanere umida, presentare efflorescenze, provocare sfarinamento degli intonaci e deteriorare le pitture. Se queste manifestazioni si concentrano nella zona inferiore della parete è molto facile attribuirle automaticamente alla risalita capillare.

Ma il degrado visibile racconta l’effetto finale, non necessariamente la causa ancora attiva.

Un muro può essere stato bagnato anni prima da una perdita, da un’infiltrazione o da un altro apporto d’acqua. Durante quel periodo l’acqua può avere trasportato e redistribuito sali all’interno dei materiali.

Dopo la riparazione della causa primaria, parte dell’acqua può progressivamente diminuire, mentre la contaminazione salina rimane.

Da quel momento il comportamento della superficie può essere fortemente condizionato dai sali e dalle condizioni termoigrometriche dell’ambiente.

Come è stata impostata la diagnosi?

Per comprendere il fenomeno non è stato sufficiente utilizzare un unico strumento.

Sono stati confrontati i diversi settori della muratura, osservando la geometria del degrado e scegliendo punti di campionamento rappresentativi.

I campioni hanno consentito di confrontare quantitativamente il contenuto d’acqua presente nei materiali e di verificare se esistesse una distribuzione compatibile con un apporto continuo.

Parallelamente sono state effettuate verifiche sui sali presenti nella muratura.

È un passaggio fondamentale, perché in presenza di sostanze igroscopiche alcune letture superficiali possono essere facilmente interpretate in maniera sbagliata. Una corretta diagnosi dei sali nelle murature deve quindi mettere in relazione dati strumentali, posizione dei campioni, materiali e condizioni ambientali.

Il dato più importante non è il singolo numero ottenuto durante una misurazione. È la coerenza dell’insieme dei dati.

Indagine cause umidità igroscopica

Cosa hanno mostrato i rilievi?

Le verifiche hanno permesso di ricostruire una storia diversa da quella inizialmente ipotizzata.

Nel fabbricato si erano verificate in passato alcune perdite d’acqua. Le perdite erano state riparate circa dieci anni prima dell’indagine.

Questo dato era fondamentale.

La domanda non era quindi soltanto: «La parete è umida?».

La domanda corretta era: «Esiste ancora un apporto d’acqua attivo in grado di spiegare il degrado che osserviamo oggi?».

La distribuzione dell’umidità, il comportamento dei materiali e le analisi eseguite non sostenevano l’ipotesi semplicistica di una normale risalita capillare uniforme.

La storia precedente aveva invece lasciato nella muratura una contaminazione e una serie di condizioni che continuavano a influenzarne il comportamento.

Le perdite erano state riparate, ma il muro continuava a degradarsi

Questo è uno degli aspetti più interessanti del caso.

Eliminare una perdita non significa automaticamente riportare immediatamente la muratura alle condizioni precedenti.

Durante il periodo di bagnatura l’acqua può avere trasportato sali, modificato la loro distribuzione e interessato intonaci, malte e finiture.

Se successivamente si interviene soltanto sull’aspetto superficiale, senza comprendere lo stato effettivo dei materiali, il nuovo rivestimento può trovarsi a lavorare su un supporto ancora fortemente alterato.

Ed è esattamente ciò che era avvenuto.

Dopo le precedenti perdite erano stati eseguiti diversi lavori di risanamento, ma senza una reale diagnosi delle condizioni della muratura.

Il ruolo dei precedenti interventi di ripristino

In alcune zone era stato applicato un sistema di intonaco antisale. Il problema non era necessariamente il prodotto utilizzato, ma il modo in cui il ciclo era stato realizzato.

Alcune lavorazioni erano state concentrate in tempi incompatibili con la corretta maturazione dei diversi strati.

In altre parti della muratura erano state effettuate riprese con materiali cementizi additivati e con caratteristiche differenti rispetto ai supporti circostanti.

Il risultato era una parete estremamente eterogenea.

Materiali diversi assorbono, trattengono e rilasciano acqua con modalità differenti. Anche la permeabilità al vapore e la distribuzione dei sali possono quindi cambiare da pochi centimetri a quelli immediatamente adiacenti.

Questo spiega perché una stessa parete possa mostrare contemporaneamente aree apparentemente sane e zone fortemente degradate.

Quando una pittura “traspirante” non risolve il problema

Anche la pittura applicata successivamente aveva contribuito a complicare il quadro.

Qui è importante chiarire un concetto.

La definizione commerciale “traspirante” non permette, da sola, di stabilire quale sarà il comportamento reale di una finitura su una muratura contaminata da sali.

