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	<title>Daniele Stevoli</title>
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	<description>Lo specialista dell&#039;umidità di risalita Ferrara, Ravenna, Rovigo, Mantova,  Bologna e Modena.</description>
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	<title>Daniele Stevoli</title>
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		<title>Scheda tecnica, scheda di sicurezza e DoP: perché due prodotti “simili” possono non essere equivalenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Stevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 22:39:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[informazioni gratuite]]></category>
		<category><![CDATA[compatibilità materiali]]></category>
		<category><![CDATA[DoP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel settore edilizio esiste una parola capace di risolvere parecchi problemi, almeno fino al momento in cui il problema compare davvero: “similare”. Il prodotto previsto non è disponibile? Ce n’è uno similare. Costa troppo? Ne abbiamo uno similare. Il rivenditore non tiene quella marca? Nessun problema, ne propone uno similare. E così una prescrizione tecnica, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/scheda-tecnica-sicurezza-dop-prodotti-edilizi/">Scheda tecnica, scheda di sicurezza e DoP: perché due prodotti “simili” possono non essere equivalenti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel settore edilizio esiste una parola capace di risolvere parecchi problemi, almeno fino al momento in cui il problema compare davvero: <strong>“similare”</strong>.</p>
<p>Il prodotto previsto non è disponibile? Ce n’è uno similare. Costa troppo? Ne abbiamo uno similare. Il rivenditore non tiene quella marca? Nessun problema, ne propone uno similare. E così una prescrizione tecnica, costruita magari dopo diagnosi, rilievi e verifiche, rischia di trasformarsi in pochi minuti in una specie di gioco delle tre carte, nel quale l’unica certezza è che sulla confezione compaia più o meno la stessa parola.</p>
<p>Il problema è che due prodotti definiti “a base di calce”, “impermeabilizzanti”, “deumidificanti”, “traspiranti”, “minerali” o destinati alla stessa funzione commerciale possono avere composizioni, prestazioni, modalità applicative e limiti molto differenti. Il nome permette di capire in quale scaffale cercarli. Non basta per stabilire se possano essere utilizzati nello stesso progetto.</p>
<p>Nel mio lavoro la documentazione del prodotto viene quindi letta come dovrebbe essere letta qualsiasi documentazione tecnica: non cercando la frase che conferma ciò che abbiamo già deciso di comprare, ma cercando soprattutto ciò che potrebbe smentirlo.</p>
<h2>La scheda tecnica è indispensabile. Ma non è il progetto</h2>
<p>La scheda tecnica è il documento dal quale normalmente si parte. Contiene destinazioni d’uso, supporti previsti, modalità di preparazione, spessori, consumi, temperature di applicazione, tempi e prestazioni dichiarate dal fabbricante. Ignorarla sarebbe assurdo.</p>
<p>Il problema nasce quando la si trasforma in qualcosa che non è. La scheda tecnica spiega come utilizzare un prodotto nelle condizioni previste dal produttore. Non ha visitato il nostro edificio, non ha analizzato la muratura, non conosce le contaminazioni presenti, non sa se dietro l’intonaco ci siano cavità, se il supporto sia saturo d’acqua o se la patologia sia stata diagnosticata correttamente.</p>
<p>Una vignetta può mostrare un pennello che passa tranquillamente sopra una muratura. Molto rassicurante. Il pennello, del resto, non ha mai avuto problemi di responsabilità professionale. La parte importante è capire che cosa la documentazione richieda al supporto prima che quel pennello arrivi lì: regolarità, consistenza, preparazione, assenza di determinate discontinuità, condizioni di umidità e tutto ciò che rende possibile il comportamento dichiarato.</p>
<p>Una lavorazione eseguita perfettamente secondo la scheda tecnica può quindi essere perfettamente inutile se il prodotto è stato scelto per la patologia sbagliata.</p>
<h2>La scheda di sicurezza non serve soltanto a sapere se dobbiamo mettere i guanti</h2>
<p>La Scheda Dati di Sicurezza, normalmente indicata come SDS, nasce nel quadro REACH come strumento di comunicazione delle proprietà e dei pericoli di sostanze e miscele, delle precauzioni per manipolazione e stoccaggio, delle misure di esposizione, smaltimento e trasporto. L’ECHA ne disciplina struttura e contenuti. <a href="https://echa.europa.eu/it/guidance-documents/guidance-on-reach?" target="_blank" rel="noopener">ECHA</a></p>
<p>Fin qui nulla di sorprendente&#8230;.</p>
<p>La parte interessante per chi deve scegliere tecnicamente un materiale è che la SDS contiene anche informazioni sugli ingredienti che devono essere dichiarati secondo le regole applicabili alla miscela. Per ogni sostanza rilevante possono comparire identità, concentrazione o intervallo di concentrazione e classificazione. <a href="https://echa.europa.eu/it/support/mixture-classification/identify-available-information?" target="_blank" rel="noopener">ECHA</a></p>
<p>Ora il racconto commerciale diventa meno poetico e molto più utile.</p>
<p>Un prodotto può essere presentato mettendo in grande evidenza un determinato legante o componente, mentre la lettura della documentazione di sicurezza può evidenziare la presenza di altre famiglie di sostanze che, dal punto di vista della compatibilità con una muratura, meritano almeno di essere considerate.</p>
<p>Questo non significa che la SDS sia la formula segreta sottratta al laboratorio del produttore. Non lo è. Gli obblighi di dichiarazione seguono criteri normativi specifici e la formulazione completa può comprendere componenti che non devono essere riportati nello stesso modo. Usarla come se fosse la ricetta esatta sarebbe un altro errore, soltanto di segno opposto.</p>
<p>Ma considerarla un documento utile esclusivamente alla sicurezza dell’operatore significa rinunciare volontariamente a informazioni che, in alcuni casi, possono cambiare la valutazione tecnica.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-3658 size-large" title="Due prodotti edilizi apparentemente simili con caratteristiche tecniche differenti" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/10/Prodotto-similare-non-significa-prodotto-equivalente-1-1024x576.png" alt="Due prodotti edilizi apparentemente simili con caratteristiche tecniche differenti" width="1024" height="576" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/10/Prodotto-similare-non-significa-prodotto-equivalente-1-1024x576.png 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/10/Prodotto-similare-non-significa-prodotto-equivalente-1-300x169.png 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/10/Prodotto-similare-non-significa-prodotto-equivalente-1-768x432.png 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/10/Prodotto-similare-non-significa-prodotto-equivalente-1-1536x864.png 1536w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/10/Prodotto-similare-non-significa-prodotto-equivalente-1-390x220.png 390w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/10/Prodotto-similare-non-significa-prodotto-equivalente-1.png 1672w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2>“A base di” è una frase, non un’analisi chimica</h2>
<p>Il settore dei materiali edilizi è ricchissimo di aggettivi. Naturale, minerale, ecologico, traspirante, macroporoso, deumidificante, consolidante, idrofobizzante. Alcuni descrivono proprietà precise, altri richiedono di capire esattamente a quali condizioni e secondo quali prove quella proprietà venga dichiarata.</p>
<p>Lo stesso vale per espressioni come <strong>“a base di calce”</strong>.</p>
<p>Dire che un prodotto è a base di un determinato legante non equivale necessariamente a dire che quel legante costituisca l’unico elemento responsabile delle sue caratteristiche. Una miscela industriale può contenere più leganti, cariche, aggregati e additivi. Ed è perfettamente possibile che due prodotti presentati nella stessa famiglia abbiano comportamenti molto differenti.</p>
<p>La questione non è stabilire se la comunicazione commerciale sia lecita o meno. Sarebbe un altro articolo e, francamente, ci risparmieremmo volentieri il ruolo di tribunale delle confezioni.</p>
<p>La questione tecnica è più semplice: <strong>quello che è scritto in grande sul sacco non sostituisce quello che il progettista deve sapere sul materiale</strong>.</p>
<p>Se devo inserirlo in una muratura storica, utilizzarlo in presenza di acqua, abbinarlo a un supporto esistente oppure prevederne il comportamento accanto a materiali differenti, devo conoscere qualcosa di più del nome con il quale è stato messo in vendita.</p>
<h2>Poi arriva la DoP. E cambia ancora la domanda</h2>
<p>La Dichiarazione di Prestazione, DoP, appartiene a un piano differente.</p>
<p>Nel quadro del Regolamento prodotti da costruzione 305/2011, quando un prodotto è coperto da una norma armonizzata oppure è conforme a una Valutazione Tecnica Europea rilasciata per quel prodotto, il fabbricante redige la dichiarazione di prestazione secondo le regole previste. La DoP esprime le prestazioni rispetto alle caratteristiche essenziali previste dalla specifica tecnica applicabile. <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2011/305/2024-11-17/eng?" target="_blank" rel="noopener">Eur-Lex</a></p>
<p>Quindi:</p>
<ul>
<li>la scheda tecnica racconta come il produttore intende utilizzare e descrivere il materiale;</li>
<li>la SDS può fornire elementi importanti sulla composizione e sulla gestione della miscela;</li>
<li>la DoP formalizza determinate prestazioni secondo il quadro tecnico armonizzato applicabile.</li>
</ul>
<p>Sono documenti differenti perché rispondono a domande differenti. Leggere soltanto quello che ci piace di più è certamente più rapido, ma non è esattamente la definizione di approfondimento tecnico.</p>
<h2>Dal 2026 c’è anche la DoPC: attenzione a non usare sigle come figurine</h2>
<p>Nel frattempo il quadro europeo è cambiato. Il Regolamento (UE) 2024/3110, entrato nel nuovo regime applicativo, introduce la <strong>Dichiarazione di Prestazione e di Conformità, DoPC</strong>. L’articolo 15 stabilisce che essa esprima le prestazioni dei prodotti rispetto alle caratteristiche essenziali previste dalle pertinenti specifiche tecniche armonizzate o dal documento di valutazione europea applicabile. <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/it/ALL/?uri=CELEX%3A32024R3110&amp;" target="_blank" rel="noopener">Eur-Lex</a></p>
<p>La Commissione europea chiarisce però che il CPR 2011 e il CPR 2024 continueranno a coesistere per un periodo significativo, perché le famiglie di prodotti migreranno progressivamente verso il nuovo quadro. Il CPR 2024 è pienamente applicabile dal 7 gennaio 2026, mentre il precedente regolamento continuerà a produrre effetti durante la transizione fino alla progressiva migrazione delle famiglie di prodotto. <a href="https://single-market-economy.ec.europa.eu/sectors/construction/construction-products-regulation-cpr/cpr-2024-revision_en?" target="_blank" rel="noopener">Mercato Interno e PMI</a></p>
<p>Questo significa che nei prossimi anni incontreremo ancora DoP riferite al vecchio sistema e DoPC riferite al nuovo. Non serve quindi fare la collezione delle sigle. Serve sapere quale documento dovrebbe esistere per quel prodotto e che cosa possiamo realmente ricavarne.</p>
<h2>La marcatura CE non conferisce il dono dell’onniscienza al materiale</h2>
<p>Altro equivoco frequente: il prodotto ha la marcatura CE, dunque è adatto. Adatto a cosa?</p>
<p>Nel quadro CPR, la marcatura CE segue la dichiarazione delle prestazioni e il relativo sistema di valutazione applicabile. La Commissione precisa che permette al prodotto di circolare nel mercato unico secondo regole armonizzate e indica la responsabilità del produttore rispetto alle prestazioni dichiarate. <a href="https://single-market-economy.ec.europa.eu/sectors/construction/construction-products-regulation-cpr/ce-marking-and-declaration-performance-and-conformity_en?" target="_blank" rel="noopener">Mercato Interno e PMI</a></p>
<p>Non certifica che quella malta sia perfetta per il muro del signor Rossi, che quell’impermeabilizzante sia compatibile con una parete contaminata o che quell’intonaco possa sostituire senza verifica quello prescritto nel progetto.</p>
<p>La CE non è una consulenza tecnica incorporata nella confezione. È il progettista che deve stabilire se le prestazioni dichiarate siano quelle necessarie per l’uso previsto nell’edificio reale, la denominazione non è sufficiente per stabilire la <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/risanamento-muri-pietra-malta-protettivo/">compatibilità con una muratura</a>.</p>
<h2>E se non c’è una norma armonizzata?</h2>
<p>Nemmeno qui la risposta è semplicemente “allora il prodotto non va bene”.</p>
<p>Per i prodotti non coperti da una specifica armonizzata può esistere, quando ricorrono le condizioni previste, il percorso volontario EOTA attraverso un <strong>European Assessment Document</strong> e una <strong>European Technical Assessment, ETA</strong>. La Commissione descrive l’ETA come la valutazione tecnica attraverso la quale vengono espresse le prestazioni del prodotto rispetto all’uso previsto; nel nuovo CPR la via EOTA continua a essere prevista per prodotti che non ricadono nelle pertinenti specifiche armonizzate. <a href="https://single-market-economy.ec.europa.eu/sectors/construction/construction-products-regulation-cpr/voluntary-ce-marking-eota-route_en?prefLang=ro&amp;" target="_blank" rel="noopener">Mercato Interno e PMI</a></p>
<p>Quindi l’assenza della stessa documentazione per due prodotti non significa automaticamente che uno sia migliore dell’altro. Prima bisogna capire a quale regime appartengano.</p>
<p>L’edilizia è già abbastanza complicata senza aggiungere il gioco “chi ha più PDF vince”.</p>
<h2>Due prodotti “simili” diventano equivalenti solo dopo il confronto, non prima</h2>
<p>Questo è il punto più importante per il cantiere.</p>
<p>Quando in un <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/come-progettare-piano-risanamento-umidita/"><strong>piano di risanamento</strong></a> viene indicato un materiale sulla base di determinate caratteristiche, sostituirlo con un altro perché “è uguale” significa fare un’affermazione tecnica. E le affermazioni tecniche, possibilmente, dovrebbero avere dietro qualcosa di più del parere del bancone del magazzino.</p>
<p>Può cambiare il legante. Possono cambiare assorbimento, adesione, resistenza, ritiro, permeabilità, spessori, preparazione del supporto, tempi di maturazione e condizioni applicative. Può cambiare persino la funzione reale che interessa al nostro progetto pur restando identica la categoria commerciale.</p>
<p>La sostituzione può essere corretta e, in molti casi, non presenta alcun problema. Ma l’equivalenza va verificata rispetto alla <strong>prestazione che aveva determinato la prescrizione originaria</strong>.</p>
<p>Altrimenti non stiamo sostituendo un prodotto con un equivalente. Stiamo semplicemente sostituendo un prodotto.</p>
<p>La lingua italiana consente entrambe le frasi. La tecnica, purtroppo, fa qualche distinzione in più.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3659 size-large" title="Percorso dalla diagnosi alla scelta del materiale nel piano di risanamento" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/10/La-scelta-del-prodotto-viene-dopo-la-diagnosi-1024x768.png" alt="Percorso dalla diagnosi alla scelta del materiale nel piano di risanamento" width="1024" height="768" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/10/La-scelta-del-prodotto-viene-dopo-la-diagnosi-1024x768.png 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/10/La-scelta-del-prodotto-viene-dopo-la-diagnosi-300x225.png 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/10/La-scelta-del-prodotto-viene-dopo-la-diagnosi-768x576.png 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/10/La-scelta-del-prodotto-viene-dopo-la-diagnosi.png 1448w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2>Anche le indicazioni di posa devono essere lette con il supporto davanti agli occhi</h2>
<p>Le schede tecniche contengono naturalmente indicazioni applicative e devono essere rispettate. Il fatto che siano scritte, però, non elimina la necessità di interpretarle rispetto alla costruzione sulla quale si interviene.</p>
<p>Una muratura satura d’acqua non si comporta come una muratura asciutta. Un mattone molto poroso non equivale a un supporto compatto. Una parete regolare non equivale a un pietrame con cavità. La stessa operazione può quindi produrre effetti differenti in funzione del materiale e delle condizioni iniziali.</p>
<p>Ho incontrato nel tempo diverse indicazioni applicative che, prese alla lettera e trasferite indiscriminatamente su qualsiasi costruzione, meritano almeno qualche domanda in più. Due di questi casi saranno oggetto di un approfondimento separato, perché il tema richiede di entrare nella fisica e nella chimica del supporto e non può essere liquidato con una battuta contro una scheda tecnica.</p>
<p>Qui è sufficiente fissare un principio: <strong>la corretta applicazione di un prodotto non rende automaticamente corretta la scelta di quel prodotto</strong>.</p>
<p>È una distinzione elementare, ma a giudicare da certi cantieri continua ad avere una discreta carriera davanti a sé.</p>
<h2>Scheda tecnica, SDS e DoP non competono tra loro</h2>
<p>Chiedersi quale sia “il documento migliore” ha poco senso. Se devo conoscere le condizioni di posa e le prestazioni dichiarate dal fabbricante, parto dalla scheda tecnica.</p>
<p>Se devo approfondire gli ingredienti che devono essere dichiarati secondo il quadro REACH e le caratteristiche della miscela ai fini della sicurezza, consulto la SDS.</p>
<p>Se devo verificare le prestazioni formalmente dichiarate secondo la specifica tecnica armonizzata applicabile, cerco la DoP o la DoPC.</p>
<p>Se siamo nel percorso EOTA, esamino anche ETA ed EAD pertinenti. E se il progetto lo richiede, posso avere bisogno di ulteriori verifiche, prove o confronti specialistici.</p>
<p>La documentazione non serve a riempire una cartella sul computer. Serve a rispondere alle domande che il progetto pone.</p>
<h2>Il problema non è il prodotto. È scegliere il prodotto prima della diagnosi</h2>
<p>Alla fine si torna sempre allo stesso punto, nel risanamento non dovrebbe essere il catalogo a decidere che cosa abbia il muro.</p>
<p><a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/diagnosi-umidita-edifici-metodo-tecnico/"><strong>Prima si identifica la patologia</strong></a>, si ricostruiscono le cause e si stabiliscono le prestazioni richieste. Solo a quel punto ha senso confrontare i materiali disponibili e capire quale documentazione sostenga davvero la scelta.</p>
<p>Fare il contrario è sicuramente più veloce: si prende il prodotto, si legge per quali problemi viene consigliato e poi si cerca di convincersi che il nostro edificio abbia proprio quel problema.</p>
<p>È un metodo comodissimo, per chi vende il prodotto. Molto meno per chi dovrà pagare una seconda volta il risanamento se la prima diagnosi era soltanto il titolo di una confezione.</p>
<h2>Domande frequenti</h2>
<h3>La scheda tecnica contiene tutta la composizione del prodotto?</h3>
<p>No. La scheda tecnica descrive prevalentemente caratteristiche, impieghi, prestazioni e condizioni applicative dichiarate dal produttore. Per ottenere ulteriori informazioni sulla miscela può essere utile consultare anche la SDS, tenendo presente che neppure la Scheda Dati di Sicurezza costituisce necessariamente la formulazione completa.</p>
<h3>La SDS è utile soltanto per la sicurezza dell’operatore?</h3>
<p>La sicurezza costituisce la sua funzione normativa fondamentale, ma le informazioni sugli ingredienti che devono essere dichiarati e sulle relative concentrazioni possono avere interesse anche nella valutazione tecnica di un materiale. Due prodotti definiti “a base di calce” sono equivalenti?</p>
<p>No, non per questa sola definizione. Possono contenere leganti, additivi e componenti differenti e avere prestazioni diverse. L’equivalenza deve essere valutata rispetto alle caratteristiche necessarie allo specifico intervento.</p>
<h3>Che differenza c’è tra DoP e DoPC?</h3>
<p>La DoP appartiene al sistema introdotto dal CPR 305/2011. Il nuovo CPR 2024/3110 introduce la Dichiarazione di Prestazione e di Conformità, DoPC. Durante la fase di transizione i due sistemi coesistono in funzione delle famiglie di prodotti e delle specifiche applicabili.</p>
<h3>Un prodotto con marcatura CE è automaticamente adatto al risanamento?</h3>
<p>No. La marcatura CE riguarda il quadro armonizzato e le prestazioni dichiarate del prodotto; non sostituisce la valutazione della sua compatibilità con il supporto e con l’uso previsto nello specifico edificio.</p>
<h3>Un prodotto può essere sostituito con un altro indicato come “similare”?</h3>
<p>Può essere sostituito quando il confronto tecnico dimostra che le caratteristiche rilevanti per il progetto sono compatibili. La stessa destinazione commerciale, da sola, non dimostra l’equivalenza.</p>
<h2>Fonti e riferimenti</h2>
<p><strong>European Chemicals Agency – ECHA.</strong> Documentazione ufficiale sulle Schede Dati di Sicurezza nel quadro REACH, sulla struttura delle SDS e sulla comunicazione delle informazioni relative a sostanze e miscele. <a href="https://echa.europa.eu/it/guidance-documents/guidance-on-reach?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">ECHA</a><br />
<a href="https://echa.europa.eu/it/guidance-documents/guidance-on-reach?" target="_blank" rel="noopener">ECHA – documenti di orientamento REACH e SDS</a></p>
<p><strong>Regolamento (UE) 2024/3110 del Parlamento europeo e del Consiglio</strong>, relativo alle norme armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione. L’articolo 15 disciplina il contenuto della Dichiarazione di Prestazione e di Conformità. <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/it/ALL/?uri=CELEX%3A32024R3110&amp;" target="_blank" rel="noopener">Eur-Lex</a><br />
<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32024R3110&amp;" target="_blank" rel="noopener">Regolamento UE 2024/3110 – EUR-Lex</a></p>
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		<title>Chi decide davvero se un risanamento ha funzionato? Controlli, tempi e risultati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Stevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 19:15:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diagnosi dell'umidità]]></category>
		<category><![CDATA[asciugatura murature]]></category>
		<category><![CDATA[collaudo umidità]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi umidità]]></category>
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		<category><![CDATA[muri umidi]]></category>
		<category><![CDATA[patologia edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[Piano di risanamento]]></category>
		<category><![CDATA[risanamento umidità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un risanamento non ha funzionato soltanto perché il cantiere è terminato, la parete è stata ritinteggiata o per qualche settimana non compaiono nuove macchie. Quello è il momento in cui l’opera è stata completata, non necessariamente quello in cui il risultato è stato verificato. La differenza è sostanziale. Se il piano di risanamento nasce da &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un risanamento non ha funzionato soltanto perché il cantiere è terminato, la parete è stata ritinteggiata o per qualche settimana non compaiono nuove macchie. Quello è il momento in cui l’opera è stata completata, non necessariamente quello in cui il risultato è stato verificato.</p>
<p>La differenza è sostanziale. Se il <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/come-progettare-piano-risanamento-umidita/">piano di risanamento</a> nasce da una diagnosi, anche la verifica finale deve essere progettata rispetto alla causa individuata. Un’infiltrazione meteorica, una perdita impiantistica, una condensa o una muratura ancora carica d’acqua dopo la rimozione della causa non possono essere controllate nello stesso modo e soprattutto non negli stessi tempi.</p>
<p>Per questo considero il collaudo una parte del progetto, non un controllo aggiunto quando tutto è già stato ricostruito.</p>
<h2>La verifica deve essere progettata prima dell’intervento</h2>
<p>Il momento migliore per stabilire come capire se il lavoro ha funzionato è prima di iniziarlo.</p>
<p>Nel piano di risanamento possono essere previste fasi intermedie nelle quali il lavoro viene temporaneamente fermato e verificato prima di procedere con lo strato o con la lavorazione successiva. In situazioni semplici può essere sufficiente un controllo mirato; negli edifici più complessi può invece essere utile lasciare punti accessibili oppure prevedere sistemi di verifica intermedi capaci di evidenziare se la patologia sia ancora attiva.</p>
<p>Non entro volutamente nel dettaglio di queste procedure. Nel corso degli anni ho sviluppato diversi sistemi di controllo e materiali sentinella utilizzati in funzione della patologia da verificare. Il principio, però, è semplice: <strong>se esiste ancora un dubbio, è preferibile costruire nel processo un modo per verificarlo prima di chiudere definitivamente la muratura.</strong></p>
<p>Questo approccio è particolarmente utile negli edifici complessi, dove alcune informazioni possono rimanere incomplete anche dopo una diagnosi molto approfondita. Nei centri storici, per esempio, possono esserci murature condivise, impianti modificati nel tempo, scarichi dei quali non si conosce perfettamente il tracciato o quote e pendenze influenzate dagli edifici confinanti.</p>
<p>In questi casi pretendere di conoscere tutto prima di aprire il cantiere può essere poco realistico. È più corretto progettare anche la possibilità di verificare ciò che emergerà durante il lavoro.</p>
<h2>Il controllo finale da solo può arrivare troppo tardi</h2>
<p>Controllare soltanto a lavori conclusi presenta un problema evidente: se qualcosa non è stato eseguito correttamente, intervenire può richiedere la demolizione di opere appena realizzate.</p>
<p>Per questo il controllo durante il percorso rimane fondamentale anche quando l’obiettivo dell’articolo è la verifica finale. Materiali, tempi di maturazione, preparazione dei supporti e sequenze previste devono corrispondere al piano sul quale verrà poi giudicato il risultato.</p>
<p>Una variante apparentemente modesta può cambiare questa corrispondenza. Utilizzare un prodotto ritenuto “simile”, modificare una sequenza oppure anticipare una lavorazione senza verificarne i tempi tecnici significa che, al momento del collaudo, non stiamo più controllando esattamente il sistema progettato.</p>
<p>Non significa che ogni variante sia vietata. Significa che deve essere valutata prima dell’esecuzione e documentata.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3650 size-large" title="Verifica strumentale della muratura dopo un intervento contro l’umidità" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Verifica-strumentale-della-muratura-dopo-un-intervento-contro-lumidita-1024x823.jpeg" alt="" width="1024" height="823" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Verifica-strumentale-della-muratura-dopo-un-intervento-contro-lumidita-1024x823.jpeg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Verifica-strumentale-della-muratura-dopo-un-intervento-contro-lumidita-300x241.jpeg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Verifica-strumentale-della-muratura-dopo-un-intervento-contro-lumidita-768x617.jpeg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Verifica-strumentale-della-muratura-dopo-un-intervento-contro-lumidita.jpeg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2>Quanto tempo serve per capire se il problema è risolto?</h2>
<p>Non esiste un tempo unico valido per tutti gli interventi.</p>
<p>Alcuni fenomeni possono essere verificati subito dopo un evento significativo. Se il problema riguardava un ingresso di acqua meteorica, una precipitazione intensa può costituire una condizione particolarmente utile per verificare il comportamento del sistema corretto. Se erano coinvolte linee di scarico, può essere importante osservare il fabbricato quando queste vengono sottoposte alle condizioni che in precedenza generavano il problema.</p>
<p>In altri casi il fattore determinante è l’asciugatura dei materiali. Una muratura può continuare a contenere acqua anche dopo che la causa è stata eliminata. Historic England distingue proprio la rimozione della causa dall’asciugatura successiva e raccomanda il monitoraggio delle condizioni per stabilire quando il materiale abbia raggiunto un equilibrio compatibile con il suo utilizzo</p>
<p>Anche il National Park Service sottolinea che i problemi complessi di umidità possono richiedere periodi prolungati di osservazione e, in alcuni casi, perfino il confronto con variazioni stagionali. Questo non significa aspettare quattro stagioni per qualunque intervento, ma evitare di fissare un termine arbitrario quando il comportamento dell’edificio dipende proprio dalle condizioni climatiche. <a href="https://www.nps.gov/orgs/1739/upload/preservation-brief-39-controlling-moisture.pdf?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Servizio Nazionale Parchi</a></p>
<h2>Acqua residua o causa ancora attiva?</h2>
<p>Questa è una delle domande più importanti dopo il risanamento.</p>
<p>Una muratura che rimane umida non dimostra automaticamente che il lavoro abbia fallito. Se l’apporto è stato eliminato, può essere presente acqua residua che deve ancora essere dispersa. Al contrario, una superficie che appare asciutta per qualche settimana non dimostra automaticamente che la causa sia stata eliminata.</p>
<p>La distinzione richiede di tornare alla diagnosi originaria e chiedersi che cosa dovrebbe accadere se quella causa fosse realmente stata interrotta.</p>
<p>Quando si tratta di infiltrazioni o apporti provenienti dalla muratura, la verifica può richiedere osservazioni anche in profondità e il confronto con lo stato dei materiali. Non considero invece i sali come una prova decisiva di successo o fallimento. Possono essere una spia utile, ma la loro presenza può derivare da contaminazioni pregresse e continuare a manifestarsi anche dopo la cessazione dell’apporto d’acqua.</p>
<p>Historic England richiama proprio la necessità di interpretare le misurazioni dell’umidità e il comportamento dei materiali all’interno del contesto complessivo dell’edificio, evitando di trasformare un singolo dato strumentale in una conclusione autonoma. <a href="https://historicengland.org.uk/images-books/publications/assessing-damp-historic-buildings/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Historic England</a></p>
<h2>Il comportamento dell’edificio può essere parte della patologia</h2>
<p>Non tutti i problemi che compaiono dopo un intervento dimostrano un difetto dell’opera. Un ambiente utilizzato saltuariamente, non riscaldato durante l’inverno oppure caratterizzato da produzione elevata di vapore può sviluppare condizioni favorevoli alla condensazione anche quando non esiste un nuovo ingresso d’acqua attraverso la muratura.</p>
<p>In questi casi il controllo deve distinguere il comportamento dell’edificio da una nuova infiltrazione. Temperatura, umidità relativa, ventilazione e utilizzo degli ambienti possono diventare parte della verifica.</p>
<p>Il principio vale soprattutto per le muffe e per i fenomeni condensativi. Non avrebbe senso giudicare un intervento impermeabile come fallito perché successivamente l’ambiente viene mantenuto per mesi in condizioni che producono condensa sulle superfici.</p>
<p>La verifica deve quindi confrontare ciò che accade con la patologia che il risanamento era stato progettato per correggere.</p>
<h2>Gli eventi importanti possono diventare prove naturali</h2>
<p>Alcune verifiche acquistano maggiore significato quando l’edificio viene sottoposto alle condizioni che in passato generavano il problema.</p>
<p>Una forte precipitazione, il sovraccarico di una linea di smaltimento oppure un periodo particolarmente freddo possono costituire occasioni di controllo molto più utili di una semplice ispezione eseguita in condizioni favorevoli.</p>
<p>Questo non significa aspettare passivamente l’evento. Quando possibile, il piano deve prevedere controlli programmati e punti di osservazione accessibili.</p>
<p>In alcuni interventi può essere utile lasciare un accesso ispezionabile all’interno di una determinata zona, utilizzando per esempio spazi tecnici già compatibili con la costruzione. L’obiettivo non è riempire l’edificio di aperture, ma evitare di rendere completamente inaccessibile un punto che potrebbe essere importante durante le verifiche successive.</p>
<h2>Gli strumenti servono, ma devono rispondere alla domanda corretta</h2>
<p>Non esiste uno strumento che possa dichiarare da solo che un <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/strumenti-non-bastano-diagnosi-umidita/">risanamento è riuscito</a>.</p>
<p>Igrometri, termografia, endoscopia, campionamenti, prove di assorbimento e osservazione diretta rispondono a domande differenti. Una termografia può evidenziare anomalie termiche, un campionamento può fornire informazioni sul contenuto d’acqua di una porzione della muratura, un’endoscopia permette di osservare alcune condizioni interne.</p>
<p>La verifica diventa affidabile quando queste informazioni vengono confrontate con ciò che il piano prevedeva di ottenere.</p>
<p>Historic England dedica un’intera guida proprio all’interpretazione e ai limiti delle tecniche di misura dell’umidità, sottolineando che il monitoraggio deve essere letto all’interno del comportamento complessivo dell’edificio. <a href="https://historicengland.org.uk/images-books/publications/assessing-damp-historic-buildings/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Historic England</a></p>
<p>Per questo il controllo non dovrebbe iniziare chiedendo “quanto segna lo strumento?”, ma “quale condizione stiamo cercando di verificare?”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3648 size-large" title="Controllo intermedio prima della chiusura delle lavorazioni di risanamento verifica risanamento umidità" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Verifica-del-risultato-dopo-il-risanamento-1024x733.jpg" alt="verifica risanamento umidità" width="1024" height="733" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Verifica-del-risultato-dopo-il-risanamento-1024x733.jpg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Verifica-del-risultato-dopo-il-risanamento-300x215.jpg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Verifica-del-risultato-dopo-il-risanamento-768x549.jpg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Verifica-del-risultato-dopo-il-risanamento-1536x1099.jpg 1536w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Verifica-del-risultato-dopo-il-risanamento-2048x1465.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2>Il risultato va definito prima di poterlo collaudare</h2>
<p>Un problema molto frequente è utilizzare la parola “risolto” senza avere definito che cosa significhi.</p>
<p>Se l’obiettivo era eliminare l’ingresso di acqua meteorica, il controllo dovrà verificare quella funzione. Se il problema riguardava un sistema di scarico, dovrà essere verificato il suo comportamento. Se la causa era condensativa, il criterio riguarderà le condizioni termoigrometriche che permettevano la formazione dell’acqua.</p>
<p>Per le murature che devono ancora asciugarsi, invece, il risultato può essere progressivo.</p>
<p>Historic England utilizza un concetto particolarmente utile: l’edificio deve essere “dry for the purpose”, cioè raggiungere un equilibrio di umidità compatibile con il proprio utilizzo e con i materiali, piuttosto che inseguire un valore astratto identico per qualsiasi costruzione. <a href="https://historicengland.org.uk/advice/technical-advice/flooding-and-historic-buildings/repair-and-emergency-works/drying/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Historic England</a></p>
<p>Questo criterio è particolarmente importante negli edifici storici e nelle murature massicce, dove pretendere un valore uniforme indipendentemente dalla natura dei materiali può portare a interpretazioni sbagliate.</p>
<h2>La diagnosi e il collaudo sono due parti dello stesso lavoro</h2>
<p>La <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/diagnosi-umidita-edifici-metodo-tecnico/">diagnosi</a> stabilisce quale fenomeno deve essere corretto. Il piano di risanamento definisce come intervenire. Il controllo verifica se l’obiettivo sia stato raggiunto.</p>
<p>Separare completamente queste tre fasi significa perdere il filo logico del lavoro.</p>
<p>Per questo preferisco impostare già nella progettazione le verifiche necessarie e lasciare al tecnico incaricato della direzione dei lavori indicazioni chiare sui passaggi che devono essere controllati prima di procedere. Quando una direzione lavori non è presente, diventa ancora più importante che il committente comprenda quali verifiche non possano essere saltate.</p>
<p>Il controllo finale rimane importante, ma non dovrebbe essere il primo momento nel quale qualcuno si domanda se ciò che è stato realizzato corrisponda realmente al progetto.</p>
<figure id="attachment_3649" aria-describedby="caption-attachment-3649" style="width: 702px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3649 size-full" title="“Applicazione di materiale sacrificiale per il controllo diagnostico di umidità e infiltrazioni prima del ripristino definitivo" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Una-lavorazione-ancora-accessibile-prima-della-ricostruzione-finale.jpeg" alt="verifica risanamento umidità" width="702" height="468" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Una-lavorazione-ancora-accessibile-prima-della-ricostruzione-finale.jpeg 702w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Una-lavorazione-ancora-accessibile-prima-della-ricostruzione-finale-300x200.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 702px) 100vw, 702px" /><figcaption id="caption-attachment-3649" class="wp-caption-text">La foto mostra un intervento eseguito mediante l’applicazione di un materiale sacrificiale, utilizzato in una fase intermedia della lavorazione con funzione prevalentemente diagnostica e di controllo. La tipologia di materiale impiegato deve essere scelta in funzione della patologia edilizia presunta e del fenomeno che si intende verificare, distinguendo, ad esempio, tra possibili perdite da impianti, infiltrazioni, umidità proveniente dal terreno o altri meccanismi di apporto idrico. Il principio consiste nel realizzare uno strato temporaneo capace di evidenziare l’eventuale persistenza o ricomparsa del fenomeno prima di procedere con le ricostruzioni e le finiture definitive. Questa fase consente inoltre di rendere manifeste anomalie o ulteriori patologie che, nello stato precedente dell’opera, potevano risultare non visibili o mascherate dai materiali esistenti.</figcaption></figure>
<h2>Un risanamento non si giudica dalla parete appena tinteggiata</h2>
<p>Il risultato estetico può essere perfetto e la patologia ancora presente. Può accadere anche il contrario: la causa può essere stata eliminata mentre la muratura conserva ancora acqua e manifestazioni residue che necessitano tempo per stabilizzarsi.</p>
<p>Per questo considero pericoloso sia dichiarare troppo presto che un intervento abbia funzionato, sia considerarlo fallito soltanto perché il supporto non si è ancora asciugato completamente.</p>
<p>La verifica deve confrontare la causa iniziale, ciò che è stato realmente eseguito, il comportamento della muratura nel tempo e le condizioni nelle quali il problema si manifestava.</p>
<p><strong>Un risanamento può essere definito riuscito soltanto quando il risultato verificato corrisponde all’obiettivo che era stato progettato.</strong></p>
<h2>Domande frequenti</h2>
<h3>Quando si può dire che un risanamento dell’umidità ha funzionato?</h3>
<p>Quando le verifiche previste dimostrano che la causa diagnosticata è stata eliminata o controllata secondo l’obiettivo del progetto. Il semplice miglioramento estetico non è sufficiente.</p>
<h3>Una muratura ancora umida significa che il risanamento è fallito?</h3>
<p>Non necessariamente. Può essere presente acqua residua che deve ancora evaporare. Occorre distinguere l’asciugatura in corso da un nuovo apporto attivo.</p>
<h3>Quanto tempo deve passare prima del controllo finale?</h3>
<p>Dipende dalla patologia, dai materiali e dalle condizioni dell’edificio. Alcuni interventi possono essere verificati dopo eventi significativi, mentre altri richiedono monitoraggi più lunghi o il confronto con condizioni stagionali.</p>
<h3>I sali dimostrano che il problema di umidità è ancora presente?</h3>
<p>Non da soli. Possono rappresentare una traccia utile, ma possono derivare anche da contaminazioni precedenti e continuare a manifestarsi durante l’asciugatura.</p>
<h3>Basta misurare l’umidità con un igrometro?</h3>
<p>No. Ogni strumento misura o stima grandezze specifiche e deve essere interpretato nel contesto della diagnosi. La verifica deve riguardare la causa e il comportamento complessivo della muratura.</p>
<h3>Perché sono utili i controlli intermedi?</h3>
<p>Perché permettono di verificare alcune condizioni prima che vengano coperte dalle lavorazioni successive. Se un problema viene scoperto soltanto a opera conclusa, la correzione può richiedere nuove demolizioni.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/come-verificare-risanamento-umidita/">Chi decide davvero se un risanamento ha funzionato? Controlli, tempi e risultati</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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		<title>Risanamento dei muri in pietra: perché malta e protettivo non si scelgono dal catalogo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Stevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 19:06:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diagnosi dell'umidità]]></category>
		<category><![CDATA[compatibilità delle malte]]></category>
		<category><![CDATA[controllo dei lavori]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi dell'umidità]]></category>
		<category><![CDATA[idrofobizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[malte di calce]]></category>
		<category><![CDATA[murature in sasso]]></category>
		<category><![CDATA[patologia edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[protettivi per pietra]]></category>
		<category><![CDATA[risanamento muri in pietra]]></category>
		<category><![CDATA[ristilatura dei giunti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il risanamento dei muri in pietra non comincia dalla scelta di una malta e non si conclude applicando un protettivo trasparente. Nel mio lavoro, prima di prescrivere questi materiali, devo chiarire che cosa sta accadendo alla muratura, quali parti conservano la loro funzione e quali lavorazioni siano effettivamente compatibili con l’edificio. La richiesta iniziale è &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/risanamento-muri-pietra-malta-protettivo/">Risanamento dei muri in pietra: perché malta e protettivo non si scelgono dal catalogo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="1693" data-end="2037">Il risanamento dei muri in pietra non comincia dalla scelta di una malta e non si conclude applicando un protettivo trasparente. Nel mio lavoro, prima di prescrivere questi materiali, devo chiarire che cosa sta accadendo alla muratura, quali parti conservano la loro funzione e quali lavorazioni siano effettivamente compatibili con l’edificio.</p>
<p data-start="2039" data-end="2361">La richiesta iniziale è spesso comprensibile: recuperare le fughe, impedire che la parete produca polvere, conservare la pietra a vista oppure eliminare l’umidità. Il problema nasce quando questa richiesta viene tradotta direttamente nel nome di un prodotto, saltando la valutazione del supporto e delle cause del degrado.</p>
<p data-start="2363" data-end="2517">Una scheda tecnica descrive le prestazioni di un materiale. Non dimostra che quel materiale sia la soluzione corretta per il muro che abbiamo davanti.</p>
<h2 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-section-id="18zdp8p" data-start="2519" data-end="2620">La valutazione strutturale non è un passaggio facoltativo quando si modifica l’equilibrio del muro</h2>
<p data-start="2622" data-end="3049">Quando le lavorazioni possono interessare l’ingranamento delle pietre, la malta interna o i collegamenti della muratura, nel mio metodo la valutazione dell’ingegnere strutturista diventa parte integrante del piano di risanamento. Individuare la patologia e proporre una lavorazione non significa poter decidere autonomamente quanto materiale rimuovere o come intervenire su elementi che partecipano alla stabilità della parete.</p>
<p data-start="3051" data-end="3602">La compatibilità strutturale deve essere valutata dal professionista abilitato responsabile di quella parte del progetto. Le sue prescrizioni devono essere rispettate da chi esegue i lavori e non possono essere modificate informalmente perché un’altra soluzione sembra più rapida. Il coinvolgimento di competenze diverse è coerente anche con i principi ICOMOS per la conservazione strutturale del patrimonio architettonico, che richiamano un approccio multidisciplinare fondato sulla conoscenza della costruzione.</p>
<p data-start="2363" data-end="2517">Questo coordinamento non sostituisce le autorizzazioni richieste. Per i beni culturali tutelati, le opere sono soggette alla disciplina dell’articolo 21 del D.Lgs. 42/2004; devono inoltre essere verificati gli eventuali ulteriori vincoli e procedimenti applicabili al caso. Le richieste estetiche del committente fanno parte del progetto, ma non prevalgono sulla conservazione del bene o sulle prescrizioni autorizzative.</p>
<h2 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-section-id="12rj6yd" data-start="4065" data-end="4122">Prima della nuova malta va conosciuta quella esistente</h2>
<p data-start="4124" data-end="4603">La malta visibile sulla facciata non rappresenta necessariamente quella presente nello spessore del muro. Nelle murature con riempimento irregolare, l’acqua può impoverire il nucleo e favorire la formazione di cavità o assestamenti: una buona finitura esterna non ricostruisce automaticamente queste parti. Historic England richiama espressamente tale vulnerabilità e la necessità di coinvolgere professionisti qualificati nelle riparazioni.</p>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="4605" data-end="5029">Nelle mie indagini, quando necessario e compatibile con la struttura, utilizzo ispezioni endoscopiche e prelievi anche in profondità. L’obiettivo è osservare le porzioni raggiungibili, valutare la consistenza dei leganti e orientare gli approfondimenti. Non significa perforare sistematicamente ogni parete fino al centro: posizione, quantità e profondità delle verifiche devono rispondere a una domanda diagnostica precisa.</p>
<p data-start="5031" data-end="5349">A queste osservazioni affianco l’esame dei campioni, la microscopia e le analisi chimiche pertinenti. <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/strumenti-non-bastano-diagnosi-umidita/"><strong data-start="5133" data-end="5212">Gli strumenti diagnostici non sostituiscono l’interpretazione dei risultati</strong>:</a> il deposito osservato in una cavità, per esempio, non identifica da solo la composizione del contaminante né la provenienza dell’acqua.</p>
<p data-start="5351" data-end="5758">La presenza di sali merita attenzione quando viene effettivamente riscontrata. Alcuni possono aumentare l’assorbimento di umidità dall’aria anche dopo la cessazione dell’apporto che li aveva trasportati; altri problemi riguardano la loro cristallizzazione nei materiali. Eliminare un deposito superficiale non dimostra quindi di avere risolto la contaminazione interna,</p>
<figure id="attachment_3627" aria-describedby="caption-attachment-3627" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3627 size-large" title="Sonda endoscopica inserita in una parete con intonaco degradato durante un’indagine" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Endoscopia-durante-la-diagnosi-della-muratura-1024x768.jpeg" alt="Ispezione della stratigrafia interna della muratura" width="1024" height="768" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Endoscopia-durante-la-diagnosi-della-muratura-1024x768.jpeg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Endoscopia-durante-la-diagnosi-della-muratura-300x225.jpeg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Endoscopia-durante-la-diagnosi-della-muratura-768x576.jpeg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Endoscopia-durante-la-diagnosi-della-muratura-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Endoscopia-durante-la-diagnosi-della-muratura.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-3627" class="wp-caption-text">L’endoscopia consente di osservare le porzioni raggiungibili della stratigrafia e orientare eventuali prelievi. Il riscontro locale deve essere interpretato insieme alle altre informazioni diagnostiche.</figcaption></figure>
<h2 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-section-id="1xbhmk6" data-start="5760" data-end="5822">La malta giusta non è necessariamente quella più resistente</h2>
<p data-start="5824" data-end="6243">La scelta della nuova malta deve partire dalla funzione che dovrà svolgere e dalla compatibilità con ciò che viene conservato. Nella ristilatura delle murature storiche, il National Park Service mette in guardia dall’assumere che maggiore durezza o resistenza equivalgano a maggiore idoneità. Ricorda inoltre che durezza e permeabilità non sono proprietà automaticamente correlate.</p>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="6245" data-end="6625">Per questo non considero sufficienti definizioni come “consolidante”, “traspirante” o “fibrorinforzata”. Nel progetto devono trovare spazio il comportamento meccanico, l’adesione, il ritiro, il trasporto dell’umidità e le condizioni applicative richieste. Il colore e la finitura hanno importanza, soprattutto sulle superfici a vista, ma non possono sostituire queste valutazioni.</p>
<p data-start="6627" data-end="7019">Anche cercare una malta simile a quella originaria richiede giudizio. Occorre distinguere il materiale storico ancora funzionale da quello degradato e dalle integrazioni successive eventualmente incompatibili. Historic England precisa che l’analisi di un campione esistente non garantisce, da sola, che quel materiale sia originario o ancora appropriato</p>
<p data-start="2363" data-end="2517">La <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/edifici-storici-umidita-restauri-incompatibili/"><strong data-start="7024" data-end="7079">compatibilità dei materiali nelle murature storiche</strong></a> non consiste quindi nel copiare indiscriminatamente ciò che troviamo, ma nel capire quali caratteristiche debbano essere recuperate e quali errori non debbano essere ripetuti.</p>