Bisogna conoscere il sistema completo: supporto, preparazione, primer, pittura, spessori, permeabilità al vapore e condizioni della muratura al momento dell’applicazione.

Una pittura relativamente permeabile non può correggere una stratigrafia sottostante incompatibile e non può eliminare sali già presenti all’interno del supporto.

Per questo scegliere semplicemente un prodotto definito “traspirante” non rappresenta una diagnosi e, soprattutto, non costituisce automaticamente una soluzione.

Cosa insegna questo caso?

Questo caso dimostra perché l’umidità visibile non dovrebbe mai essere utilizzata direttamente come diagnosi.

La stessa manifestazione superficiale può derivare da fenomeni molto differenti.

Una vecchia perdita, un’infiltrazione, una contaminazione salina, una risalita effettivamente attiva oppure la combinazione di più fenomeni possono produrre degradi apparentemente simili.

Nel caso analizzato, limitarsi a sostituire ancora una volta intonaco e pittura avrebbe significato intervenire nuovamente sull’effetto.

La corretta analisi diagnostica dell’umidità serve invece a ricostruire ciò che è avvenuto nella muratura, distinguere le cause ancora attive dagli effetti residui e definire soltanto dopo l’intervento compatibile con il materiale.

Non tutti i muri che rimangono umidi sono alimentati continuamente da nuova acqua. E non tutti i degradi presenti nella parte bassa di una parete sono umidità di risalita.

Capire questa differenza può evitare anni di interventi ripetuti.

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Domande frequenti

Che cos’è l’umidità igroscopica nei muri?

È una condizione nella quale alcuni sali presenti nella muratura interagiscono con l’umidità dell’aria e possono contribuire a mantenere il materiale umido anche quando l’apporto d’acqua originario è ridotto o cessato.

L’umidità igroscopica è uguale all’umidità di risalita?

No. La risalita presuppone un movimento dell’acqua all’interno della muratura a partire da una sorgente. L’igroscopicità è invece legata soprattutto al comportamento dei sali e alle condizioni termoigrometriche dell’ambiente.

Un igrometro può distinguere da solo i due fenomeni?

No. Una misura isolata non permette normalmente di stabilire l’origine dell’acqua. Servono confronto tra più punti, conoscenza dei materiali, verifica dei sali e interpretazione dell’intero quadro.

Se la perdita è stata riparata, perché il muro può rimanere degradato?

Perché la precedente presenza d’acqua può aver lasciato sali e alterazioni all’interno dei materiali. Inoltre intonaci e finiture applicati successivamente possono modificare ulteriormente il comportamento della parete.

Basta rifare l’intonaco?

Dipende dal motivo per cui l’intonaco si sta degradando. Rifarlo senza conoscere la causa può semplicemente ripetere lo stesso problema.

Daniele Stevoli

Patologo e consulente edile specializzato nell’analisi delle cause di degrado delle costruzioni correlate ai fenomeni di umidità, infiltrazioni, condensazioni e danni post-evento. Opero con un approccio tecnico-diagnostico strutturato, fondato su indagini strumentali, misurazioni oggettive, analisi chimiche e lettura stratigrafica delle murature, finalizzate all’individuazione certa delle cause e alla distinzione tra sintomi e origine del problema. L’attività si basa su un’esperienza maturata su centinaia di casi reali, con particolare attenzione ai meccanismi fisico-chimici che regolano il comportamento igrometrico dei materiali, inclusi i fenomeni di trasporto dei sali, le interazioni con le finiture e le alterazioni indotte da interventi non corretti. Affianco alla diagnosi una competenza avanzata nella progettazione degli interventi di risanamento, sviluppando soluzioni tecniche coerenti con il quadro patologico rilevato. Fornisco indicazioni operative estremamente dettagliate per l’esecuzione in cantiere, definendo materiali, cicli applicativi e modalità di intervento, con l’obiettivo di garantire efficacia, durabilità e controllo del risultato. Mi occupo inoltre della gestione degli effetti secondari dell’umidità, tra cui cristallizzazione salina, degrado degli intonaci e contaminazioni biologiche, attraverso protocolli di trattamento verificabili e basati su criteri tecnici. Eseguo consulenze tecniche e perizie specialistiche rivolte a privati, imprese e professionisti, con approccio indipendente e orientato alla risoluzione concreta del problema. L’obiettivo è fornire diagnosi affidabili e indicazioni chiare, evitando interventi inefficaci e ottimizzando le risorse economiche del committente.

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