<h2 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-section-id="18067ac" data-start="7257" data-end="7339">Impermeabilizzare, idrofobizzare e contenere lo spolvero sono obiettivi diversi</h2>
<p data-start="7341" data-end="7855">La parola “protettivo” viene utilizzata per esigenze molto differenti. Un trattamento idrofobizzante mira a ridurre l’assorbimento dell’acqua liquida e può mantenere una significativa permeabilità al vapore; un sistema impermeabilizzante risponde a un’altra funzione. Nessuno dei due coincide automaticamente con un consolidamento superficiale. Questa distinzione è esplicitamente affrontata dal National Park Service nelle indicazioni sui trattamenti delle murature storiche.</p>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="7857" data-end="8203">Nella pratica incontro anche la richiesta di rendere una parete interna antipolvere. È un’esigenza legittima, ma prima di scegliere il trattamento bisogna capire quale materiale si stia disgregando e perché. Non ritengo corretto considerare riuscito l’intervento soltanto perché, subito dopo l’applicazione, la superficie non sporca più al tatto.</p>
<p data-start="8205" data-end="8495">Un’ulteriore cautela riguarda le pietre compatte, come alcuni porfidi o graniti: nel mio criterio di scelta non basta il nome del litotipo per prescrivere o escludere una protezione. Valuto il comportamento effettivo della superficie e, soprattutto, quello dei giunti e delle discontinuità.</p>
<p data-start="8497" data-end="8871">Il principio non è consentire deliberatamente l’ingresso di acqua per farla poi evaporare. È ridurre gli apporti indesiderati senza compromettere l’asciugatura. Un idrofobizzante non ripara giunti mancanti, raccordi difettosi o altre vie di ingresso; applicarlo senza correggere il problema può lasciare invariata la causa dell’umidità.</p>
<h2 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-section-id="1kklxof" data-start="8873" data-end="8945">Il prodotto deve essere valutato nelle condizioni reali dell’edificio</h2>
<p data-start="8947" data-end="9383">La stessa prescrizione non può essere trasferita automaticamente da una parete esterna esposta alla pioggia a una superficie interna, da un ambiente abitato a uno utilizzato saltuariamente. La localizzazione dell’edificio, il clima, il terreno e la costruzione influenzano la scelta delle azioni correttive, come sottolinea il National Park Service nel documento dedicato al controllo dell’umidità.</p>
<p data-start="9385" data-end="9673">Nel mio piano considero quindi l’esposizione alle precipitazioni, il soleggiamento, la ventilazione e l’utilizzo dei locali. Non attribuisco una direzione universale alla pioggia né considero il sole una garanzia di asciugatura: queste condizioni devono essere ricostruite sul fabbricato.</p>
<p data-start="9675" data-end="10103">Prima di decidere il trattamento distinguo anche infiltrazione, condensazione e altri apporti d’acqua. Un prodotto destinato a limitare l’assorbimento meteorico non può essere prescritto come risposta indifferenziata a qualunque parete umida. Allo stesso modo, mantenere la pietra a vista all’interno è un obiettivo da verificare nel progetto, non una prestazione da promettere applicando semplicemente una finitura trasparente.</p>
<h2 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-section-id="b51j49" data-start="10105" data-end="10160">Le campionature servono prima di estendere il lavoro</h2>
<p data-start="10162" data-end="10522">Dopo la scelta progettuale, una campionatura rappresentativa permette di verificare la lavorabilità e la finitura con materiali e tecniche coerenti con il lavoro previsto. Il National Park Service raccomanda che le prove di ristilatura siano eseguite dall’impresa con le stesse modalità destinate al resto dell’intervento.</p>
<p data-start="10524" data-end="10877">Le verifiche devono però essere interpretate entro i loro limiti. Per un trattamento superficiale, una piccola area può evidenziare variazioni di colore o lucentezza, ma non dimostra da sola come asciugherà l’intera parete: gli scambi attraverso le zone circostanti non trattate possono condizionare il risultato.</p>
<p data-start="10879" data-end="11291">È importante anche la protezione durante la maturazione. Le indicazioni del Building Limes Forum richiamano la necessità di proteggere le lavorazioni a calce dalla pioggia diretta, dal gelo e dall’essiccazione accelerata dovuta a sole e vento. Non basta quindi approvare la malta: devono essere adeguate anche le condizioni nelle quali viene applicata e lasciata maturare.</p>
<h2 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-section-id="xoptsu" data-start="11293" data-end="11362">Scoprire l’errore a lavori finiti non equivale ad averlo prevenuto</h2>
<p data-start="11364" data-end="11622">La parte che considero decisiva è la comunicazione durante l’esecuzione. L’operatore deve conoscere non soltanto il materiale prescritto, ma anche il risultato atteso, i limiti della lavorazione e i passaggi da confrontare con il tecnico prima di proseguire.</p>
<p data-start="11624" data-end="12073">Il mio obiettivo non è arrivare a fine cantiere con uno strumento per cercare l’errore. È accompagnare l’impresa, chiarire le prescrizioni e discutere le condizioni impreviste quando possono ancora essere affrontate senza demolire quanto appena realizzato. Anche il supporto tecnico del produttore può essere utile, purché rimanga riferito alle caratteristiche e alle condizioni d’impiego del materiale e non sostituisca la conoscenza dell’edificio.</p>
<p data-start="12075" data-end="12428">Questa impostazione trova un riferimento nei principi ICOMOS: i punti 3.19–3.22 prevedono controlli durante l’esecuzione, verifiche successive e conservazione della documentazione. Si tratta di un riferimento metodologico internazionale, non di una norma italiana da applicare indistintamente a ogni manutenzione.</p>
<p data-start="12430" data-end="12864">Una prescrizione operativa dovrebbe quindi individuare i momenti nei quali verificare il lavoro prima che venga esteso o coperto. È una scelta particolarmente importante quando un’eventuale rimozione correttiva rischierebbe di danneggiare i materiali conservati. Le indicazioni sulla ristilatura richiamano proprio i danni che tecniche o materiali inappropriati possono provocare alla muratura.</p>
<p data-start="12866" data-end="13063">Tecnico e operatore devono lavorare in modo coordinato, mantenendo chiare le rispettive responsabilità. La collaborazione non riduce il controllo: permette di esercitarlo quando è ancora utile.</p>
<figure id="attachment_3628" aria-describedby="caption-attachment-3628" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3628 size-large" title="Parete interna in pietrame irregolare con giunti e malte esposti dopo la rimozione dell’intonaco" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Muratura-controterra-durante-lindagine-1024x768.jpg" alt="Muratura in pietra durante la valutazione del supporto" width="1024" height="768" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Muratura-controterra-durante-lindagine-1024x768.jpg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Muratura-controterra-durante-lindagine-300x225.jpg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Muratura-controterra-durante-lindagine-768x576.jpg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Muratura-controterra-durante-lindagine-1536x1152.jpg 1536w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Muratura-controterra-durante-lindagine-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-3628" class="wp-caption-text">La muratura esposta permette di osservare la tessitura superficiale. Le condizioni riscontrate orientano il progetto, ma non autorizzano a estendere automaticamente la stessa lavorazione a tutte le pareti.</figcaption></figure>
<h2 data-section-id="1qriito" data-start="13065" data-end="13128">La diagnosi serve a decidere, non a giustificare un prodotto</h2>
<p data-start="13130" data-end="13428">Una <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/diagnosi-umidita-edifici-metodo-tecnico/"><strong data-start="13134" data-end="13159">diagnosi dell’umidità</strong></a> deve portare a decisioni comprensibili: quali cause affrontare, quali materiali conservare, quali lavorazioni eseguire e quali verifiche prevedere. Nel mio metodo il risultato non è una lista di prodotti, ma un piano nel quale ogni intervento ha una funzione motivata.</p>
<p data-start="13430" data-end="13854">Il controllo finale rimane necessario e deve essere collegato agli obiettivi iniziali. Una prova di assorbimento risponde a una domanda diversa dall’osservazione della maturazione della malta o dal controllo dell’umidità nel tempo. Anche Historic England richiama la necessità di scegliere indagini proporzionate e di interpretarle nel contesto dell’edificio, documentandone i limiti.</p>
<p data-start="13856" data-end="14223">Non esiste quindi una combinazione di malta e protettivo da applicare a tutti i muri in pietra. Esiste un percorso che consente di scegliere ciò che serve a quella costruzione e di controllarne la realizzazione. Il materiale entra nel progetto perché risponde a una necessità accertata; non si costruisce la necessità attorno al materiale che si vuole utilizzare.</p>
<h2 data-section-id="1gieh1q" data-start="17437" data-end="17457">Domande frequenti</h2>
<h3 data-section-id="12r74pd" data-start="17459" data-end="17531">Per risanare un muro in pietra bisogna sempre rifare tutte le fughe?</h3>
<p data-start="17533" data-end="17799">No. La sostituzione generalizzata non è giustificata dal solo desiderio di uniformare l’aspetto. Occorre distinguere i giunti ancora funzionali da quelli degradati e verificare le condizioni delle parti interne della muratura.</p>
<h3 data-section-id="je2be7" data-start="17801" data-end="17863">Una malta più resistente garantisce un risultato migliore?</h3>
<p data-start="17865" data-end="18113">Non necessariamente. Nella ristilatura deve essere compatibile con i materiali conservati e non trasferire il problema agli elementi lapidei. Resistenza elevata e idoneità all’intervento non sono equivalenti.</p>
<h3 data-section-id="elnqc2" data-start="18115" data-end="18179">Il protettivo trasparente serve sempre sulla pietra a vista?</h3>
<p data-start="18181" data-end="18414">No. Deve rispondere a un’esigenza accertata e non sostituisce la riparazione delle vie d’ingresso dell’acqua. La scelta deve considerare anche il comportamento del supporto dopo il trattamento.</p>
<h3 data-section-id="1m24sy7" data-start="18416" data-end="18474">Quando deve intervenire il professionista strutturale?</h3>
<p data-start="18476" data-end="18786">Quando indagini o lavorazioni possono interessare la funzione e la stabilità della muratura, la valutazione strutturale deve essere integrata nel progetto. Il coordinamento con le altre competenze non può essere sostituito dalla sola esperienza applicativa dell’impresa.</p>
<h3 data-section-id="1duomi4" data-start="18788" data-end="18837">Perché il controllo finale non è sufficiente?</h3>
<p data-start="18839" data-end="19114">Perché alcune verifiche sono più efficaci durante l’esecuzione, prima che una lavorazione venga estesa o coperta. Il controllo conclusivo rimane necessario, ma deve completare un percorso di verifiche e documentazione, non sostituirlo.</p>
<h2 data-section-id="p7b4wy" data-start="14225" data-end="14247">Fonti e riferimenti</h2>
<p data-start="14249" data-end="14520">Le osservazioni operative derivano dall’esperienza professionale descritta nell’articolo. I documenti seguenti sostengono i criteri generali di diagnosi, conservazione e controllo; non sostituiscono il progetto del singolo intervento né la normativa italiana applicabile.</p>
<p data-start="14522" data-end="14841"><strong data-start="14522" data-end="14637">ICOMOS, <em data-start="14532" data-end="14628">Principles for the Analysis, Conservation and Structural Restoration of Architectural Heritage</em>, 2003.</strong> Approccio multidisciplinare e controllo degli interventi, con particolare riferimento ai punti 3.19–3.22.</p>
<p data-start="14843" data-end="15184"><strong data-start="14843" data-end="14983">National Park Service, Robert C. Mack e John P. Speweik, <em data-start="14902" data-end="14958">Repointing Mortar Joints in Historic Masonry Buildings</em>, Preservation Brief 2.</strong> Compatibilità delle malte, analisi, campionature e modalità di ristilatura. Distinzione tra trattamenti idrorepellenti e impermeabilizzanti, criteri di scelta e limiti delle prove preliminari.</p>
<p data-start="15964" data-end="16339"><strong data-start="15964" data-end="16081">Historic England, <em data-start="15984" data-end="16072">Assessing Damp in Historic Buildings: A Practical Guide to Investigation and Diagnosis</em>, 2026.</strong> Indagini, contaminazioni saline, monitoraggio e interpretazione dei risultati.</p>
<p data-start="17039" data-end="17435"><strong data-start="17039" data-end="17231">Ministero della Cultura, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Monza Brianza e Pavia, <em data-start="17159" data-end="17228">Autorizzazione per l’esecuzione di opere e lavori su beni culturali</em>.</strong> Riferimento al procedimento previsto dall’articolo 21 del D.Lgs. 42/2004.<br data-start="17305" data-end="17308" /><a class="decorated-link" href="https://sabapmbpv.cultura.gov.it/servizi/procedimenti/autorizzazione-per-lavori/" target="_new" rel="noopener" data-start="17308" data-end="17435">Informazioni istituzionali sul procedimento</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/risanamento-muri-pietra-malta-protettivo/">Risanamento dei muri in pietra: perché malta e protettivo non si scelgono dal catalogo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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		<title>Umidità nei muri in pietra: il ruolo di temperatura, malte e intonaci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Stevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 22:39:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diagnosi dell'umidità]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento termoigrometrico]]></category>
		<category><![CDATA[condensa]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi dell'umidità]]></category>
		<category><![CDATA[endoscopia muraria]]></category>
		<category><![CDATA[intonaco cementizio]]></category>
		<category><![CDATA[malte di calce]]></category>
		<category><![CDATA[murature in sasso]]></category>
		<category><![CDATA[patologia edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[umidità nei muri in pietra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’umidità nei muri in pietra viene spesso interpretata osservando soltanto dove compare il degrado. Se l’intonaco si deteriora nella parte inferiore, si pensa alla risalita; se la parete confina con il terreno, si pensa a un’infiltrazione; se dopo un intervento il distacco compare più in alto, si conclude che l’acqua abbia superato il trattamento. Sono &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/umidita-muri-pietra-temperatura-intonaci/">Umidità nei muri in pietra: il ruolo di temperatura, malte e intonaci</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="2319" data-end="2789">L’umidità nei muri in pietra viene spesso interpretata osservando soltanto dove compare il degrado. Se l’intonaco si deteriora nella parte inferiore, si pensa alla risalita; se la parete confina con il terreno, si pensa a un’infiltrazione; se dopo un intervento il distacco compare più in alto, si conclude che l’acqua abbia superato il trattamento. Sono interpretazioni possibili, ma nessuna di queste conclusioni può essere ricavata dalla sola posizione della macchia.</p>
<p data-start="2791" data-end="3210">Negli esempi descritti in questo articolo, la lettura del problema ha richiesto di considerare anche le trasformazioni subite dalle murature, le differenze tra pietra e malta, i rivestimenti applicati e le condizioni di utilizzo degli ambienti. La temperatura fa parte di questo ragionamento, ma non è una spiegazione da applicare indistintamente: occorre capire come interagisce con l’acqua e con i materiali presenti.</p>
<p data-start="3212" data-end="3370"><strong data-start="3212" data-end="3370">Un muro bagnato e un muro che non riesce ad asciugare possono apparire molto simili. Il progetto di risanamento, invece, può essere completamente diverso.</strong></p>
<h2 data-section-id="1kxd8vh" data-start="3372" data-end="3423">Pietra e malta non hanno lo stesso comportamento</h2>
<p data-start="3425" data-end="4078">Una muratura in pietra è un insieme di materiali e interfacce. Alcuni elementi lapidei compatti, come molti graniti, presentano una permeabilità limitata, mentre malte e finiture possono contribuire in misura importante agli scambi di umidità. Questo non autorizza a considerare tutte le pietre impermeabili: il comportamento dipende dal litotipo, dalla porosità accessibile, dalle fessurazioni e dallo stato di conservazione. Anche l’inerzia di una parete massiccia non va confusa con l’isolamento termico: accumulare calore e rallentare le variazioni di temperatura non significa impedire il passaggio del calore.</p>
<p data-start="4080" data-end="4413">Nella mia attività incontro spesso murature nelle quali gli elementi lapidei risultano relativamente ben conservati, mentre il degrado interessa soprattutto le malte. È una differenza che orienta l’indagine: non avrebbe senso trattare indistintamente la pietra e il materiale che la collega senza averne prima valutato le condizioni.</p>
<p data-start="4415" data-end="4822">Conta anche la tessitura. Nelle pareti realizzate con elementi arrotondati, pietre irregolari e rincalzi, la valutazione non può fermarsi alla qualità del giunto esterno. Una ristilatura apparentemente resistente può nascondere malta interna impoverita o cavità. Il problema, in questi casi, non è scegliere una finitura più dura, ma capire quali parti della muratura conservino ancora la funzione prevista.</p>
<h2 data-section-id="yi1d4d" data-start="4824" data-end="4898">La temperatura influenza sia la muratura sia la maturazione delle malte</h2>
<p data-start="4900" data-end="5514">L’esposizione al sole può favorire l’asciugatura, mentre zone ombreggiate e superfici meno riscaldate possono mantenere condizioni differenti. Le variazioni termiche comportano inoltre movimenti dei materiali: quando pietra, malta e rivestimento non li accompagnano in modo compatibile, le interfacce possono diventare punti deboli. Le indicazioni del New Forest National Park Authority richiamano proprio la necessità di utilizzare malte capaci di tollerare piccoli movimenti e segnalano che stuccature cementizie rigide possono fessurarsi, consentendo l’ingresso dell’acqua.</p>
<p data-start="5516" data-end="6026">La temperatura conta già durante l’esecuzione. Una malta applicata su un supporto molto caldo, esposta a sole e vento, può perdere acqua troppo rapidamente; il gelo rappresenta un’altra condizione critica. La protezione della lavorazione durante la maturazione non è quindi un dettaglio accessorio. Le indicazioni del Building Limes Forum raccomandano di proteggere le malte di calce dalla pioggia diretta, dal gelo e dall’essiccazione accelerata prodotta da sole e vento.</p>
<p data-start="6028" data-end="6392">Per questo non considero sufficiente leggere “a base di calce” o “fibrorinforzato” sulla confezione. Occorre conoscere le prestazioni del sistema, la preparazione richiesta, gli spessori e le condizioni di applicazione. La presenza di fibre non dimostra, da sola, che un rivestimento sia compatibile con quella muratura o che possa compensare difetti del supporto.</p>
<h2 data-section-id="2x700v" data-start="6394" data-end="6447">Quando il degrado compare sopra l’intonaco rifatto, non si tratta di risalita</h2>
<p data-start="6449" data-end="6740">La prima fotografia mostra una facciata in muratura di pietra sulla quale la fascia inferiore era stata trattata con un intonaco da risanamento. Le manifestazioni di degrado risultano particolarmente evidenti più in alto, in prossimità del raccordo con le altre finiture e sotto le aperture.</p>
<p data-start="6742" data-end="7147">Una lettura sbrigativa potrebbe attribuire quella distribuzione all’acqua “salita oltre” l’intervento. Nel caso esaminato, invece, il ragionamento ha riguardato anche la giunzione tra intonaci differenti, i distacchi presenti e le condizioni di bagnatura e asciugatura. La distribuzione del degrado doveva essere letta insieme alla stratigrafia, non trasformata immediatamente nella prova di una risalita.</p>
<p data-start="7149" data-end="7470">Il confronto con una fotografia precedente ai lavori aiuta a ricostruire quali superfici siano state modificate. Non misura la temperatura né dimostra da solo l’origine dell’umidità, ma permette di porre una domanda importante: il degrado segue la costruzione originaria oppure coincide con una trasformazione successiva?</p>
<p data-start="7472" data-end="7970">Anche la ricerca sperimentale conferma quanto contino le caratteristiche effettive dei rivestimenti. Uno studio pubblicato nel 2026 sulle proprietà termoigrometriche di malte e intonaci storici ha rilevato differenze di permeabilità al vapore, assorbimento e conducibilità, evidenziando l’importanza dei materiali e delle condizioni considerate nella valutazione della parete. Non basta quindi il nome commerciale dell’intonaco per prevederne il comportamento.</p>
<figure id="attachment_3625" aria-describedby="caption-attachment-3625" style="width: 742px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3625 size-full" title="Facciata intonacata di edificio in pietra con distacchi sopra la fascia inferiore ripristinata" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Degrado-degli-intonaci-su-una-muratura-in-pietra-prima-e-dopo.jpeg" alt="Degrado degli intonaci su una muratura in pietra" width="742" height="900" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Degrado-degli-intonaci-su-una-muratura-in-pietra-prima-e-dopo.jpeg 742w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Degrado-degli-intonaci-su-una-muratura-in-pietra-prima-e-dopo-247x300.jpeg 247w" sizes="auto, (max-width: 742px) 100vw, 742px" /><figcaption id="caption-attachment-3625" class="wp-caption-text">Il confronto tra la documentazione precedente e la condizione rilevata permette di ricostruire le modifiche della facciata. La distribuzione dei distacchi va interpretata insieme alle caratteristiche degli intonaci e dei loro raccordi.</figcaption></figure>
<h2 data-section-id="dvzazb" data-start="7972" data-end="8041">L’acqua può entrare dalle discontinuità e asciugare con difficoltà</h2>
<p data-start="8043" data-end="8309">Un altro esempio è il basamento esterno visibile nella fotografia della muratura in pietra a vista. Secondo la ricostruzione dell’intervento, era stata realizzata un’opera di consolidamento perimetrale senza una protezione dall’acqua adeguata al dettaglio esecutivo.</p>
<p data-start="8311" data-end="8715">La criticità individuata riguardava il rapporto tra elementi lapidei, malta cementizia e discontinuità: l’acqua meteorica poteva trovare vie di ingresso, mentre il successivo allontanamento risultava difficoltoso. Non c’è contraddizione tra queste due condizioni. Una finitura può opporre resistenza all’asciugatura e, contemporaneamente, lasciare penetrare acqua attraverso fessure o raccordi difettosi.</p>
<p data-start="8717" data-end="9100">Le indicazioni per la conservazione delle murature storiche descrivono questo problema nelle stuccature cementizie incompatibili: dopo la fessurazione, l’acqua può entrare e permanere più a lungo all’interno. Anche Historic England richiama il possibile aggravamento della ritenzione di umidità con malte fortemente cementizie e poco permeabili.</p>
<p data-start="9102" data-end="9341">L’eventuale alterazione termica del basamento resta una questione distinta, da valutare attraverso materiali, geometria e collegamenti. La sola presenza di cemento o di una zona umida non basta per definire e quantificare un ponte termico.</p>
<figure id="attachment_3629" aria-describedby="caption-attachment-3629" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3629 size-large" title="Basamento esterno addossato a una muratura in pietra con giunti di malta" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Basamento-e-raccordi-della-muratura-in-pietra-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Basamento-e-raccordi-della-muratura-in-pietra-1024x768.jpg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Basamento-e-raccordi-della-muratura-in-pietra-300x225.jpg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Basamento-e-raccordi-della-muratura-in-pietra-768x576.jpg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Basamento-e-raccordi-della-muratura-in-pietra-1536x1152.jpg 1536w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Basamento-e-raccordi-della-muratura-in-pietra.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-3629" class="wp-caption-text">Il dettaglio del basamento deve essere valutato considerando protezione dall’acqua, continuità dei raccordi e possibilità di asciugatura. La fotografia non misura, da sola, l’eventuale alterazione termica.</figcaption></figure>
<h2 data-section-id="13wxe58" data-start="9343" data-end="9412">Un muro controterra può essere freddo e umido anche senza ricevere infiltrazioni</h2>
<p data-start="9414" data-end="9768">Nell’ultima fotografia è visibile una muratura interna in pietra, in un ambiente poco utilizzato, con terreno addossato sul lato opposto. Nel quadro diagnostico descritto non erano emersi apporti infiltrativi capaci di spiegare la manifestazione; l’interpretazione ha riguardato il raffreddamento della parete e le condizioni sfavorevoli all’asciugatura.</p>
<p data-start="9770" data-end="10214">Occorre distinguere il contatto termico con il terreno dal passaggio di acqua attraverso il muro. La condensazione superficiale si verifica quando una superficie raggiunge condizioni sufficientemente fredde rispetto al punto di rugiada dell’aria che la lambisce. Una parete fredda, però, non è automaticamente una parete sulla quale si sta formando condensa: serve il confronto con le condizioni dell’aria.</p>
<p data-start="10216" data-end="10703">In un edificio a lungo inutilizzato che ho seguito, la rimozione dell’intonaco cementizio interno e la pulizia delle superfici lapidee esterne hanno portato alla scomparsa delle manifestazioni di umidità osservate. È un risultato concreto di quel caso, non la dimostrazione che qualsiasi muro debba essere lasciato a vista. Il rivestimento rimosso e le condizioni dell’edificio facevano parte del problema; altrove un intonaco compatibile può svolgere una funzione protettiva necessaria.</p>
<p data-start="10705" data-end="11009">Il collegamento con il caso della <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/condensa-campanile-effetto-camino-inverso/"><strong data-start="10739" data-end="10765">condensa nel campanile</strong></a> è diagnostico: la posizione dell’acqua non ne identifica automaticamente la provenienza. Anche la collocazione di un edificio in alto su un colle è un elemento di contesto, non una prova sufficiente per escludere ogni possibile apporto idrico.</p>
<figure id="attachment_3628-2" aria-describedby="caption-attachment-3628-2" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3628 size-large" title="Muratura interna in pietra dopo la rimozione dell’intonaco, con zone di tonalità differente" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Muratura-controterra-durante-lindagine-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Muratura-controterra-durante-lindagine-1024x768.jpg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Muratura-controterra-durante-lindagine-300x225.jpg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Muratura-controterra-durante-lindagine-768x576.jpg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Muratura-controterra-durante-lindagine-1536x1152.jpg 1536w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Muratura-controterra-durante-lindagine-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-3628-2" class="wp-caption-text">Parete in pietra in un ambiente poco utilizzato, con terreno addossato sul lato opposto. La diagnosi ha considerato separatamente il possibile passaggio dell’acqua e l’influenza delle condizioni termiche sull’asciugatura.</figcaption></figure>
<h2 data-section-id="1a0amtz" data-start="11011" data-end="11068">Condensa, sali e ristagno nei materiali vanno distinti</h2>
<p data-start="11070" data-end="11596">Nel linguaggio di cantiere vengono talvolta riunite sotto la parola “umidità” condizioni differenti. La condensazione produce acqua liquida a partire dal vapore; l’assorbimento igroscopico riguarda lo scambio di umidità con l’aria e può essere influenzato dai sali presenti; la difficoltà di asciugatura riguarda invece la permanenza di acqua già contenuta nei materiali. Alcuni sali possono mantenere umide determinate zone anche dopo la cessazione dell’apporto che li aveva trasportati.</p>
<p data-start="11598" data-end="11898">Nelle indagini utilizzo le osservazioni interne e i campionamenti anche per approfondire questo aspetto. La presenza di un deposito nella foratura aiuta a scegliere dove prelevare, ma il suo aspetto non basta per identificarne la composizione né per stabilire con certezza da dove provenisse l’acqua.</p>
<p data-start="11900" data-end="12191">Lo stesso criterio vale per un distacco dell’intonaco: la cavità documenta una discontinuità, non dimostra automaticamente che al suo interno si sia verificata condensazione. Per attribuire quel meccanismo occorre collegare il riscontro alla stratigrafia e alle condizioni termoigrometriche.</p>
<h2 data-section-id="p7u2rg" data-start="12193" data-end="12249">Endoscopia e termografia rispondono a domande diverse</h2>
<p data-start="12251" data-end="12637">La fotografia dell’endoscopio rappresenta una parte importante del mio metodo. L’ispezione serve a osservare le porzioni raggiungibili della stratigrafia, individuare cavità e discontinuità e orientare eventuali prelievi a profondità più significative. Non descrive automaticamente l’intero muro, ma consente di evitare che la valutazione riguardi soltanto il rivestimento superficiale.</p>
<p data-start="12639" data-end="12986">La <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/termografia-interpretata-male-diagnosi-umidita/"><strong data-start="12642" data-end="12685">termografia nella diagnosi dell’umidità</strong></a> fornisce un’informazione differente: evidenzia anomalie delle temperature superficiali, che possono aiutare a individuare zone da approfondire. Non misura direttamente l’acqua e risente anche di materiali, emissività, condizioni ambientali ed esposizione solare.</p>
<p data-start="12988" data-end="13253">Nel materiale fotografico qui presentato il riscontro principale è costituito dalle osservazioni di cantiere e dalle ispezioni, non da una campagna termografica comparativa. Non sarebbe corretto attribuire a queste immagini misure di temperatura che non contengono.</p>
<p data-start="13255" data-end="13521">Anche le aperture necessarie all’indagine devono essere motivate e valutate, con un ripristino appropriato. La necessità di conoscere l’interno non giustifica una perforazione indiscriminata: la finalità diagnostica deve guidare quantità e posizione delle verifiche.</p>
<figure id="attachment_3627-2" aria-describedby="caption-attachment-3627-2" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3627 size-large" title="Ispezione endoscopica di una parete con intonaco degradato per osservare la stratigrafia interna" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Endoscopia-durante-la-diagnosi-della-muratura-1024x768.jpeg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Endoscopia-durante-la-diagnosi-della-muratura-1024x768.jpeg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Endoscopia-durante-la-diagnosi-della-muratura-300x225.jpeg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Endoscopia-durante-la-diagnosi-della-muratura-768x576.jpeg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Endoscopia-durante-la-diagnosi-della-muratura-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Endoscopia-durante-la-diagnosi-della-muratura.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-3627-2" class="wp-caption-text">L’ispezione endoscopica consente di osservare le porzioni raggiungibili della stratigrafia e orientare i campionamenti. Non sostituisce l’analisi dei materiali né descrive automaticamente l’intero spessore della parete.</figcaption></figure>
<h2 data-section-id="1synyl7" data-start="13523" data-end="13596">Riprendere le fughe esterne non ricostruisce automaticamente il nucleo</h2>
<p data-start="13598" data-end="14062">Una malta ben scelta deve essere compatibile con la muratura e svolgere la propria funzione, non semplicemente risultare più resistente di quella precedente. Historic England ricorda che le malte possono costituire uno strato sacrificabile e manutenibile, ma anche che l’acqua può impoverire il riempimento delle murature irregolari, creando vuoti e assestamenti interni. Una buona finitura esterna non elimina questi difetti.</p>
<p data-start="14064" data-end="14457">Per questo, quando l’indagine evidenzia malta degradata in profondità, la sola ristilatura non può essere presentata come ricostruzione dell’intera parete. Occorre stabilire quali lavorazioni siano necessarie e quali risultati possano effettivamente ottenere. Lo stesso vale per intonaci, additivi di adesione e protettivi: la scelta deve derivare dalle condizioni riscontrate, non precederle.</p>
<p data-start="14459" data-end="14704">Rimuovere indiscriminatamente tutti gli intonaci sarebbe l’errore opposto rispetto a coprire tutto con lo stesso prodotto. Il risanamento deve conservare ciò che funziona, correggere le incompatibilità e trattare i difetti realmente individuati.</p>
<h2 data-section-id="19a0hje" data-start="14706" data-end="14762">La diagnosi deve precedere la scelta del rivestimento</h2>
<p data-start="14764" data-end="15188">Questi esempi mostrano perché la <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/diagnosi-umidita-edifici-metodo-tecnico/"><strong data-start="14797" data-end="14843">diagnosi dell’umidità e delle stratigrafie</strong></a> debba mettere in relazione la storia della muratura con la sua condizione attuale. Il National Park Service richiama proprio il confronto con fotografie precedenti, trasformazioni costruttive e osservazioni registrate nel tempo come parte del percorso diagnostico, prima di scegliere interventi correttivi.</p>
<p data-start="15190" data-end="15453">Nel mio lavoro la domanda non è soltanto quale prodotto possa far apparire asciutta una superficie. È capire perché quella superficie si bagna, perché trattiene acqua o perché il rivestimento si distacca, distinguendo i fenomeni che richiedono interventi diversi.</p>
<p data-start="15455" data-end="15618"><strong data-start="15455" data-end="15618">La muratura non deve adattarsi al prodotto disponibile. È il piano di risanamento che deve adattarsi alla muratura, ai suoi materiali e alla causa del degrado.</strong></p>
<h2 data-section-id="1gieh1q" data-start="18056" data-end="18076">Domande frequenti</h2>
<h3 data-section-id="fbxnsj" data-start="18078" data-end="18156">Una muratura in pietra umida è necessariamente interessata dalla risalita?</h3>
<p data-start="18158" data-end="18416">No. La posizione del degrado non identifica da sola la provenienza dell’acqua. Prima dell’intervento occorre distinguere gli apporti esterni, le condizioni ambientali e gli effetti delle modifiche subite dall’edificio.</p>
<h3 data-section-id="19gu67h" data-start="18418" data-end="18469">La pietra da costruzione è sempre impermeabile?</h3>
<p data-start="18471" data-end="18736">No. Alcuni litotipi hanno permeabilità limitata, ma non è una proprietà comune a tutte le pietre. Anche quando l’elemento lapideo assorbe poco, giunti e altri materiali possono contribuire agli scambi di umidità della parete.</p>
<h3 data-section-id="q6x26r" data-start="18738" data-end="18792">Un intonaco cementizio deve essere sempre rimosso?</h3>
<p data-start="18794" data-end="19104">La decisione deve riguardare il rivestimento effettivamente presente, il suo stato e la compatibilità con il supporto. Il problema non si risolve giudicando soltanto il nome del legante: materiali e stratigrafia influenzano il comportamento termoigrometrico complessivo.</p>
<h3 data-section-id="xb6kz5" data-start="19106" data-end="19153">Basta rifare le fughe per risanare il muro?</h3>
<p data-start="19155" data-end="19424">Non quando il difetto interessa anche il nucleo interno. La ristilatura può correggere i giunti superficiali, ma non ricostruisce automaticamente malte impoverite, vuoti o collegamenti insufficienti nello spessore della muratura.</p>
<h3 data-section-id="ixdl94" data-start="19426" data-end="19496">La malta di calce può essere danneggiata dal sole durante la posa?</h3>
<p data-start="19498" data-end="19745">Sì. Sole e vento possono accelerare eccessivamente la perdita d’acqua durante la maturazione. La protezione della lavorazione va prevista insieme alla scelta del materiale, considerando anche pioggia e gelo.</p>
<h2 data-section-id="p7b4wy" data-start="15620" data-end="15642">Fonti e riferimenti</h2>
<p data-start="15644" data-end="15873">Gli esempi fotografici e le osservazioni operative derivano dai casi descritti nell’attività professionale. Le fonti seguenti sostengono i principi generali e non costituiscono una verifica indipendente degli edifici fotografati.</p>
<p data-start="15875" data-end="16313"><strong data-start="15875" data-end="15947">Historic England, <em data-start="15895" data-end="15944">Properties of Traditional Building Construction</em>.</strong> Comportamento termoigrometrico dei materiali tradizionali, trasporto dell’umidità e distinzione tra massa termica e resistenza termica.<br data-start="16083" data-end="16086" /><a class="decorated-link" href="https://historicengland.org.uk/advice/technical-advice/retrofit-and-energy-efficiency-in-historic-buildings/traditional-buildings-and-energy-efficiency/properties-of-traditional-building-construction/" target="_new" rel="noopener" data-start="16086" data-end="16313">Consulta il riferimento</a></p>
<p data-start="16315" data-end="16637"><strong data-start="16315" data-end="16432">Historic England, <em data-start="16335" data-end="16423">Assessing Damp in Historic Buildings: A Practical Guide to Investigation and Diagnosis</em>, 2026.</strong> Condensazione, sali, misure dell’umidità e limiti interpretativi degli strumenti.<br data-start="16514" data-end="16517" /><a class="decorated-link" href="https://historicengland.org.uk/images-books/publications/assessing-damp-historic-buildings/" target="_new" rel="noopener" data-start="16517" data-end="16637">Consulta la pubblicazione</a></p>
<p data-start="16639" data-end="16860"><strong data-start="16639" data-end="16690">New Forest National Park Authority, <em data-start="16677" data-end="16687">Pointing</em>.</strong> Compatibilità delle malte, movimenti della muratura, fessurazioni e criteri di ristilatura.<br data-start="16782" data-end="16785" /><a class="decorated-link" href="https://www.newforestnpa.gov.uk/document/pointing/" target="_new" rel="noopener" data-start="16785" data-end="16860">Consulta il documento</a></p>
<p data-start="16862" data-end="17149"><strong data-start="16862" data-end="16912">Historic England, <em data-start="16882" data-end="16890">Repair</em>, sezione “Masonry”.</strong> Conservazione delle murature, scelta delle malte e criticità del riempimento interno.<br data-start="16998" data-end="17001" /><a class="decorated-link" href="https://historicengland.org.uk/advice/technical-advice/flooding-and-historic-buildings/repair-and-emergency-works/repair/" target="_new" rel="noopener" data-start="17001" data-end="17149">Consulta il riferimento</a></p>
<p data-start="17151" data-end="17436"><strong data-start="17151" data-end="17242">Building Limes Forum, Rosamond Artis, <em data-start="17191" data-end="17239">Some dos and don’ts in the use of lime mortars</em>.</strong> Indicazioni sulla protezione e sulla maturazione delle malte di calce.<br data-start="17313" data-end="17316" /><a class="decorated-link" href="https://www.buildinglimesforum.org.uk/some-dos-and-donts-in-the-use-of-lime-mortars/" target="_new" rel="noopener" data-start="17316" data-end="17436">Consulta le indicazioni tecniche</a></p>
<p data-start="17438" data-end="17726"><strong data-start="17438" data-end="17600"><em data-start="17440" data-end="17525">The hygrothermal properties and behaviour of historic mortars, plasters and renders</em>, Construction and Building Materials, volume 509, 2026, articolo 145074.</strong> DOI: 10.1016/j.conbuildmat.2025.145074.<br data-start="17640" data-end="17643" /><a class="decorated-link cursor-pointer" href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0950061825052262?via%3Dihub" target="_new" rel="noopener" data-start="17643" data-end="17726">Consulta lo studio scientifico</a></p>
<p data-start="17728" data-end="18054"><strong data-start="17728" data-end="17866">National Park Service, Sharon C. Park, <em data-start="17769" data-end="17840">Holding the Line: Controlling Unwanted Moisture in Historic Buildings</em>, Preservation Brief 39.</strong> Metodo di indagine e controllo dell’umidità negli edifici storici.<br data-start="17933" data-end="17936" /><a class="decorated-link" href="https://www.nps.gov/orgs/1739/upload/preservation-brief-39-controlling-moisture.pdf" target="_new" rel="noopener" data-start="17936" data-end="18054">Consulta il documento integrale</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/umidita-muri-pietra-temperatura-intonaci/">Umidità nei muri in pietra: il ruolo di temperatura, malte e intonaci</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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		<title>Barriere chimiche nei muri in sasso e pietra. Chi garantisce di seguire le fughe va controllato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Stevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 17:14:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una barriera chimica nelle fughe viene spesso presentata come la risposta più semplice alle difficoltà delle murature in pietra: anziché perforare i sassi, si seguono i giunti di malta e si introduce il prodotto. Osservando la parete dall’esterno, il ragionamento può sembrare convincente. Il problema nasce quando questa indicazione viene trasformata nella garanzia che la &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/barriere-chimiche-muri-sasso-pietra-fughe/">Barriere chimiche nei muri in sasso e pietra. Chi garantisce di seguire le fughe va controllato</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="1656" data-end="2141">Una barriera chimica nelle fughe viene spesso presentata come la risposta più semplice alle difficoltà delle murature in pietra: anziché perforare i sassi, si seguono i giunti di malta e si introduce il prodotto. Osservando la parete dall’esterno, il ragionamento può sembrare convincente. Il problema nasce quando questa indicazione viene trasformata nella garanzia che la punta attraverserà soltanto malta e che il trattamento raggiungerà in modo continuo tutto lo spessore del muro.</p>
<p data-start="2143" data-end="2531">Sono due affermazioni molto diverse. Individuare una fuga sulla superficie è possibile; conoscere da quella sola osservazione ciò che si trova dietro non lo è. La critica riguarda quindi la certezza venduta prima delle verifiche, non la semplice scelta di collocare l’imbocco dei fori nei giunti. <strong data-start="2440" data-end="2531">Una fila di fori ben visibile non costituisce la prova di una barriera ben distribuita.</strong></p>
<h2 data-section-id="11gms9g" data-start="2533" data-end="2584">La fuga visibile non descrive l’interno del muro</h2>
<p data-start="2586" data-end="3121">Una muratura in pietrame può essere composta da paramenti esterni e da un nucleo nel quale cambiano dimensioni delle pietre, quantità di malta e presenza di vuoti. La nota tecnica del Department for Communities dell’Irlanda del Nord descrive proprio questa variabilità, richiamando anche la possibilità di assestamenti del materiale interno rispetto alle facce esterne. Non è quindi corretto immaginare il giunto visibile come un percorso rettilineo che attraversa necessariamente tutta la parete.</p>
<p data-start="3123" data-end="3580">Nella mia esperienza, una quota indicativa del 25–30% delle murature in sasso esaminate presenta spessori compresi tra 35 e 45 centimetri. Incontro anche pareti più sottili e strutture molto più massicce, che possono superare il metro. Questi valori descrivono il mio lavoro di campo, non una distribuzione statistica generale. Servono però a chiarire che, spesso, la perforazione deve attraversare molto più dei pochi centimetri leggibili sulla superficie.</p>
<p data-start="3582" data-end="3951">Con l’aumentare della profondità da raggiungere crescono le porzioni di muratura che non possiamo conoscere guardando il paramento. Non significa che ogni muro spesso sia necessariamente incoerente, né che oltre una determinata misura si incontrino sempre tre o quattro pietre. Significa che non possiamo attribuire all’interno una geometria che non abbiamo verificato.</p>
<p data-start="3953" data-end="4210">Lo schema illustrativo che accompagna l’articolo mostra questa differenza: il giunto riconoscibile frontalmente può incontrare, nello spessore, altri elementi lapidei. È una rappresentazione del problema, non il rilievo dell’interno di una specifica parete.</p>
<figure id="attachment_3618" aria-describedby="caption-attachment-3618" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3618 size-large" title="Schema di muro in pietra visto frontalmente e in sezione: la fuga esterna non prosegue rettilinea nel nucleo" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fuga-visibile-e-struttura-interna-della-muratura-in-pietra-1024x771.jpg" alt="" width="1024" height="771" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fuga-visibile-e-struttura-interna-della-muratura-in-pietra-1024x771.jpg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fuga-visibile-e-struttura-interna-della-muratura-in-pietra-300x226.jpg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fuga-visibile-e-struttura-interna-della-muratura-in-pietra-768x578.jpg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fuga-visibile-e-struttura-interna-della-muratura-in-pietra.jpg 1212w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-3618" class="wp-caption-text">Schema illustrativo della differenza tra il giunto visibile e la disposizione interna delle pietre. Non rappresenta un rilievo diagnostico della parete fotografata.</figcaption></figure>
<h2 data-section-id="1f15l3z" data-start="4212" data-end="4292">I fori vengono spesso adattati alle fughe, non a una distribuzione verificata</h2>
<p data-start="4294" data-end="4741">Negli interventi che mi capita di esaminare riscontro frequentemente fori nell’ordine dei 20–22 millimetri e interassi indicativi di 15–20 centimetri. La disposizione, tuttavia, è spesso irregolare: gli imbocchi vengono collocati dove la fuga è più larga o dove la perforazione risulta più agevole. In presenza di malta poco resistente, inoltre, il foro può allargarsi o presentare un bordo sgranato, diverso dalla geometria teorica dell’utensile.</p>
<p data-start="4743" data-end="5117">Questi dati non devono essere scambiati per istruzioni di posa. Per esempio, la documentazione di SikaMur InjectoCream-100 prevede fori da 12 millimetri con interasse massimo di 120 millimetri. Ogni sistema ha quindi condizioni applicative proprie, che non possono essere sostituite dalle dimensioni abitualmente incontrate in cantiere.</p>
<p data-start="5119" data-end="5423">Il problema non è l’irregolarità estetica della fila. È capire se la disposizione effettivamente realizzata consenta al prodotto di raggiungere le zone necessarie. Scegliere il punto più comodo per introdurre la punta non dimostra che quel punto sia anche quello tecnicamente corretto per il trattamento.</p>
<h2 data-section-id="18j1h9h" data-start="5425" data-end="5494">Una cavità può ricevere il liquido senza contribuire alla barriera</h2>
<p data-start="5496" data-end="5945">Durante alcune indagini endoscopiche ho osservato cavità comunicanti con i fori già eseguiti. Questo cambia completamente il significato del consumo di prodotto: il liquido introdotto può trovare uno spazio nel quale raccogliersi o defluire, anziché distribuirsi nella porosità del materiale da trattare. L’endoscopia permette di documentare le porzioni raggiungibili dall’ispezione, ma non rende automaticamente conoscibile l’intera rete dei vuoti.</p>
<p data-start="5947" data-end="6426">La distinzione è sostanziale. Assorbimento nella malta e dispersione in una cavità non sono lo stesso fenomeno. Anche lo studio di Franzoni, Rirsch e Paselli pubblicato nel 2020 richiama il problema delle murature con grandi vuoti e fessure, comprese quelle in pietrame, nelle quali il prodotto può drenare negli spazi interni. Il lavoro riconosce il principio di funzionamento delle iniezioni, ma ne evidenzia queste specifiche limitazioni.</p>
<p data-start="6428" data-end="6893">Una precisazione evita però l’errore opposto: una barriera chimica non richiede che ogni foro comunichi direttamente con quello accanto come un piccolo condotto. Occorre che il trattamento raggiunga una distribuzione efficace rispetto ai percorsi di trasporto capillare da contrastare. <strong data-start="6714" data-end="6893">La mancanza di una fuga rettilinea non dimostra, da sola, l’impossibilità di qualsiasi trattamento; dimostra l’insufficienza della garanzia basata soltanto sulla fuga esterna.</strong></p>
<figure id="attachment_3620" aria-describedby="caption-attachment-3620" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3620 size-large" title="Fila di perforazioni che interessa sia le pietre sia i giunti di malta" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Perforazioni-attraverso-pietra-e-malta-1-1024x753.jpg" alt="" width="1024" height="753" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Perforazioni-attraverso-pietra-e-malta-1-1024x753.jpg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Perforazioni-attraverso-pietra-e-malta-1-300x221.jpg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Perforazioni-attraverso-pietra-e-malta-1-768x565.jpg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Perforazioni-attraverso-pietra-e-malta-1.jpg 1233w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-3620" class="wp-caption-text">Una disposizione regolare può interessare materiali differenti. La posizione dei fori deve essere valutata insieme alle caratteristiche della muratura e alle prescrizioni applicative.</figcaption></figure>
<h2 data-section-id="6ob3j9" data-start="6895" data-end="6970">Crema, caduta e pressione non risolvono automaticamente la discontinuità</h2>
<p data-start="6972" data-end="7492">Le formulazioni non sono equivalenti e non possono essere giudicate soltanto dalla facilità con cui entrano nel foro. Le creme a base silanica sono sistemi idrofobizzanti: mirano a ridurre la bagnabilità e l’assorbimento capillare del materiale trattato, non a inserire una membrana fisica nel muro. Una consistenza apparentemente oleosa osservata durante una prova non è quindi sufficiente per descrivere il funzionamento di tutte le creme come quello di un semplice strato d’olio.</p>
<p data-start="7494" data-end="7901">Nelle applicazioni per caduta, il tempo di permanenza può consentire al supporto di assorbire il liquido; nelle prove che ho effettuato, tuttavia, la presenza di cavità ha rappresentato un limite importante. Un contenitore che si svuota non dimostra dove sia finito il prodotto. Allo stesso modo, un assorbimento molto lento non può essere interpretato senza conoscere il materiale e le condizioni del foro.</p>
<p data-start="7903" data-end="8419">Anche il contenuto d’acqua va considerato senza formule assolute. Non è corretto sostenere che una muratura umida impedisca sempre la diffusione di qualsiasi prodotto: gli studi su combinazioni di malta e mattone mostrano comportamenti differenti tra formulazioni e supporti, anche in relazione ai pori già occupati dall’acqua. Proprio per questo non è possibile trasferire automaticamente un risultato ottenuto su un materiale a una muratura irregolare di composizione diversa.</p>
<p data-start="8421" data-end="9004">Con l’iniezione a pressione il problema non scompare. Mi è capitato, anche durante prove personali, di riuscire a introdurre soltanto una parte della quantità prevista e di dover cercare altri punti di accesso per la presenza di ostacoli. In queste situazioni il numero delle perforazioni tende ad aumentare e la lavorazione si allontana dallo schema inizialmente ipotizzato. Aggiungere fori non equivale, da solo, a verificare la distribuzione dell’iniettato; impone inoltre di riconsiderare i <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/barriere-chimiche-muri-sasso-pietra-danni-perforazioni/"><strong data-start="8916" data-end="8955">rischi meccanici delle perforazioni</strong></a>, già affrontati nell’altro articolo della serie.</p>
<h2 data-section-id="1el16bu" data-start="9006" data-end="9070">Gli stessi produttori prevedono ostacoli e fori supplementari</h2>
<p data-start="9072" data-end="9645">Le indicazioni applicative di Safeguard Europe per murature in pietra irregolare e con riempimento interno sono più prudenti di molte spiegazioni commerciali semplificate. Invitano a seguire il corso della malta per quanto concretamente possibile e riconoscono che il materiale del nucleo può cadere nei fori e ostruirli. Prevedono quindi, in determinate condizioni, perforazioni dai due lati, fori aggiuntivi o una riduzione dell’interasse. Per queste murature il produttore raccomanda la crema rispetto alle proprie barre impregnate.</p>
<p data-start="9647" data-end="9970">Non si tratta di una dichiarazione secondo cui il sistema non funziona mai. È però il riconoscimento esplicito che l’applicazione dipende da ciò che si incontra nel muro. Una prescrizione condizionata dalle difficoltà reali non può diventare, nel preventivo, la certezza che basti seguire le fughe senza altri accertamenti.</p>
<figure id="attachment_3617" aria-describedby="caption-attachment-3617" style="width: 841px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3617 size-full" title="Schema di muro in pietra visto frontalmente e in sezione: la fuga esterna non prosegue rettilinea nel nucleo" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Barriera-chimica-nelle-fughe-di-un-muro-in-pietra.jpeg" alt="" width="841" height="637" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Barriera-chimica-nelle-fughe-di-un-muro-in-pietra.jpeg 841w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Barriera-chimica-nelle-fughe-di-un-muro-in-pietra-300x227.jpeg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Barriera-chimica-nelle-fughe-di-un-muro-in-pietra-768x582.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 841px) 100vw, 841px" /><figcaption id="caption-attachment-3617" class="wp-caption-text">Schema illustrativo della differenza tra il giunto visibile e la disposizione interna delle pietre. Non rappresenta un rilievo diagnostico della parete fotografata.</figcaption></figure>
<h2 data-section-id="4cgoox" data-start="9972" data-end="10034">Il risultato va verificato, non dedotto dai litri iniettati</h2>
<p data-start="10036" data-end="10404">Il volume introdotto è un dato esecutivo, ma non costituisce da solo una verifica di efficacia. Occorre distinguere la quantità utilizzata, la sua distribuzione nel supporto e il comportamento successivo della muratura. Anche una superficie apparentemente asciutta può essere difficile da interpretare quando, insieme all’iniezione, sono stati sostituiti gli intonaci.</p>
<p data-start="10406" data-end="10782">La ricerca di van Hees, Lubelli e Hacquebord sui metodi di verifica delle iniezioni affronta proprio questa difficoltà: il miglioramento visibile può dipendere dal trattamento oppure dalle finiture applicate contemporaneamente. Lo studio propone verifiche specifiche della prestazione, anziché affidarsi soltanto all’aspetto della parete.</p>
<p data-start="10784" data-end="11223">Sulla durata non è corretto affermare che manchino del tutto studi: esistono anche sperimentazioni di laboratorio prolungate, come quella pubblicata da Alfano e collaboratori nel 2006. I risultati ottenuti su pareti sperimentali, però, non consentono di assegnare automaticamente la stessa durata a un muro in pietrame del quale non sia stata verificata neppure la distribuzione iniziale del prodotto.</p>
<p data-start="11225" data-end="11476">La verifica applicativa resta distinta dalla valutazione della compatibilità dell’intervento. Per quest’ultimo aspetto rimando all’approfondimento <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/forare-muratura-pietra-scienza-cassazione/"><strong data-start="11372" data-end="11427">forare una muratura in pietra: scienza e Cassazione</strong></a>, senza ripetere qui l’intero quadro documentale.</p>
<h2 data-section-id="1xk4m56" data-start="11478" data-end="11535">Prima della barriera serve una diagnosi di fattibilità</h2>
<p data-start="11537" data-end="11872">La prima verifica riguarda la causa dell’umidità; la seconda riguarda il muro sul quale si intende intervenire. La <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/diagnosi-umidita-edifici-metodo-tecnico/"><strong data-start="11652" data-end="11694">diagnosi dell’umidità e della muratura</strong></a> deve quindi distinguere il percorso dell’acqua dalle caratteristiche del supporto: spessore, tessitura, qualità della malta, cavità, discontinuità e condizioni di conservazione.</p>
<p data-start="11874" data-end="12284">La nota tecnica nordirlandese segnala che, nelle murature in pietrame con vuoti e malta degradata, possono essere necessari interventi preliminari sul nucleo, senza che questo elimini automaticamente l’incertezza della copertura del trattamento. È un motivo ulteriore per non trasformare il consolidamento in una semplice preparazione standard alla vendita della barriera.</p>
<p data-start="12286" data-end="12650">In alcuni casi il piano di risanamento potrà prevedere risarciture, ristilature o altri interventi mirati sulle discontinuità effettivamente individuate. Non significa che trattare superficialmente le fughe sostituisca sempre una barriera o un’impermeabilizzazione: ciascuna lavorazione deve rispondere alla causa accertata e risultare compatibile con la muratura.</p>
<p data-start="12652" data-end="12986">La domanda da porre prima di autorizzare i lavori rimane quindi molto concreta: quali verifiche consentono di affermare che il prodotto raggiungerà le zone necessarie, con quale procedimento e con quale controllo del risultato? Se la risposta è soltanto «seguiamo le fughe», non è stata ancora spiegata la fattibilità dell’intervento.</p>
<h2 data-section-id="1gieh1q" data-start="15842" data-end="15862">Domande frequenti</h2>
<h3 data-section-id="1g717ce" data-start="15864" data-end="15919">Seguire le fughe significa evitare tutte le pietre?</h3>
<p data-start="15921" data-end="16236">No. Collocare l’imbocco nella malta visibile non garantisce che il foro attraversi soltanto malta. Nello spessore possono esserci altri elementi lapidei, vuoti e materiali di riempimento; anche le istruzioni dei produttori prevedono difficoltà e adattamenti della perforazione.</p>
<h3 data-section-id="u5bbf3" data-start="16238" data-end="16316">La discontinuità delle fughe rende sempre impossibile la barriera chimica?</h3>
<p data-start="16318" data-end="16650">Non necessariamente. Il punto da verificare è la distribuzione del trattamento rispetto ai percorsi capillari della muratura. L’assenza di un giunto rettilineo impedisce di presumere la continuità sulla sola base della superficie, ma non dimostra da sola l’impossibilità di ogni applicazione.</p>
<h3 data-section-id="1eqrk8e" data-start="16652" data-end="16703">Una crema idrofobizzante è una barriera fisica?</h3>
<p data-start="16705" data-end="16982">No. Una crema silanica agisce attraverso l’idrofobizzazione del materiale raggiunto dal trattamento. Non equivale a una membrana inserita nello spessore del muro e la sua applicazione deve rispettare le condizioni del sistema utilizzato.</p>
<h3 data-section-id="lbn7ru" data-start="16984" data-end="17055">Una muratura già umida impedisce sempre la diffusione del prodotto?</h3>
<p data-start="17057" data-end="17340">No. La risposta dipende dalla formulazione, dal grado di saturazione e dalle caratteristiche dei materiali. Gli studi mostrano differenze di trasporto tra prodotti e supporti: non è corretto usare una regola unica per qualsiasi muratura umida.</p>
<h3 data-section-id="1ly3a0" data-start="17342" data-end="17412">Se l’intonaco nuovo rimane asciutto, il trattamento ha funzionato?</h3>
<p data-start="17414" data-end="17722">Non è una prova sufficiente. Quando vengono eseguite contemporaneamente iniezioni e sostituzione delle finiture, occorre distinguere l’effetto delle due lavorazioni attraverso verifiche adeguate. Il solo miglioramento visivo non dimostra la prestazione della barriera.</p>
<h2 data-section-id="p7b4wy" data-start="12988" data-end="13010">Fonti e riferimenti</h2>
<p data-start="13012" data-end="13254"><strong data-start="13012" data-end="13095">Department for Communities – Northern Ireland, <em data-start="13061" data-end="13092">Technical Note: Masonry Walls</em>.</strong> Riferimento istituzionale sulle murature in pietrame, sui vuoti e sulla malta degradata nel nucleo, con indicazioni sulle incertezze delle iniezioni chimiche.</p>
<p data-start="13256" data-end="13360"><a class="decorated-link" href="https://www.communities-ni.gov.uk/articles/technical-note-masonry-walls" target="_new" rel="noopener" data-start="13256" data-end="13360">Technical Note: Masonry Walls</a></p>
<p data-start="13362" data-end="13665"><strong data-start="13362" data-end="13562">Franzoni E., Rirsch E., Paselli Y., <em data-start="13400" data-end="13508">Which methods are suitable to assess the effectiveness of chemical injection treatments in the laboratory?</em>, Journal of Building Engineering, 29, 2020, 101131.</strong> DOI: 10.1016/j.jobe.2019.101131. Analisi dei metodi di prova e dei limiti applicativi delle iniezioni.</p>
<p data-start="13362" data-end="13665"><a class="decorated-link" href="https://cris.unibo.it/handle/11585/718177" target="_new" rel="noopener" data-start="13736" data-end="13829">Scheda nel repository dell’Università di Bologna</a></p>
<p data-start="13831" data-end="14175"><strong data-start="13831" data-end="14048">Hacquebord A., Lubelli B., van Hees R.P.J., Nijland T., <em data-start="13889" data-end="14003">Evaluation of Spreading and Effectiveness of Injection Products against Rising Damp in Mortar/Brick Combinations</em>, Procedia Chemistry, 8, 2013, pp. 139–149.</strong> DOI: 10.1016/j.proche.2013.03.019. Studio sulla diffusione delle formulazioni e sull’influenza delle interfacce tra materiali.</p>
<p data-start="14177" data-end="14263"><a class="decorated-link cursor-pointer" href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S187661961300020X?via%3Dihub" target="_new" rel="noopener" data-start="14177" data-end="14263">Articolo scientifico</a></p>
<p data-start="14265" data-end="14561"><strong data-start="14265" data-end="14471">van Hees R.P.J., Lubelli B., Hacquebord A., <em data-start="14311" data-end="14403">New test methods to verify the performance of chemical injections to deal with rising damp</em>, Journal of Cultural Heritage, 31, Supplement, 2018, pp. S52–S59.</strong> DOI: 10.1016/j.culher.2018.03.024. Ricerca sulla verifica dell’efficacia delle iniezioni.</p>
<p data-start="14563" data-end="14631"><a class="decorated-link cursor-pointer" href="https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S129620741830116X" target="_new" rel="noopener" data-start="14563" data-end="14631">Articolo scientifico</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/barriere-chimiche-muri-sasso-pietra-fughe/">Barriere chimiche nei muri in sasso e pietra. Chi garantisce di seguire le fughe va controllato</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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		<title>Barriere chimiche nei muri in sasso o pietra. Perforare può comportare danni irreparabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Stevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 16:05:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una barriera chimica applicata a una muratura in pietra viene spesso rappresentata come una lavorazione relativamente semplice: si stabilisce una quota, si esegue una successione di fori e si introduce il prodotto destinato a limitare la migrazione dell’acqua. Il problema è che questo schema presuppone implicitamente di conoscere il materiale che verrà attraversato, mentre una &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="2141" data-end="2636">Una<a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/barriera-chimica-muratura-sasso-non-funziona/"> barriera chimica applicata a una muratura in pietra</a> viene spesso rappresentata come una lavorazione relativamente semplice: si stabilisce una quota, si esegue una successione di fori e si introduce il prodotto destinato a limitare la migrazione dell’acqua. Il problema è che questo schema presuppone implicitamente di conoscere il materiale che verrà attraversato, mentre una muratura in sasso può avere una struttura interna molto più complessa di ciò che appare osservandone la superficie.</p>
<p data-start="2638" data-end="3016">Il punto non è sostenere che ogni perforazione produca necessariamente un dissesto. Sarebbe una generalizzazione. Il punto è l’esatto contrario: <strong data-start="2783" data-end="3016">non si può stabilire a priori che decine di perforazioni profonde siano prive di conseguenze quando non si conoscono tessitura, qualità della malta, vuoti, rincalzi e collegamento interno degli elementi che costituiscono il muro.</strong></p>
<p data-start="3018" data-end="3585">Le linee guida pubblicate nell’agosto 2026 dallo Scottish Government insieme a Historic Environment Scotland arrivano a indicare espressamente, tra i rischi delle barriere chimiche o a iniezione sulle murature tradizionali massicce, il <strong data-start="3254" data-end="3362">danno fisico permanente alla pietra storica prodotto dalla perforazione dei fori necessari all’iniezione</strong>. La stessa guida segnala inoltre possibili problemi per l’integrità della pietra e l’impossibilità di controllare con precisione dove il prodotto si distribuirà nello spessore murario.</p>
<p data-start="3587" data-end="3760">Questo dato, da solo, dovrebbe essere sufficiente per smettere di descrivere la perforazione sistematica di una muratura in pietra come un passaggio automaticamente innocuo.</p>
<h2 data-section-id="fjzg5j" data-start="3762" data-end="3836">Un muro in sasso non è un blocco uniforme da attraversare con una punta</h2>
<p data-start="3838" data-end="4238">Una parete in pietrame può essere composta da elementi lapidei di dimensioni molto diverse, posati senza corsi perfettamente regolari e collegati mediante malta. All’interno possono essere presenti pietre più piccole utilizzate come rincalzo, vuoti, porzioni di malta che nel tempo hanno perso coesione, nuclei interni meno compatti e collegamenti trasversali più o meno efficaci tra i due paramenti.</p>
<p data-start="4240" data-end="4657">La stabilità di questo insieme non dipende soltanto dalla quantità complessiva di pietra e malta presente. Conta anche il modo in cui gli elementi sono reciprocamente appoggiati, confinati e ingranati. Una pietra apparentemente secondaria può contribuire localmente alla stabilizzazione di altre, così come una malta degradata può trovarsi in una condizione molto diversa da quella leggibile sulla superficie esterna.</p>
<p data-start="4659" data-end="4994">Quando una punta penetra in questo sistema può attraversare, nell’ordine, una pietra, un giunto, una cavità, un elemento di rincalzo, altra malta e nuovamente un elemento lapideo. Non esiste quindi alcuna ragione tecnica per attribuire automaticamente a tutto lo spessore del muro la stessa regolarità che vediamo nei primi centimetri.</p>
<p data-start="4996" data-end="5525">Il Department for Communities dell’Irlanda del Nord descrive espressamente le <em data-start="5074" data-end="5102">solid rubble masonry walls</em> come strutture nelle quali il nucleo contiene spesso vuoti e malta degradata. Proprio queste caratteristiche rendono irregolare anche la distribuzione dei prodotti iniettati e possono rendere necessario, prima del trattamento, rimuovere materiale incoerente e consolidare il nucleo mediante malta. Anche dopo tale preparazione la continuità della barriera viene indicata come incerta.</p>
<p data-start="5527" data-end="5834">La domanda diventa quindi abbastanza inevitabile: <strong data-start="5577" data-end="5834">se per rendere affidabile il trattamento può essere necessario conoscere e persino consolidare preventivamente il nucleo della parete, con quale criterio si può considerare normale perforarlo sistematicamente senza averne prima verificato le condizioni?</strong></p>
<p data-start="5527" data-end="5834"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3614 size-large" title="Sezione interna di una muratura in sasso con pietre malta vuoti e rincalzi" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Come-puo-essere-costruito-internamente-un-muro-in-sasso-1024x683.png" alt="Fori di barriera chimica eseguiti lungo le fughe di una muratura in pietra" width="1024" height="683" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Come-puo-essere-costruito-internamente-un-muro-in-sasso-1024x683.png 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Come-puo-essere-costruito-internamente-un-muro-in-sasso-300x200.png 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Come-puo-essere-costruito-internamente-un-muro-in-sasso-768x512.png 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Come-puo-essere-costruito-internamente-un-muro-in-sasso.png 1536w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2 data-section-id="1irc2ev" data-start="5836" data-end="5898">Forare direttamente la pietra può essere la scelta peggiore</h2>
<p data-start="5900" data-end="6099">Nella prima delle immagini che accompagnano questo articolo è visibile una successione molto regolare di perforazioni. Alcune attraversano i giunti, altre entrano direttamente negli elementi lapidei.</p>
<p data-start="6101" data-end="6565">Dal punto di vista esecutivo è una situazione particolarmente delicata. Molti litotipi utilizzati nelle murature storiche possono essere estremamente compatti e resistenti alla perforazione. Più aumenta la resistenza del materiale, maggiori possono diventare tempi di lavoro, usura degli utensili e sollecitazioni necessarie per avanzare. Se inoltre viene impiegata la percussione, alla semplice asportazione di materiale vengono aggiunte sollecitazioni dinamiche.</p>
<p data-start="6567" data-end="6890">Questo non significa che una pietra resistente si fessuri ogni volta che viene perforata. Significa però che non è possibile considerare equivalenti una perforazione controllata su un materiale conosciuto e una successione di fori realizzati attraverso una tessitura irregolare senza sapere quale elemento verrà incontrato.</p>
<p data-start="6892" data-end="7260">C’è poi un secondo problema. La pietra non presenta sempre la porosità necessaria per distribuire efficacemente un prodotto destinato a penetrare nel materiale. Alcuni litotipi compatti hanno assorbimenti molto limitati; perforarli può quindi significare realizzare un foro permanente senza ottenere attorno al foro la diffusione che sarebbe necessaria al trattamento.</p>
<p data-start="7262" data-end="7489">Perfino la documentazione tecnica di sistemi commerciali distingue le pietre porose dalle altre e riconosce le particolari difficoltà delle murature in <em data-start="7414" data-end="7428">random stone</em> e con <em data-start="7435" data-end="7450">rubble infill</em>.</p>
<p data-start="7491" data-end="7613">Non basta quindi riuscire materialmente a fare il foro. Bisogna chiedersi che funzione abbia quel foro una volta eseguito.</p>
<h2 data-section-id="l4xtbc" data-start="7615" data-end="7695">Se la punta incontra un vuoto o un rincalzo, il problema cambia completamente</h2>
<p data-start="7697" data-end="7961">All’interno delle murature di spessore significativo è normale che una perforazione possa incontrare più elementi lungo il proprio percorso. Una fuga osservata sulla faccia esterna non implica che dietro di essa esista una continuità di malta fino al lato opposto.</p>
<p data-start="7963" data-end="8132">Può comparire un altro sasso dopo pochi centimetri oppure la punta può entrare in un vuoto o incontrare piccoli elementi utilizzati per organizzare e riempire il nucleo.</p>
<p data-start="8134" data-end="8813">Su questo punto è particolarmente interessante osservare ciò che dichiarano gli stessi produttori. Nelle istruzioni applicative Dryzone dedicate alle murature in pietra irregolare e <em data-start="8316" data-end="8331">rubble infill</em> viene riconosciuto che la variabilità dello spessore e la possibilità che il materiale di riempimento cada all’interno dei fori possono creare difficoltà. In tali condizioni viene perfino prevista la possibilità di perforare dai due lati o di realizzare fori supplementari quando quelli già eseguiti risultano ostruiti. Dove è difficile individuare il corso della malta viene inoltre suggerita una riduzione dell’interasse tra le perforazioni.</p>
<p data-start="8815" data-end="9107">Questo documento commerciale non dimostra che la muratura perda necessariamente stabilità. Dimostra però qualcosa di molto concreto: <strong data-start="8948" data-end="9107">la possibilità che materiale interno alla muratura si mobiliti durante la perforazione è riconosciuta persino nelle istruzioni di applicazione del sistema.</strong></p>
<p data-start="9109" data-end="9383">Se il nucleo contiene elementi scarsamente vincolati, cavità o malte che hanno perso coesione, diventa quindi tecnicamente necessario chiedersi che cosa possa produrre una perforazione profonda, soprattutto quando viene ripetuta a distanza ravvicinata lungo tutta la parete.</p>
<p data-start="9109" data-end="9383"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3598 size-large" title="Sezione interna di una muratura in sasso con pietre malta vuoti e rincalzi" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Sezione-interna-di-una-muratura-in-pietrame-con-vuoti-malta-e-sassi-di-rincalzo-1024x767.jpg" alt="Come può essere costruito internamente un muro in sasso" width="1024" height="767" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Sezione-interna-di-una-muratura-in-pietrame-con-vuoti-malta-e-sassi-di-rincalzo-1024x767.jpg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Sezione-interna-di-una-muratura-in-pietrame-con-vuoti-malta-e-sassi-di-rincalzo-300x225.jpg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Sezione-interna-di-una-muratura-in-pietrame-con-vuoti-malta-e-sassi-di-rincalzo-768x575.jpg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Sezione-interna-di-una-muratura-in-pietrame-con-vuoti-malta-e-sassi-di-rincalzo.jpg 1238w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2 data-section-id="1mruvol" data-start="9385" data-end="9434">La percussione non è un particolare secondario</h2>
<p data-start="9436" data-end="9523">La modalità di perforazione deve essere considerata parte integrante della valutazione.</p>
<p data-start="9525" data-end="9876">Una perforazione eseguita a sola rotazione o mediante carotaggio controllato non equivale a una lavorazione eseguita con roto-percussione. Nel secondo caso l’azione della punta non si limita all’asportazione del materiale: vengono generate anche sollecitazioni impulsive che si trasmettono localmente alla pietra, alla malta e agli elementi adiacenti.</p>
<p data-start="9878" data-end="10077">Nelle murature regolari e in buono stato questo può non avere conseguenze significative. In una muratura irregolare con vuoti, rincalzi e malta degradata non dovrebbe invece essere dato per scontato.</p>
<p data-start="10079" data-end="10626">Il problema diventa ancora più evidente osservando la ricerca scientifica sull’<em data-start="10158" data-end="10173">Hole-Drilling</em>. Il Donostia Method utilizza proprio l’esecuzione controllata di un foro per misurare le deformazioni determinate dal rilassamento delle tensioni dopo l’asportazione locale di materiale. Non è uno studio sulle barriere chimiche e non dimostra che un foro di barriera provochi un danno; dimostra però che una perforazione è perfettamente in grado di modificare localmente lo stato tensionale di un elemento murario.</p>
<p data-start="10628" data-end="10848">Ho approfondito separatamente questo principio insieme alle fonti scientifiche e alla giurisprudenza italiana nell’articolo <strong data-start="10752" data-end="10809">“<a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/forare-muratura-pietra-scienza-cassazione/">Forare una muratura in pietra: scienza e Cassazione</a>”</strong>.</p>
<p data-start="10628" data-end="10848"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-3613" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Perforazioni-lungo-le-fughe-della-muratura-1024x759.jpg" alt="" width="1024" height="759" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Perforazioni-lungo-le-fughe-della-muratura-1024x759.jpg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Perforazioni-lungo-le-fughe-della-muratura-300x222.jpg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Perforazioni-lungo-le-fughe-della-muratura-768x570.jpg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Perforazioni-lungo-le-fughe-della-muratura.jpg 1219w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2 data-section-id="78x00g" data-start="10850" data-end="10929">Il danno permanente non significa necessariamente crollo, ma rimane un danno</h2>
<p data-start="10931" data-end="10966">È importante distinguere i termini.</p>
<p data-start="10968" data-end="11318">Quando una linea guida parla di danno fisico permanente prodotto dalla perforazione non sta dicendo che ogni muro perforato diventerà instabile. Un foro costituisce però un’asportazione irreversibile del materiale originario. Una pietra perforata non ritorna nella condizione precedente semplicemente riempiendo il foro con una crema o con una malta.</p>
<p data-start="11320" data-end="11531">Se durante la lavorazione vengono inoltre provocate microfessurazioni, distacchi locali oppure mobilizzati piccoli elementi della tessitura, il problema non può essere ridotto alla sola area geometrica del foro.</p>
<p data-start="11533" data-end="11984">La stessa guida Scottish Government/Historic Environment Scotland afferma che, nelle costruzioni tradizionali, gli interventi per contrastare la risalita mediante barriere, iniezioni chimiche ed elettrosmosi possono risultare inefficaci e provocare danni al tessuto edilizio; per le DPC chimiche vengono espressamente richiamati il deterioramento della pietra o della malta e il danno meccanico prodotto dai fori.</p>
<p data-start="11986" data-end="12419">Quindi il titolo di questo articolo va letto esattamente in questi termini: perforare <strong data-start="12072" data-end="12079">può</strong> comportare danni irreparabili. Non significa sostenere che ogni perforazione provochi un cedimento strutturale. Significa riconoscere che l’asportazione di materiale, il possibile danneggiamento della pietra e l’eventuale alterazione locale di una tessitura già debole possono produrre modificazioni che non sono semplicemente reversibili.</p>
<h2 data-section-id="12hcbn7" data-start="12421" data-end="12480">Anche se non si fora la pietra, il problema non scompare</h2>
<p data-start="12482" data-end="12671">Una delle risposte più frequenti a questa obiezione consiste nel sostenere che la barriera possa essere realizzata semplicemente seguendo le fughe della muratura, senza interessare i sassi.</p>
<p data-start="12673" data-end="12970">È certamente una modalità meno aggressiva rispetto alla perforazione indiscriminata degli elementi lapidei, ma non dimostra affatto che la lavorazione sia automaticamente fattibile. La fuga visibile sul paramento esterno non dice che cosa esista dieci, venti o quaranta centimetri più all’interno.</p>
<p data-start="12972" data-end="13213">È proprio questo il tema del successivo approfondimento della serie: <strong data-start="13041" data-end="13213">nelle murature in pietrame affermare di poter “seguire le fughe” lungo tutto lo spessore può significare promettere qualcosa che dall’esterno non è possibile conoscere.</strong></p>
<p data-start="13215" data-end="13477">Per evitare di ripetere qui lo stesso argomento, questo aspetto verrà analizzato separatamente, perché riguarda sia il rischio della perforazione sia la possibilità concreta di creare una barriera continua all’interno di una struttura tridimensionale irregolare.</p>
<h2 data-section-id="13gxn1x" data-start="13479" data-end="13545">Prima bisogna conoscere la muratura, poi decidere se perforarla</h2>
<p data-start="13547" data-end="13656">Una corretta procedura non dovrebbe iniziare stabilendo il numero dei fori. Dovrebbe iniziare dalla muratura.</p>
<p data-start="13658" data-end="14070">Occorre comprendere come è costruita, quali pietre la compongono, quale sia lo stato della malta, se siano presenti cavità o nuclei incoerenti, se i due paramenti siano correttamente collegati e quale sia l’effettivo stato di conservazione della struttura. Quando necessario, devono precedere l’intervento opere di risarcitura, ristilatura o consolidamento coerenti con materiali e tecnica costruttiva esistenti.</p>
<p data-start="14072" data-end="14183">Solo dopo questa fase ha senso stabilire se una lavorazione mediante perforazione sia tecnicamente compatibile.</p>
<p data-start="14185" data-end="14607">In diversi casi può risultare molto più razionale intervenire direttamente sulle malte e sulle discontinuità effettivamente individuate, evitando di stressare inutilmente gli elementi lapidei. Ma anche questa non deve diventare una nuova ricetta universale: tipologia di malta, profondità delle fughe, qualità del nucleo, materiali di riparazione e sistemi protettivi devono essere scelti in funzione della muratura reale.</p>
<p data-start="14609" data-end="14868">La regola pratica che suggerisco è quindi piuttosto semplice: <strong data-start="14671" data-end="14868">più un intervento su un muro in pietra viene presentato come una procedura facile e standardizzata, più bisognerebbe chiedere quali verifiche siano state eseguite prima di accendere il trapano.</strong></p>
<h2 data-section-id="1asrc2e" data-start="14870" data-end="14919">La diagnosi viene prima della barriera chimica</h2>
<p data-start="14921" data-end="15210">Una barriera chimica non dovrebbe essere progettata soltanto perché l’umidità compare nella fascia inferiore di una parete. Prima <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/diagnosi-umidita-edifici-metodo-tecnico/">deve essere accertata la causa dell’acqua</a> e successivamente deve essere verificata la compatibilità dell’intervento con la struttura che si intende modificare.</p>
<p data-start="15212" data-end="15414">Nel caso delle murature in pietrame questo secondo passaggio diventa particolarmente importante. Non basta sapere che il muro è umido: bisogna sapere <strong data-start="15362" data-end="15413">come è costruito il muro che si vuole perforare</strong>.</p>
<p data-start="15416" data-end="15676">Se emergono problemi di consistenza, vuoti, lesioni o dubbi sulla stabilità, la valutazione deve precedere qualsiasi intervento invasivo e, quando il problema assume rilevanza strutturale, deve essere eseguita da un tecnico abilitato con specifiche competenze.</p>
<p data-start="15678" data-end="15822">La diagnosi serve precisamente a questo: evitare che la scelta di un prodotto venga trasformata automaticamente nella scelta di una lavorazione.</p>
<h2 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-section-id="1gieh1q" data-start="18558" data-end="18578">Domande frequenti</h2>
<h3 data-section-id="g5v4bb" data-start="18580" data-end="18638">Una barriera chimica può danneggiare un muro in sasso?</h3>
<p data-start="18640" data-end="18953">Può farlo. Non significa che ogni barriera chimica provochi necessariamente un danno strutturale, ma le perforazioni costituiscono un’asportazione permanente di materiale e, nelle murature irregolari, possono interessare pietre, malte degradate, vuoti o elementi del nucleo difficilmente prevedibili dall’esterno.</p>
<h3 data-section-id="b9a4bf" data-start="18955" data-end="19010">Perforare direttamente il sasso è sempre sbagliato?</h3>
<p data-start="19012" data-end="19373">Non è possibile formulare una regola assoluta per qualsiasi pietra. Occorre valutare litotipo, porosità, resistenza, stato di conservazione e funzione della perforazione. In molti materiali compatti, tuttavia, la perforazione può essere particolarmente impegnativa mentre la capacità del prodotto di distribuirsi all’interno della pietra può risultare limitata.</p>
<h3 data-section-id="d7dqve" data-start="19375" data-end="19420">È più sicuro perforare soltanto le fughe?</h3>
<p data-start="19422" data-end="19763">Può ridurre l’aggressività diretta nei confronti della pietra, ma non risolve automaticamente il problema. La fuga osservata sulla superficie non necessariamente prosegue lungo tutto lo spessore della muratura e il foro può incontrare pietre, vuoti o materiale di rincalzo. Questo tema verrà approfondito separatamente nel prossimo articolo.</p>
<h3 data-section-id="1fwpw8j" data-start="19765" data-end="19805">La percussione può avere importanza?</h3>
<p data-start="19807" data-end="20062">Sì. Una perforazione a percussione aggiunge sollecitazioni dinamiche alla rimozione del materiale. La rilevanza dipende dalle condizioni della muratura, dal tipo di pietra, dalla qualità della malta, dalla presenza di vuoti e dalle attrezzature impiegate.</p>
<h3 data-section-id="51seh2" data-start="20064" data-end="20110">I fori provocano sempre danni strutturali?</h3>
<p data-start="20112" data-end="20488">No. Danno fisico, modificazione locale dello stato tensionale, danno strutturale e collasso sono concetti differenti. Le fonti disponibili non consentono di affermare che ogni perforazione produca un dissesto, ma non consentono nemmeno di considerare automaticamente irrilevante una successione di fori profondi in una muratura della quale non si conosce la struttura interna.</p>
<h3 data-section-id="17qvgut" data-start="20490" data-end="20583">Cosa dovrebbe essere fatto prima di realizzare una barriera chimica in un muro di pietra?</h3>
<p data-start="20585" data-end="20883">Prima deve essere verificata la causa dell’umidità e poi studiata la muratura: tessitura, spessore, malta, vuoti, nuclei incoerenti, eventuali lesioni e stato generale di conservazione. Solo successivamente si può valutare se la perforazione sia compatibile e quale eventuale intervento utilizzare.</p>
<h2 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-section-id="p7b4wy" data-start="114" data-end="136">Fonti e riferimenti</h2>
<p data-start="138" data-end="514"><strong data-start="138" data-end="194">Scottish Government – Historic Environment Scotland,</strong> <em data-start="195" data-end="241">Guide to Conversion of Traditional Buildings</em>, Version 1.0, 10 agosto 2026.<br data-start="271" data-end="274" />La guida istituzionale segnala per le DPC chimiche nelle murature massicce tradizionali possibili problemi per l’integrità della pietra, difficoltà nel controllare la distribuzione dell’iniettato e danno fisico permanente prodotto dai fori.</p>
<p data-start="516" data-end="661"><a href="https://www.gov.scot/publications/guide-conversion-traditional-buildings-2/" target="_blank" rel="noopener">Guida completa Scottish Government / Historic Environment Scotland</a></p>
<p data-start="663" data-end="789"><a href="https://www.gov.scot/publications/guide-conversion-traditional-buildings-2/pages/36/" target="_blank" rel="noopener">Sezione 3.4 – Moisture from the ground</a></p>
<p data-start="791" data-end="1049"><strong data-start="791" data-end="841">Department for Communities – Northern Ireland,</strong> <em data-start="842" data-end="873">Technical Note: Masonry Walls</em>.<br data-start="874" data-end="877" />Descrive le <em data-start="889" data-end="917">solid rubble masonry walls</em>, la possibile presenza di vuoti e malta degradata nel nucleo e le incertezze associate alla distribuzione delle iniezioni chimiche.</p>
<p data-start="1051" data-end="1155"><a class="decorated-link" href="https://www.communities-ni.gov.uk/articles/technical-note-masonry-walls" target="_new" rel="noopener" data-start="1051" data-end="1155">Technical Note: Masonry Walls</a></p>
<p data-start="1157" data-end="1555"><strong data-start="1157" data-end="1179">Sánchez-Beitia S.,</strong> <em data-start="1180" data-end="1287">Stresses analysis at the Altes Museum of Berlin by means of the Hole-Drilling technique (Donostia Method)</em>, Construction and Building Materials, 21, 2007, pp. 1680–1687. DOI 10.1016/j.conbuildmat.2006.05.052.<br data-start="1389" data-end="1392" />Il lavoro utilizza l’asportazione controllata di materiale e le deformazioni dovute al rilassamento tensionale per determinare lo stato di tensione della muratura.</p>
<p data-start="1557" data-end="1655"><a class="decorated-link" href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0950061806001875" target="_new" rel="noopener" data-start="1557" data-end="1655">Studio su ScienceDirect</a></p>
<p data-start="1657" data-end="1999"><strong data-start="1657" data-end="1673">Franzoni E.,</strong> <em data-start="1674" data-end="1739">State-of-the-art on methods for reducing rising damp in masonry</em>, Journal of Cultural Heritage, 31S, 2018, pp. S3–S9. DOI 10.1016/j.culher.2018.04.001.<br data-start="1826" data-end="1829" />Review scientifica sui principali sistemi impiegati per contrastare l’umidità di risalita e sui limiti delle conoscenze relative alla loro efficacia nelle murature reali.</p>
<p data-start="2001" data-end="2099"><a class="decorated-link" href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1296207418300864" target="_new" rel="noopener" data-start="2001" data-end="2099">Studio su ScienceDirect</a></p>
<p data-start="2101" data-end="2607"><strong data-start="2101" data-end="2132">Safeguard Europe / Dryzone,</strong> <em data-start="2133" data-end="2208">Rising Damp &amp; its Control – Drilling Random Stone and Rubble Infill Walls</em>.<br data-start="2209" data-end="2212" />Documentazione applicativa che riconosce le difficoltà determinate dalla variabilità delle murature in pietra e dalla possibilità che il materiale di riempimento cada e ostruisca i fori, rendendo talvolta necessari fori aggiuntivi o perforazioni da entrambi i lati. È una fonte commerciale, utilizzata esclusivamente come riscontro delle criticità applicative dichiarate dallo stesso produttore.</p>
<p data-start="2609" data-end="2733"><a class="decorated-link" href="https://safeguardeurope.com/whitepapers/rising-damp-and-its-control/rising-damp-treatment" target="_new" rel="noopener" data-start="2609" data-end="2733">Documentazione Safeguard Europe</a></p>
<p data-start="2735" data-end="3027"><strong data-start="2735" data-end="2776">Approfondimento DS Deumidificazioni –</strong> <em data-start="2777" data-end="2830">Forare una muratura in pietra: scienza e Cassazione</em>.<br data-start="2831" data-end="2834" />Raccoglie separatamente letteratura scientifica, fonti istituzionali e il precedente della Cassazione Penale n. 35837/2021 relativo alla rilevanza delle perforazioni in una muratura eterogenea.</p>
<p data-start="3029" data-end="3160"><a class="decorated-link" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/forare-muratura-pietra-scienza-cassazione/" target="_new" rel="noopener" data-start="3029" data-end="3160">Forare una muratura in pietra: scienza e Cassazione</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/barriere-chimiche-muri-sasso-pietra-danni-perforazioni/">Barriere chimiche nei muri in sasso o pietra. Perforare può comportare danni irreparabili</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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		<title>Acqua e condensa nel campanile senza infiltrazioni: l’effetto camino inverso estivo</title>
		<link>https://www.dsdeumidificazioni.it/condensa-campanile-effetto-camino-inverso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Stevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 09:13:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casi studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La presenza di acqua alla base di un campanile viene facilmente associata a un’infiltrazione proveniente dalla copertura, dalle aperture superiori oppure alla penetrazione di acqua meteorica attraverso le murature. In alcuni casi, però, l’origine può essere completamente diversa. L’acqua può formarsi direttamente all’interno del campanile per condensazione del vapore contenuto nell’aria, senza che esista necessariamente &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/condensa-campanile-effetto-camino-inverso/">Acqua e condensa nel campanile senza infiltrazioni: l’effetto camino inverso estivo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="343" data-end="843">La presenza di acqua alla base di un campanile viene facilmente associata a un’infiltrazione proveniente dalla copertura, dalle aperture superiori oppure alla penetrazione di acqua meteorica attraverso le murature. In alcuni casi, però, l’origine può essere completamente diversa. L’acqua può formarsi direttamente all’interno del campanile per condensazione del vapore contenuto nell’aria, senza che esista necessariamente un ingresso diretto di pioggia nello stesso punto in cui compare il degrado.</p>
<p data-start="845" data-end="1298">È quanto è stato possibile osservare durante un’indagine eseguita in un campanile direttamente comunicante con l’interno di una chiesa. I dati identificativi dell’edificio vengono volutamente omessi, perché ciò che interessa in questo caso non è il fabbricato specifico, ma il principio fisico osservato, che può essere utile anche per comprendere fenomeni analoghi in altri campanili, torri e volumi verticali collegati ad ambienti interni più freschi.</p>
<h2 data-section-id="1e5idxk" data-start="1300" data-end="1371">L’acqua era presente soprattutto nella parte inferiore del campanile</h2>
<p data-start="1373" data-end="1814">Alla base del campanile la pavimentazione si presentava diffusamente umida e macchiata. Non era presente un vero ristagno continuo, ma una condizione di bagnatura distribuita che interessava anche la scala metallica interna. Sulle murature erano inoltre visibili colature pressoché verticali, particolarmente evidenti in corrispondenza dei punti nei quali la struttura metallica della scala si avvicinava o entrava in contatto con le pareti.</p>
<p data-start="1816" data-end="2274">La presenza di acqua sulle superfici metalliche favoriva l’ossidazione e il successivo trascinamento verso il basso dei prodotti di corrosione, rendendo così leggibile il percorso compiuto dall’acqua. La manifestazione risultava più intensa nelle porzioni inferiori del campanile e tendeva progressivamente ad attenuarsi procedendo verso l’alto, pur essendo presente anche immediatamente al di sotto delle aperture laterali poste in prossimità delle campane.</p>
<p data-start="2276" data-end="2769">Questa distribuzione verticale è importante perché non è casuale. Se il fenomeno fosse stato generato esclusivamente da un’infiltrazione proveniente dall’alto, la lettura delle manifestazioni avrebbe dovuto necessariamente essere messa in relazione con un percorso di ingresso dell’acqua meteorica. In questo caso, invece, la presenza diffusa di condensa sulle strutture metalliche, l’intensità maggiore nelle zone basali e il comportamento termico rilevato indicavano una dinamica differente.</p>
<h2 data-section-id="eahpyi" data-start="2771" data-end="2841">In estate l’aria calda e umida può entrare dall’alto e raffreddarsi</h2>
<p data-start="2843" data-end="3206">Durante il periodo estivo l’aria esterna può presentare contemporaneamente temperature elevate e un contenuto significativo di vapore acqueo. Le aperture presenti nella parte superiore del campanile permettono a questa aria di entrare nel volume della torre, ma una volta penetrata all’interno essa incontra condizioni molto diverse rispetto all’ambiente esterno.</p>
<p data-start="3208" data-end="3602">Le murature del campanile hanno una massa elevata, le porzioni inferiori sono meno influenzate dall’irraggiamento solare diretto e, nel caso analizzato, il vano comunicava direttamente con l’interno della chiesa, che presentava temperature sensibilmente inferiori. L’aria calda e umida entrata dall’alto veniva quindi progressivamente raffreddata durante la discesa lungo il volume della torre.</p>
<p data-start="3604" data-end="4054">Questo passaggio è fondamentale per comprendere il fenomeno. Non è necessario aggiungere altro vapore acqueo affinché l’umidità relativa aumenti. È sufficiente ridurre la temperatura dell’aria. Raffreddandosi, l’aria continua inizialmente a contenere pressoché la stessa quantità di vapore, ma diminuisce la quantità massima che potrebbe contenere prima di raggiungere la saturazione. Di conseguenza, la sua umidità relativa aumenta progressivamente.</p>
<p data-start="4056" data-end="4421">Quando la temperatura dell’aria, o più precisamente quella della superficie con la quale essa entra in contatto, raggiunge la<a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/muffe-condensa-comportamento-abitativo/"> temperatura di rugiada</a>, una parte del vapore non può più rimanere allo stato aeriforme e passa allo stato liquido. Si forma così la condensa, che può comparire in quantità anche rilevanti senza alcun ingresso diretto di acqua dall’esterno.</p>
<figure id="attachment_3604" aria-describedby="caption-attachment-3604" style="width: 768px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3604 size-large" title="Condensa sulla scala metallica e colature di ossidazione nel campanile" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Condensa-e-ossidazione-della-scala-metallica-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Condensa-e-ossidazione-della-scala-metallica-768x1024.jpg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Condensa-e-ossidazione-della-scala-metallica-225x300.jpg 225w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Condensa-e-ossidazione-della-scala-metallica-1152x1536.jpg 1152w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Condensa-e-ossidazione-della-scala-metallica-1536x2048.jpg 1536w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Condensa-e-ossidazione-della-scala-metallica-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption id="caption-attachment-3604" class="wp-caption-text">La condensazione interessa anche gli elementi metallici della scala. L’acqua favorisce l’ossidazione e può trascinare verso il basso i prodotti di corrosione, generando colature sulle murature.</figcaption></figure>
<h2 data-section-id="1rabkiy" data-start="4423" data-end="4487">La scala metallica rende il fenomeno particolarmente evidente</h2>
<p data-start="4489" data-end="4806">Le superfici metalliche permettono di leggere molto bene questo tipo di comportamento perché possono raggiungere rapidamente condizioni favorevoli alla condensazione. Nel caso osservato la scala interna presentava bagnature diffuse, fenomeni di ossidazione e colature che scendevano verso la parte inferiore del vano.</p>
<p data-start="4808" data-end="5089">L’acqua formata sulle superfici metalliche tendeva a scorrere per gravità e, nel farlo, trascinava con sé i prodotti di corrosione. Questo spiega le caratteristiche striature verticali rilevate sulle murature nei punti di maggiore vicinanza o contatto con la struttura della scala.</p>
<p data-start="5091" data-end="5506">Contemporaneamente il fenomeno interessava anche le superfici murarie. Una parte dell’acqua condensata poteva permanere superficialmente, mentre un’altra parte veniva assorbita all’interno dei materiali porosi. Il comportamento osservato era quindi il risultato della sovrapposizione di condensazione superficiale, assorbimento dell’acqua e successiva evaporazione quando le condizioni termoigrometriche cambiavano.</p>
<h2 data-section-id="jz1yah" data-start="5508" data-end="5565">Perché si può parlare di effetto camino inverso estivo</h2>
<p data-start="5567" data-end="6060">Normalmente l’effetto camino viene associato al movimento ascendente dell’aria calda all’interno di un volume verticale. Nelle specifiche condizioni estive osservate in questo caso, il comportamento risultava invece opposto. L’aria esterna calda e umida entrava dalle aperture superiori del campanile, si raffreddava progressivamente all’interno della torre e tendeva a dirigersi verso le zone inferiori, maggiormente influenzate dalle superfici più fredde e dalla comunicazione con la chiesa.</p>
<p data-start="6062" data-end="6490">Il fenomeno può quindi essere assimilato a un effetto camino inverso estivo. Procedendo verso il basso, l’aria perde temperatura e aumenta progressivamente la propria umidità relativa, avvicinandosi sempre più alle condizioni di saturazione. Questo permette di comprendere perché le manifestazioni condensative risultassero più accentuate nella parte bassa del campanile e progressivamente meno evidenti procedendo verso l’alto.</p>
<p data-start="6492" data-end="6763">Il punto più interessante è che, osservando soltanto l’acqua presente sulla pavimentazione, sarebbe stato facile formulare un’ipotesi completamente diversa. In realtà, una parte significativa di quell’acqua poteva essere prodotta direttamente dall’aria presente nel vano.</p>
<h2 data-section-id="1aza9qh" data-start="6765" data-end="6823">La termografia ha mostrato una marcata anomalia termica</h2>
<p data-start="6825" data-end="7049">Per verificare la distribuzione delle temperature superficiali è stato eseguito un<a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/termografia-interpretata-male-diagnosi-umidita/"> rilievo termografic</a>o dall’interno della chiesa, inquadrando la porta di collegamento con il campanile e le murature immediatamente adiacenti.</p>
<p data-start="7051" data-end="7454">L’immagine ha evidenziato una differenza termica molto netta. In corrispondenza della porta e delle superfici retrostanti sono stati rilevati valori minimi nell’ordine di circa 25,4 °C, mentre alcune superfici interne della chiesa raggiungevano temperature superiori ai 30 °C. La differenza superava quindi i 5 °C e l’anomalia risultava concentrata proprio nella zona fisicamente collegata al campanile.</p>
<p data-start="7456" data-end="7822">La termografia, naturalmente, non permette da sola di stabilire la causa di un fenomeno di umidità. In questo caso, però, il dato termico era perfettamente coerente con ciò che era stato osservato direttamente: presenza di condensa, maggiore bagnatura nelle parti inferiori, ossidazione degli elementi metallici e degrado della muratura condivisa tra torre e chiesa.</p>
<figure id="attachment_3605" aria-describedby="caption-attachment-3605" style="width: 791px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3605" title="Termografia del collegamento tra chiesa e campanile con anomalia termica fredda" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Anomalia-termica-tra-campanile-e-chiesa.jpg" alt="" width="791" height="593" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Anomalia-termica-tra-campanile-e-chiesa.jpg 640w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Anomalia-termica-tra-campanile-e-chiesa-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 791px) 100vw, 791px" /><figcaption id="caption-attachment-3605" class="wp-caption-text">La termografia mostra temperature sensibilmente inferiori in corrispondenza della porta di collegamento con il campanile, con valori minimi prossimi a 25,4 °C rispetto a superfici circostanti superiori a 30 °C.</figcaption></figure>
<h2 data-section-id="1pa9q2g" data-start="7824" data-end="7906">La muratura condivisa può trasferire il fenomeno anche all’interno della chiesa</h2>
<p data-start="7908" data-end="8352">Il problema non rimane necessariamente confinato all’interno del campanile. Quando una muratura appartiene contemporaneamente alla torre e alla chiesa, essa si trova esposta a condizioni termoigrometriche differenti sui due lati. Dal lato del campanile può essere interessata da aria più fredda e umida, condensazioni e acqua assorbita; dal lato della chiesa è invece rivolta verso un ambiente con temperatura e condizioni dell’aria differenti.</p>
<p data-start="8354" data-end="8677">L’acqua condensata sulla superficie rivolta verso il campanile può essere assorbita dalla muratura e modificarne il comportamento termico. Un materiale contenente acqua presenta infatti caratteristiche diverse rispetto allo stesso materiale asciutto, sia in termini di capacità termica sia in termini di scambio energetico.</p>
<p data-start="8679" data-end="9014">A questo si aggiunge l’effetto dell’evaporazione. Quando l’acqua contenuta nei materiali torna allo stato di vapore, il passaggio di stato richiede energia, che viene sottratta alle superfici e alla muratura circostante. L’evaporazione è quindi un processo endotermico e può contribuire ulteriormente al raffreddamento delle superfici.</p>
<p data-start="9016" data-end="9458">Si può così instaurare una dinamica ciclica nella quale l’aria calda e umida entra nel campanile, si raffredda, aumenta la propria umidità relativa e raggiunge localmente il punto di rugiada. L’acqua formata viene poi assorbita dalla muratura e successivamente evapora, sottraendo energia e contribuendo a mantenere basse le temperature superficiali. Questo ulteriore raffreddamento può rendere più facile il ripetersi di nuove condensazioni.</p>
<p data-start="9460" data-end="9675">Il fenomeno permette quindi di spiegare perché il degrado possa manifestarsi anche sulla superficie interna della chiesa senza che sia necessario ipotizzare un ingresso diretto di acqua meteorica nello stesso punto.</p>
<h2 data-section-id="2g9xzq" data-start="9677" data-end="9736">Il degrado dell’intonaco è una conseguenza, non la causa</h2>
<p data-start="9738" data-end="10105">Sul lato della chiesa, in corrispondenza della muratura condivisa con il campanile, erano presenti distacchi localizzati dell’intonaco. Limitarsi a rifare la finitura avrebbe significato intervenire soltanto sulla manifestazione finale del problema, lasciando completamente invariato il meccanismo che continuava a produrre acqua e variazioni termiche nella muratura.</p>
<p data-start="10107" data-end="10459">In situazioni di questo tipo il degrado dell’intonaco deve essere interpretato come conseguenza di un equilibrio termoigrometrico sfavorevole. La scelta dei materiali di ripristino viene quindi dopo. Prima occorre modificare le condizioni fisiche che consentono alla condensazione di formarsi e all’acqua di essere continuamente assorbita ed evaporata.</p>
<h2 data-section-id="uhfqj9" data-start="10461" data-end="10541">Il principio del risanamento è evitare il raggiungimento del punto di rugiada</h2>
<p data-start="10543" data-end="10819">Nel caso analizzato, il principio di risanamento consiste nell’aumentare e stabilizzare la temperatura delle superfici maggiormente esposte al raffreddamento nella parte inferiore del campanile. Una delle soluzioni individuate prevede l’impiego di calore radiante a pavimento.</p>
<p data-start="10821" data-end="11256">Il significato tecnico di questa scelta non è semplicemente quello di aumentare la temperatura dell’aria interna. Il sistema radiante permette soprattutto di innalzare la temperatura della pavimentazione e, indirettamente, delle porzioni inferiori delle murature. Se queste superfici vengono mantenute sufficientemente calde, diminuisce la probabilità che la loro temperatura scenda sotto quella di rugiada dell’aria presente nel vano.</p>
<p data-start="11258" data-end="11582">In questo modo si interviene direttamente su una delle condizioni che permettono alla condensazione di formarsi. Il calore può inoltre favorire progressivamente l’evaporazione dell’acqua già presente nei materiali, ma questo effetto assume valore soltanto se contemporaneamente viene ridotta la formazione di nuova condensa.</p>
<p data-start="11584" data-end="11974">La logica del risanamento non consiste quindi nell’asciugare continuamente una muratura che continua a bagnarsi, ma nel modificare l’equilibrio termico che permette all’acqua di formarsi. Una volta ridotta la condensazione, il sistema può progressivamente raggiungere un nuovo equilibrio termoigrometrico e rendere possibile anche il successivo ripristino stabile delle superfici degradate.</p>
<figure id="attachment_3603" aria-describedby="caption-attachment-3603" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3603 size-large" title="Effetto camino inverso estivo nel campanile con formazione di condensa" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Effetto-camino-inverso-e-condensa-nel-campanile-1024x767.png" alt="" width="1024" height="767" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Effetto-camino-inverso-e-condensa-nel-campanile-1024x767.png 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Effetto-camino-inverso-e-condensa-nel-campanile-300x225.png 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Effetto-camino-inverso-e-condensa-nel-campanile-768x576.png 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Effetto-camino-inverso-e-condensa-nel-campanile.png 1449w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-3603" class="wp-caption-text">Schema del comportamento estivo dell’aria nel campanile: ingresso di aria esterna calda e umida dalle aperture superiori, raffreddamento durante la discesa e formazione di condensa nelle zone più fredde.</figcaption></figure>
<h2 data-section-id="1kd94f8" data-start="11976" data-end="12062">Un caso che dimostra perché la presenza di acqua non basta per individuare la causa</h2>
<p data-start="12064" data-end="12431">Questo caso è particolarmente utile perché mostra quanto possa essere fuorviante attribuire una causa semplicemente osservando dove compare l’acqua. Una pavimentazione bagnata alla base di un campanile, una muratura umida e un intonaco degradato potrebbero essere rapidamente associati a infiltrazione meteorica, umidità di risalita o difetti di impermeabilizzazione.</p>
<p data-start="12433" data-end="12575">La dinamica osservata era invece completamente differente. L’acqua poteva formarsi direttamente dall’aria presente nel vano per condensazione.</p>
<p data-start="12577" data-end="13040">La differenza non è teorica. Cambia completamente il progetto di risanamento. Se la causa viene interpretata in modo errato, anche un intervento tecnicamente corretto per un’altra patologia può diventare inutile. In questo caso è stata la combinazione tra <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/come-si-esegue-diagnosi-umidita/">osservazione diretta</a>, distribuzione verticale del degrado, presenza di condensa sulle superfici metalliche, termografia e ricostruzione termoigrometrica a rendere possibile una lettura coerente del fenomeno.</p>
<p data-start="13042" data-end="13269" data-is-last-node="" data-is-only-node="">È esattamente per questo che, <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/diagnosi-umidita-edifici-metodo-tecnico/">prima di scegliere il rimedio, occorre stabilire da dove provenga realmente l’acqua</a>. E in alcuni casi la risposta può essere molto diversa da quella suggerita dalla sola osservazione della macchia.</p>
<h1 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="13709" data-end="13728" data-section-id="1y42unh">Domande frequenti</h1>
<h3 data-start="13730" data-end="13791" data-section-id="ov4xig">Può esserci acqua in un campanile senza un’infiltrazione?</h3>
<p data-start="13793" data-end="14056">Sì. In determinate condizioni estive l’aria esterna calda e umida può entrare dalle aperture superiori, raffreddarsi all’interno del campanile e raggiungere il punto di rugiada. Parte del vapore acqueo si trasforma quindi in condensa direttamente sulle superfici.</p>
<h3 data-start="14058" data-end="14100" data-section-id="1e6145e">Cos’è l’effetto camino inverso estivo?</h3>
<p data-start="14102" data-end="14373">Nel caso descritto è il movimento dell’aria calda e umida che entra nella parte alta del campanile, si raffredda progressivamente e tende a dirigersi verso le zone inferiori. Durante la discesa aumenta l’umidità relativa e cresce la possibilità di formazione di condensa.</p>
<h3 data-start="14375" data-end="14441" data-section-id="1lg2krg">Perché la condensa è maggiore nella parte bassa del campanile?</h3>
<p data-start="14443" data-end="14676">Perché le superfici inferiori possono essere più fredde e l’aria, durante la discesa, può perdere temperatura fino ad avvicinarsi alla saturazione. La probabilità di raggiungere localmente il punto di rugiada diventa quindi maggiore.</p>
<h3 data-start="14678" data-end="14740" data-section-id="9924ez">Perché la scala metallica presenta ossidazioni e colature?</h3>
<p data-start="14742" data-end="14943">La condensa si deposita sulle superfici metalliche, favorendo la corrosione. L’acqua può successivamente trascinare verso il basso i prodotti di ossidazione, generando colature visibili sulle murature.</p>
<h3 data-start="14945" data-end="14997" data-section-id="1yc2qoz">La termografia dimostra che è presente condensa?</h3>
<p data-start="14999" data-end="15309">La termografia non identifica automaticamente la condensa e non deve essere interpretata isolatamente. Permette però di individuare anomalie termiche e superfici fredde. Nel caso descritto, i dati termografici risultavano coerenti con le manifestazioni osservate e con la dinamica termoigrometrica ricostruita.</p>
<h3 data-start="15311" data-end="15397" data-section-id="2t7d46">Perché la muratura della chiesa può degradarsi se il problema nasce nel campanile?</h3>
<p data-start="15399" data-end="15669">Quando campanile e chiesa condividono una muratura, l’acqua condensata può essere assorbita dal materiale e influenzarne il comportamento termico anche sul lato opposto. La successiva evaporazione sottrae inoltre energia alla superficie e contribuisce al raffreddamento.</p>
<h3 data-start="15671" data-end="15717" data-section-id="12epp8k">È sufficiente rifare l’intonaco degradato?</h3>
<p data-start="15719" data-end="15956">No, se il fenomeno di condensazione rimane attivo. Prima bisogna modificare le condizioni che permettono la formazione dell’acqua. Solo dopo la stabilizzazione termoigrometrica ha senso procedere al risanamento definitivo delle finiture.</p>
<h3 data-start="15958" data-end="16008" data-section-id="qybkqd">Perché può essere utile un pavimento radiante?</h3>
<p data-start="16010" data-end="16314">Nel caso descritto il suo scopo principale è aumentare la temperatura delle superfici inferiori, riducendo la possibilità che scendano sotto la temperatura di rugiada. Non serve quindi semplicemente a “scaldare il campanile”, ma a modificare una delle condizioni che consentono alla condensa di formarsi.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/condensa-campanile-effetto-camino-inverso/">Acqua e condensa nel campanile senza infiltrazioni: l’effetto camino inverso estivo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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		<title>Forare una muratura in pietra è davvero un intervento irrilevante? Cosa dicono scienza, linee guida e Cassazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Stevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 00:31:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[barriera chimica]]></category>
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		<category><![CDATA[danno fisico muratura]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi muraria]]></category>
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		<category><![CDATA[muratura in pietra]]></category>
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		<category><![CDATA[patologia edilizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di piccoli fori eseguiti in una muratura, la prima reazione è spesso considerarli irrilevanti. Il diametro può essere limitato e la quantità di materiale apparentemente asportata sembra modesta rispetto alle dimensioni complessive del muro. Nelle murature in pietra o pietrame, tuttavia, questo ragionamento può essere insufficiente, perché il comportamento della struttura non &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/forare-muratura-pietra-scienza-cassazione/">Forare una muratura in pietra è davvero un intervento irrilevante? Cosa dicono scienza, linee guida e Cassazione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="2136" data-end="2604">Quando si parla di piccoli fori eseguiti in una muratura, la prima reazione è spesso considerarli irrilevanti. Il diametro può essere limitato e la quantità di materiale apparentemente asportata sembra modesta rispetto alle dimensioni complessive del muro. Nelle murature in pietra o pietrame, tuttavia, questo ragionamento può essere insufficiente, perché il comportamento della struttura non dipende esclusivamente dalla percentuale complessiva di materiale rimosso.</p>
<p data-start="2606" data-end="3096">Un muro in pietrame non è necessariamente un materiale continuo e omogeneo. Può essere costituito da elementi lapidei di dimensioni differenti, malte con caratteristiche variabili, piccoli rincalzi, cavità, nuclei poco coerenti e paramenti che non sempre risultano collegati in maniera uniforme. La punta può quindi attraversare una pietra, passare attraverso una malta degradata, incontrare un vuoto oppure interessare un elemento che partecipa localmente all&#8217;ingranamento della tessitura.</p>
<p data-start="3098" data-end="3291">La domanda corretta, quindi, non è soltanto quanto materiale venga asportato. È anche <strong data-start="3184" data-end="3290">che cosa viene intercettato durante la perforazione e quale funzione svolge all&#8217;interno della muratura</strong>.</p>
<h2 data-section-id="19fubkw" data-start="3293" data-end="3343">Un foro modifica localmente lo stato tensionale</h2>
<p data-start="3345" data-end="3482">Che l&#8217;asportazione di materiale possa modificare localmente il comportamento meccanico di una muratura non è soltanto un&#8217;ipotesi teorica.</p>
<p data-start="3484" data-end="4096">Esiste una tecnica diagnostica denominata Hole-Drilling o Donostia Method utilizzata proprio per determinare lo stato tensionale di elementi murari. Il principio consiste nell&#8217;eseguire una perforazione controllata e misurare le deformazioni prodotte dal rilassamento delle tensioni conseguente alla rimozione locale di materiale. Nel lavoro pubblicato da Santiago Sánchez-Beitia sullo storico Altes Museum di Berlino, la tecnica è stata applicata a elementi murari in pietra calcarea mediante carotaggio e misurazione delle deformazioni generate dal rilassamento tensionale.</p>
<p data-start="4098" data-end="4361">Questo non significa che un foro destinato a una barriera chimica provochi necessariamente un problema strutturale. Significa però che è scientificamente scorretto sostenere che una perforazione non produca, per definizione, alcuna modificazione meccanica locale.</p>
<p data-start="4363" data-end="4510">Il problema aumenta quando il foro non è isolato, ma fa parte di una successione di perforazioni profonde e ravvicinate eseguite alla stessa quota.</p>
<h2 data-section-id="1xuxvrk" data-start="4512" data-end="4605">Il precedente della Cassazione: otto perforazioni e il crollo della torre di Noie Canavese</h2>
<p data-start="4607" data-end="4680">Esiste poi un precedente giudiziario italiano particolarmente importante.</p>
<p data-start="4682" data-end="5133">La Cassazione Penale, Sezione IV, con sentenza n. 35837 del 30 settembre 2021, si è occupata del crollo della torre civica campanaria del Comune di Noie Canavese. La struttura era caratterizzata da una muratura descritta come eterogenea, di scarsa resistenza, con presenza di vuoti e soprattutto con diffusa fessurazione. Durante i lavori furono realizzati otto fori orizzontali, due per ciascun lato della torre.</p>
<p data-start="5135" data-end="5602">Le perforazioni facevano parte di un intervento strutturale e avrebbero dovuto essere seguite dall&#8217;inserimento delle armature e dalla sigillatura mediante iniezione prima di procedere ulteriormente. Questa sequenza non fu rispettata. La sentenza riporta che il perito nominato dal giudice di primo grado individuò nelle perforazioni eseguite sulle murature e nella loro mancata tempestiva sigillatura le cause dirette del crollo.</p>
<p data-start="5604" data-end="5863">Bisogna precisare immediatamente un punto fondamentale: <strong data-start="5660" data-end="5742">a Noie Canavese non si stava realizzando una barriera chimica contro l&#8217;umidità</strong>. Sarebbe quindi scorretto utilizzare questa sentenza per sostenere che una barriera chimica abbia provocato quel crollo.</p>
<p data-start="5865" data-end="6157">Il precedente dimostra però qualcosa di altrettanto importante: una successione di perforazioni eseguite su una muratura esistente, quando questa presenta eterogeneità, vuoti, scarsa resistenza e fessurazioni, non può essere considerata automaticamente irrilevante dal punto di vista statico.</p>
<p data-start="6159" data-end="6477">In quel caso le condizioni erano particolarmente critiche e la sequenza esecutiva ebbe un&#8217;importanza decisiva. Proprio per questo il precedente dovrebbe suggerire prudenza quando si propone di perforare una muratura della quale non sono state preventivamente verificate struttura interna e condizioni di conservazione.</p>
<h2 data-section-id="erfsc0" data-start="6479" data-end="6554">Le linee guida scozzesi parlano espressamente di danno fisico permanente</h2>
<p data-start="6556" data-end="6997">Nell&#8217;agosto 2026 lo Scottish Government e Historic Environment Scotland hanno pubblicato la versione completa della <em data-start="6672" data-end="6718">Guide to Conversion of Traditional Buildings</em>, documento istituzionale dedicato agli edifici di costruzione tradizionale. La guida adotta un approccio basato sulla conoscenza preventiva dell&#8217;edificio e sulla compatibilità degli interventi con il funzionamento originario delle murature.</p>
<p data-start="6999" data-end="7646">Nel capitolo dedicato all&#8217;umidità proveniente dal terreno viene affrontato espressamente il tema delle DPC chimiche o realizzate mediante iniezione nelle murature massicce. Il documento evidenzia che questi sistemi risultano spesso inefficaci nelle costruzioni tradizionali e possono generare problemi più ampi nella gestione dell&#8217;umidità e nell&#8217;integrità della pietra. Tra i rischi vengono indicati l&#8217;impossibilità di controllare con precisione la distribuzione del prodotto all&#8217;interno della muratura e il <strong data-start="7507" data-end="7607">danno fisico permanente alla pietra storica prodotto dalle perforazioni necessarie all&#8217;iniezione</strong>.</p>
<p data-start="7648" data-end="7938">Anche qui è necessario usare le parole correttamente. Danno fisico permanente non significa automaticamente dissesto strutturale. Significa però che una fonte istituzionale dedicata specificamente agli edifici tradizionali non considera affatto quei fori un&#8217;operazione neutra o reversibile.</p>
<p data-start="7648" data-end="7938"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3598 size-large" title="Sezione interna di una muratura in pietrame con vuoti, malta e sassi di rincalzo" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Sezione-interna-di-una-muratura-in-pietrame-con-vuoti-malta-e-sassi-di-rincalzo-1024x767.jpg" alt="" width="1024" height="767" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Sezione-interna-di-una-muratura-in-pietrame-con-vuoti-malta-e-sassi-di-rincalzo-1024x767.jpg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Sezione-interna-di-una-muratura-in-pietrame-con-vuoti-malta-e-sassi-di-rincalzo-300x225.jpg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Sezione-interna-di-una-muratura-in-pietrame-con-vuoti-malta-e-sassi-di-rincalzo-768x575.jpg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Sezione-interna-di-una-muratura-in-pietrame-con-vuoti-malta-e-sassi-di-rincalzo.jpg 1238w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2 data-section-id="14jyvpc" data-start="7940" data-end="8034">Nelle murature in pietrame i vuoti e il nucleo interno complicano ulteriormente il problema</h2>
<p data-start="8036" data-end="8136">Un&#8217;indicazione altrettanto interessante arriva dal Department for Communities dell&#8217;Irlanda del Nord.</p>
<p data-start="8138" data-end="8538">La relativa <em data-start="8150" data-end="8181">Technical Note: Masonry Walls</em> descrive le murature in rubble stone evidenziando come la qualità della costruzione possa variare considerevolmente e come il nucleo possa essere costituito da materiale irregolare e malta. Il documento segnala anche che nel tempo può verificarsi un assestamento del materiale del nucleo rispetto ai paramenti esterni.</p>
<p data-start="8540" data-end="9105">Per quanto riguarda le barriere chimiche, la guida è ancora più esplicita: nelle <em data-start="8621" data-end="8649">solid rubble masonry walls</em> il nucleo contiene spesso vuoti e malta degradata, condizioni che possono provocare una distribuzione irregolare del prodotto. Viene descritta perfino la necessità, in alcuni casi, di rimuovere materiale incoerente e consolidare preventivamente il nucleo mediante iniezione di malta prima di tentare la realizzazione della barriera. Anche dopo questa preparazione, la copertura del trattamento viene definita incerta.</p>
<p data-start="9107" data-end="9360">È un passaggio significativo perché ribalta l&#8217;ordine con cui spesso viene presentato l&#8217;intervento: prima di perforare sistematicamente una muratura in pietrame sarebbe necessario sapere com&#8217;è costruita e, in determinate condizioni, persino consolidarla.</p>
<h2 data-section-id="1hk4znu" data-start="9362" data-end="9434">Un caso storico documenta una riduzione della sezione muraria del 40%</h2>
<p data-start="9436" data-end="9517">La letteratura scientifica contiene inoltre un caso particolarmente interessante. Nella review pubblicata nel 2014 su <em data-start="9555" data-end="9592">Construction and Building Materials</em>, Elisa Franzoni richiama gli interventi eseguiti nel palazzo barocco di Ludwigsburg, dove negli anni Ottanta erano stati provati differenti prodotti contro l&#8217;umidità, tra cui idrorepellenti, silicato di sodio e bitume. La riduzione dell&#8217;umidità ottenuta risultò modesta e venne attribuita dall&#8217;autore del caso principalmente alle perforazioni, non ai prodotti iniettati.</p>
<p data-start="10003" data-end="10209">Il dato che merita attenzione è la configurazione dei fori, alla quale viene attribuita una riduzione della sezione resistente del muro stimata addirittura nel <strong data-start="10163" data-end="10170">40%</strong>.</p>
<p data-start="10211" data-end="10631">Anche in questo caso bisogna evitare conclusioni che la fonte non consente. Il lavoro non documenta che quella perdita di sezione abbia provocato un crollo o uno specifico dissesto strutturale. Documenta però qualcosa di sufficiente per questa analisi: esistono configurazioni storicamente impiegate contro l&#8217;umidità nelle quali la quantità di muratura interessata dalle perforazioni è stata tutt&#8217;altro che trascurabile.</p>
<h2 data-section-id="c5fo4u" data-start="10633" data-end="10699">Le murature in pietrame hanno un comportamento meno prevedibile</h2>
<p data-start="10701" data-end="10813">Un ulteriore riscontro arriva dagli studi sulla Hole-Drilling Technique applicata a differenti tipi di muratura.</p>
<p data-start="10815" data-end="11225">Nel 2018 una ricerca pubblicata su <em data-start="10850" data-end="10887">Construction and Building Materials</em> ha sperimentato questa tecnica su diverse tipologie di pareti portanti utilizzate nelle costruzioni storiche. I risultati sulle murature in pietrame irregolare (<em data-start="11049" data-end="11071">rubble-stone masonry</em>) sono risultati più problematici rispetto a quelli ottenuti su murature costituite da conci regolari di arenaria.</p>
<p data-start="11227" data-end="11515">Nemmeno questo studio dimostra che perforare una muratura in pietrame provochi necessariamente un danno. Conferma però un principio fondamentale: <strong data-start="11373" data-end="11514">la risposta di una muratura irregolare è meno omogenea e meno prevedibile rispetto a quella di una muratura composta da elementi regolari</strong>.</p>
<p data-start="11517" data-end="11646">È esattamente il motivo per cui una fila di fori profondi non dovrebbe essere progettata sulla sola superficie visibile del muro.</p>
<p data-start="11517" data-end="11646"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3599 size-large" title="Fori orizzontali in una muratura eterogenea e rischio legato alle perforazioni" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-orizzontali-in-una-muratura-eterogenea-e-rischio-legato-alle-perforazioni-1024x754.jpg" alt="" width="1024" height="754" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-orizzontali-in-una-muratura-eterogenea-e-rischio-legato-alle-perforazioni-1024x754.jpg 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-orizzontali-in-una-muratura-eterogenea-e-rischio-legato-alle-perforazioni-300x221.jpg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-orizzontali-in-una-muratura-eterogenea-e-rischio-legato-alle-perforazioni-768x566.jpg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-orizzontali-in-una-muratura-eterogenea-e-rischio-legato-alle-perforazioni.jpg 1219w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2 data-section-id="jtunv6" data-start="11648" data-end="11686">Cosa possiamo realmente concludere?</h2>
<p data-start="11688" data-end="11894">Le fonti disponibili non autorizzano a sostenere che ogni foro sia pericoloso, né che una barriera chimica provochi necessariamente un danno strutturale. Sarebbe una generalizzazione tecnicamente scorretta.</p>
<p data-start="11896" data-end="12109">Autorizzano però a respingere l&#8217;affermazione opposta, cioè che una successione di perforazioni profonde possa essere considerata a priori priva di rilevanza soltanto perché il diametro dei singoli fori è limitato.</p>
<p data-start="12111" data-end="12839">La scienza utilizza deliberatamente la perforazione per produrre e misurare un rilassamento tensionale locale. Una linea guida istituzionale recente riconosce espressamente il danno fisico permanente prodotto dai fori nelle murature storiche in pietra. La letteratura documenta una configurazione di trattamento contro l&#8217;umidità che ha comportato una riduzione della sezione muraria stimata nel 40%. Un&#8217;altra ricerca evidenzia la maggiore difficoltà di interpretazione delle murature in pietrame irregolare. Infine, la giurisprudenza italiana comprende un caso nel quale perforazioni eseguite su una muratura eterogenea, debole, con vuoti e fessurazioni sono state individuate in sede peritale tra le cause dirette di un crollo.</p>
<p data-start="12841" data-end="13032">Il punto, quindi, non è creare allarmismo. È esattamente il contrario: <strong data-start="12912" data-end="13031">evitare che un intervento invasivo venga banalizzato prima ancora di conoscere il supporto sul quale verrà eseguito</strong>.</p>
<h2 data-section-id="116ziod" data-start="13034" data-end="13084">Prima dei fori viene la diagnosi della muratura</h2>
<p data-start="13086" data-end="13413">Prima di programmare perforazioni sistematiche in una muratura in pietra o pietrame occorre ricostruirne, per quanto tecnicamente possibile, la tessitura, lo spessore, la qualità della malta, lo stato di conservazione, l&#8217;eventuale presenza di vuoti, fessurazioni, nuclei incoerenti e collegamenti insufficienti tra i paramenti.</p>
<p data-start="13415" data-end="13702">Occorre inoltre valutare la profondità e l&#8217;interasse delle perforazioni previste e soprattutto la modalità con cui saranno realizzate. Una perforazione a sola rotazione o con carotaggio controllato non produce le stesse sollecitazioni dinamiche di una lavorazione eseguita a percussione.</p>
<p data-start="13704" data-end="13992">Se le condizioni della struttura fanno emergere dubbi di carattere statico, la verifica deve precedere l&#8217;intervento e deve essere affidata alle competenze tecniche appropriate. Non può essere sostituita dalla semplice dichiarazione dell&#8217;operatore secondo cui «sono soltanto piccoli fori».</p>
<p data-start="13994" data-end="14211">È questa la funzione della diagnosi: non vietare preventivamente una tecnologia, ma stabilire se quella tecnologia sia compatibile con quella specifica muratura e quali conseguenze possa produrre prima di intervenire.</p>
<h2 data-section-id="p7b4wy" data-start="14213" data-end="14235">Fonti e riferimenti</h2>
<p data-start="14237" data-end="14533"><strong data-start="14237" data-end="14374">Corte di Cassazione Penale, Sezione IV, sentenza 30 settembre 2021, n. 35837 – Crollo della torre civica campanaria e responsabilità.</strong> Testo integrale consultabile nel database Olympus dell&#8217;Università di Urbino. <br data-start="14491" data-end="14494" /><span class="contents" data-content-reference-start="14428" data-content-reference-end="14700"><span class="" data-state="closed"><a class="decorated-link" href="https://olympus.uniurb.it/index.php?Itemid=138&amp;catid=17&amp;id=26552:cassazione-penale,-sez-4,-30-settembre-2021,-n-35837-crollo-della-torre-civica-campanaria-e-responsabilit%C3%A0&amp;option=com_content&amp;view=article&amp;utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Cassazione Penale n. 35837/2021 – testo integrale</a></span></span></p>
<p data-start="14535" data-end="14949"><strong data-start="14535" data-end="14703">Scottish Government – Historic Environment Scotland, Guide to Conversion of Traditional Buildings, Version 1.0, agosto 2026, sezione 3.4 “Moisture from the ground”.</strong> Documento istituzionale che tratta espressamente chemical/injection DPC, compatibilità con le costruzioni tradizionali e danno fisico provocato dalle perforazioni. <br data-start="14907" data-end="14910" /><span class="contents" data-content-reference-start="15080" data-content-reference-end="15229"><span class="" data-state="closed"><a class="decorated-link" href="https://olympus.uniurb.it/index.php?Itemid=138&amp;catid=17&amp;id=26552:cassazione-penale,-sez-4,-30-settembre-2021,-n-35837-crollo-della-torre-civica-campanaria-e-responsabilit%C3%A0&amp;option=com_content&amp;view=article&amp;utm" target="_blank" rel="noopener">Scottish Government – sezione 3.4 Moisture from the ground</a></span></span></p>
<p data-start="14951" data-end="15284"><strong data-start="14951" data-end="15032">Department for Communities – Northern Ireland, Technical Note: Masonry Walls.</strong> Fonte istituzionale relativa alle murature storiche, alle solid rubble masonry walls, ai vuoti nel nucleo e alle incertezze nella distribuzione delle iniezioni chimiche. <br data-start="15242" data-end="15245" /><span class="contents" data-content-reference-start="15508" data-content-reference-end="15644"><span class="" data-state="closed"><a class="decorated-link" href="https://www.communities-ni.gov.uk/articles/technical-note-masonry-walls?utm" target="_blank" rel="noopener">Department for Communities – Technical Note: Masonry Walls</a></span></span></p>
<p data-start="15286" data-end="15555"><strong data-start="15286" data-end="15473">Franzoni E., Rising damp removal from historical masonries: A still open challenge, Construction and Building Materials, 54, 2014, pp. 123–136. DOI: 10.1016/j.conbuildmat.2013.12.054.</strong> <br data-start="15513" data-end="15516" /><span class="contents" data-content-reference-start="15861" data-content-reference-end="15964"><span class="" data-state="closed"><a class="decorated-link" href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0950061813012117?utm" target="_blank" rel="noopener">Franzoni 2014 – ScienceDirect</a></span></span></p>
<p data-start="15557" data-end="15961"><strong data-start="15557" data-end="15725">Franzoni E., State-of-the-art on methods for reducing rising damp in masonry, Journal of Cultural Heritage, 31S, 2018, pp. S3–S9. DOI: 10.1016/j.culher.2018.04.001.</strong> La review evidenzia che, nonostante l&#8217;ampio utilizzo delle diverse tecnologie, i dati sulla loro reale efficacia in edifici esistenti rimangono limitati. <br data-start="15919" data-end="15922" /><span class="contents" data-content-reference-start="16317" data-content-reference-end="16424"><span class="" data-state="closed"><a class="decorated-link" href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1296207418300864?utm" target="_blank" rel="noopener">Franzoni 2018 – ScienceDirect</a></span></span></p>
<p data-start="15963" data-end="16276"><strong data-start="15963" data-end="16194">Sánchez-Beitia S., Stresses analysis at the Altes Museum of Berlin by means of the Hole-Drilling technique (Donostia Method), Construction and Building Materials, 21, 2007, pp. 1680–1687. DOI: 10.1016/j.conbuildmat.2006.05.052.</strong> <br data-start="16234" data-end="16237" /><span class="contents" data-content-reference-start="16703" data-content-reference-end="16816"><span class="" data-state="closed"><a class="decorated-link" href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0950061806001875?utm" target="_blank" rel="noopener">Sánchez-Beitia 2007 – ScienceDirect</a></span></span></p>
<p data-start="16278" data-end="16703"><strong data-start="16278" data-end="16505">Laboratory validation of the hole-drilling technique on the most common load-bearing walls used in heritage constructions, Construction and Building Materials, 168, 2018, pp. 280–294. DOI: 10.1016/j.conbuildmat.2018.02.069.</strong> Lo studio riporta risultati più problematici sulle rubble-stone masonries rispetto alle murature in conci regolari. <br data-start="16661" data-end="16664" /><span class="contents" data-content-reference-start="17189" data-content-reference-end="17324"><span class="" data-state="closed"><a class="decorated-link" href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0950061818303027?utm" target="_blank" rel="noopener">Studio 2018 sulla Hole-Drilling Technique – ScienceDirect</a></span></span></p>
<p data-start="16705" data-end="17007"><strong data-start="16705" data-end="16851">Vogeley J., Protection against rising damp in masonry: the baroque palace in Ludwigsburg, a case study, University of Bath, 1985, pp. 113–123.</strong> Il caso è richiamato dalla letteratura scientifica successiva sul trattamento dell&#8217;umidità nelle murature storiche.</p>
<h2 data-section-id="1gieh1q" data-start="17009" data-end="17029">Domande frequenti</h2>
<h3 data-section-id="1fiogpp" data-start="17031" data-end="17092">Un piccolo foro può compromettere una muratura in pietra?</h3>
<p data-start="17094" data-end="17443">Non è possibile stabilirlo soltanto dal diametro. Il risultato dipende dalla tessitura muraria, dallo stato della malta, dalla presenza di vuoti o lesioni, dalla profondità e quantità delle perforazioni e dagli elementi realmente intercettati. Un foro isolato e una successione di perforazioni profonde alla stessa quota sono lavorazioni differenti.</p>
<h3 data-section-id="2sdb1j" data-start="17445" data-end="17517">La Cassazione ha stabilito che le barriere chimiche sono pericolose?</h3>
<p data-start="17519" data-end="17906">No. La sentenza n. 35837/2021 non riguardava una barriera chimica. Riguardava un intervento strutturale sulla torre civica di Noie Canavese. È però rilevante perché documenta un caso nel quale perforazioni eseguite su una muratura eterogenea, debole, con vuoti e fessurazioni, insieme alla mancata tempestiva sigillatura, furono individuate perizialmente tra le cause dirette del crollo.</p>
<h3 data-section-id="198d8b7" data-start="17908" data-end="17984">Le perforazioni modificano realmente lo stato tensionale della muratura?</h3>
<p data-start="17986" data-end="18298">Localmente sì. La tecnica Hole-Drilling viene utilizzata proprio misurando le deformazioni conseguenti al rilassamento delle tensioni prodotto dalla rimozione controllata di materiale. Ciò non significa che ogni foro produca un danno, ma dimostra che una perforazione non è meccanicamente neutra per definizione.</p>
<h3 data-section-id="nf8a82" data-start="18300" data-end="18370">Le barriere chimiche sono sempre inadatte alle murature in pietra?</h3>
<p data-start="18372" data-end="18770">Non è corretto formulare una regola assoluta valida per qualsiasi muratura. Le fonti istituzionali e scientifiche evidenziano però criticità specifiche nelle murature tradizionali e in pietrame: vuoti, distribuzione irregolare dell&#8217;iniettato, difficoltà nel garantire la continuità della barriera e danno fisico prodotto dalle perforazioni. La fattibilità deve quindi essere valutata caso per caso.</p>
<h3 data-section-id="mies6c" data-start="18772" data-end="18825">Cosa bisogna verificare prima di eseguire i fori?</h3>
<p data-start="18827" data-end="19196">Bisogna conoscere la tipologia della muratura, lo spessore, la tessitura, lo stato della malta, l&#8217;eventuale presenza di cavità, lesioni e nuclei incoerenti, oltre alla profondità, al diametro, all&#8217;interasse e alla tecnica prevista per la perforazione. Nei casi che possono avere rilevanza strutturale è necessaria una valutazione tecnica adeguata prima dell&#8217;esecuzione.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/forare-muratura-pietra-scienza-cassazione/">Forare una muratura in pietra è davvero un intervento irrilevante? Cosa dicono scienza, linee guida e Cassazione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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		<title>Barriera chimica nel cemento armato: quando i fori diventano un problema strutturale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Stevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 00:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casi studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una barriera chimica viene normalmente presentata come un intervento relativamente semplice: si praticano una serie di fori nella parte inferiore della parete, si introduce il prodotto e si crea una zona destinata a limitare il passaggio dell’acqua. Questo principio può essere discusso nel caso delle murature tradizionali, dove comunque l’efficacia dipende dalla natura del materiale, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/barriera-chimica-cemento-armato-danno/">Barriera chimica nel cemento armato: quando i fori diventano un problema strutturale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="1235" data-end="1867">Una barriera chimica viene normalmente presentata come un intervento relativamente semplice: si praticano una serie di fori nella parte inferiore della parete, si introduce il prodotto e si crea una zona destinata a limitare il passaggio dell’acqua. Questo principio può essere discusso nel caso delle <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/barriera-chimica-inutile-muratura-mattoni/">murature tradizionali</a>, dove comunque l’efficacia dipende dalla natura del materiale, dalla continuità dei giunti, dalla presenza di vuoti e soprattutto dalla corretta individuazione della causa dell’umidità. Quando però la stessa lavorazione viene trasferita su una parete in calcestruzzo armato, il problema cambia completamente.</p>
<p data-start="1869" data-end="2499">Il calcestruzzo armato non è infatti una muratura omogenea all’interno della quale si possa stabilire la posizione dei fori osservando soltanto la superficie. Dietro alcuni centimetri di copriferro possono trovarsi armature verticali e orizzontali, sovrapposizioni, staffe, rinforzi locali e zone nelle quali la quantità di acciaio è sensibilmente superiore a quella che si potrebbe immaginare dall’esterno. A questi elementi vanno aggiunti i difetti propri del getto: nidi di ghiaia, porzioni meno compatte, cavità, riprese di getto, fessurazioni e discontinuità che possono essere completamente invisibili prima dell&#8217;intervento.</p>
<p data-start="2501" data-end="2639">È per questo che il ragionamento non può iniziare dal prodotto da iniettare. Deve iniziare dall’elemento sul quale si intende intervenire.</p>
<h2 data-section-id="1gjugl1" data-start="2641" data-end="2702">Prima di forare bisogna sapere cosa contiene quella parete</h2>
<p data-start="2704" data-end="3093">Nel precedente approfondimento sui <strong data-start="2739" data-end="2813">fori nel cemento armato e sui riferimenti delle <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/fori-cemento-armato-normativa-cassazione/">NTC e della Cassazione</a></strong> abbiamo visto perché la rilevanza di una perforazione non possa essere stabilita prendendo in considerazione soltanto il suo diametro. Un foro isolato di pochi millimetri e una successione di decine di perforazioni profonde non rappresentano, tecnicamente, la stessa lavorazione.</p>
<p data-start="3095" data-end="3514">Il problema diventa ancora più evidente quando i fori vengono eseguiti secondo un allineamento prestabilito, perché la posizione della perforazione non viene scelta in funzione dell’armatura realmente presente, ma in funzione del passo richiesto dal trattamento. In assenza di una mappatura preventiva si sta quindi imponendo la geometria dell’intervento a una struttura della quale non si conosce la geometria interna.</p>
<p data-start="3516" data-end="3663">Questo metodo di procedere presenta un paradosso abbastanza evidente: prima si fora e soltanto durante la perforazione si scopre cosa c’era dietro.</p>
<p data-start="3665" data-end="3748">È esattamente il contrario di ciò che dovrebbe avvenire su un elemento strutturale.</p>
<p data-start="3665" data-end="3748"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3591 size-full" title="Fori nel cemento armato eseguiti su una parete strutturale controterra" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-nel-cemento-armato-eseguiti-su-una-parete-strutturale-controterra.jpeg" alt="Fori nel cemento armato eseguiti su una parete strutturale controterra" width="895" height="616" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-nel-cemento-armato-eseguiti-su-una-parete-strutturale-controterra.jpeg 895w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-nel-cemento-armato-eseguiti-su-una-parete-strutturale-controterra-300x206.jpeg 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-nel-cemento-armato-eseguiti-su-una-parete-strutturale-controterra-768x529.jpeg 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-nel-cemento-armato-eseguiti-su-una-parete-strutturale-controterra-220x150.jpeg 220w" sizes="auto, (max-width: 895px) 100vw, 895px" /></p>
<h2 data-section-id="1sieyyo" data-start="3750" data-end="3808">Qual è realmente la probabilità di incontrare un ferro?</h2>
<p data-start="3810" data-end="3958">È possibile rappresentare il problema anche attraverso un semplice esempio geometrico, senza pretendere di trasformarlo in una verifica strutturale.</p>
<p data-start="3960" data-end="4329">Supponiamo di avere barre di armatura del diametro di 12 mm disposte con passo di 30 cm. Se realizziamo un foro del diametro di 20 mm, la fascia geometrica all’interno della quale il foro può interferire con la barra è pari a circa 32 mm. Rapportata ai 300 mm del passo, corrisponde a un indice teorico di intercettazione di circa il 10,7% per una singola perforazione.</p>
<p data-start="4331" data-end="4398">Un foro Ø30 mm porta questa fascia a 42 mm e quindi a circa il 14%.</p>
<p data-start="4400" data-end="4613">Considerando dieci perforazioni e utilizzando un modello probabilistico semplificato, l’indice teorico di avere almeno un’interferenza raggiunge circa il <strong data-start="4554" data-end="4577">68% con fori Ø20 mm</strong> e circa il <strong data-start="4589" data-end="4612">78% con fori Ø30 mm</strong>.</p>
<p data-start="4615" data-end="5060">Sono numeri che vanno letti per ciò che rappresentano. Non significano che qualsiasi sequenza di dieci fori abbia matematicamente il 78% di probabilità di tagliare un ferro, perché nella struttura reale fori e armature non sono eventi casuali e indipendenti. Il calcolo serve però a mostrare un dato molto semplice: quando le perforazioni diventano numerose, l’interferenza con le armature non può più essere trattata come un’eventualità remota.</p>
<p data-start="5062" data-end="5254">E l’esempio è volutamente semplificato. Una parete reale può contenere due maglie di armatura, barre orizzontali, staffe, sovrapposizioni, concentrazioni locali e ferri di diametro differente.</p>
<p data-start="5256" data-end="5584">Di conseguenza la fotografia che abbiamo preparato, con una porzione di calcestruzzo integro affiancata alla stessa parete idealmente aperta per mostrare la densità delle armature, non vuole affermare che il calcestruzzo debba essere demolito per eseguire il lavoro. Serve a rendere visibile ciò che normalmente rimane nascosto.</p>
<p data-start="5256" data-end="5584"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3590 size-large" title="Indice teorico di intercettazione delle armature durante l’esecuzione di fori nel cemento armato" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Indice-teorico-di-intercettazione-delle-armature-durante-lesecuzione-di-fori-nel-cemento-armato-1024x1024.png" alt="Indice teorico di intercettazione delle armature durante l’esecuzione di fori nel cemento armato" width="1024" height="1024" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Indice-teorico-di-intercettazione-delle-armature-durante-lesecuzione-di-fori-nel-cemento-armato-1024x1024.png 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Indice-teorico-di-intercettazione-delle-armature-durante-lesecuzione-di-fori-nel-cemento-armato-300x300.png 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Indice-teorico-di-intercettazione-delle-armature-durante-lesecuzione-di-fori-nel-cemento-armato-150x150.png 150w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Indice-teorico-di-intercettazione-delle-armature-durante-lesecuzione-di-fori-nel-cemento-armato-768x768.png 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Indice-teorico-di-intercettazione-delle-armature-durante-lesecuzione-di-fori-nel-cemento-armato.png 1254w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2 data-section-id="1hggdjf" data-start="5586" data-end="5640">Le armature sono soltanto una parte del problema</h2>
<p data-start="5642" data-end="5735">Concentrarsi esclusivamente sulla possibilità di colpire un ferro sarebbe comunque riduttivo.</p>
<p data-start="5737" data-end="6267">Prima di decidere come impermeabilizzare o riparare una parete controterra occorre conoscere la qualità del calcestruzzo. Un getto può presentarsi superficialmente regolare e avere al proprio interno porzioni meno compatte, cavità, segregazioni o discontinuità. Può essere stato riparato in precedenza oppure avere ferri già interessati da corrosione. Possono inoltre essere presenti fessurazioni che seguono movimenti strutturali o semplici ritiri, e le due condizioni non possono evidentemente essere trattate nello stesso modo.</p>
<p data-start="6269" data-end="6646"><a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/trincea-drenante-quando-funziona/">La stessa presenza dell’acqua deve essere studiata nel tempo</a>. Durante il sopralluogo la parete può essere interessata da una quantità modesta di acqua e apparire relativamente stabile. Dopo precipitazioni prolungate, una risalita della falda o la saturazione del terreno circostante, la pressione e la quantità d’acqua che raggiungono la struttura possono essere molto diverse.</p>
<p data-start="6648" data-end="6805">Un punto che sembrava perfettamente sigillato in condizioni moderate può quindi manifestare nuovamente il problema quando cambia il regime idraulico esterno.</p>
<p data-start="6807" data-end="6955">È uno dei motivi per cui una <a href="https://www.dsdeumidificazioni.it/impermeabilizzazione-controterra-quando-serve/">diagnosi delle infiltrazioni controterra</a> non dovrebbe limitarsi a fotografare ciò che accade il giorno del sopralluogo.</p>
<h2 data-section-id="8img6t" data-start="6957" data-end="7034">Fessure, giunti e riprese di getto non si trattano tutti nello stesso modo</h2>
<p data-start="7036" data-end="7100">Particolare attenzione deve essere riservata alle discontinuità. Una parete controterra può avere riprese di getto orizzontali o verticali, giunti strutturali oppure sistemi predisposti in fase costruttiva per limitare il passaggio dell’acqua. Possono essere presenti waterstop, giunti bentonitici, sistemi acrilici o altri elementi di tenuta. Prima di intervenire sulla superficie bisogna quindi capire se il percorso dell’acqua coincide con una di queste discontinuità e quale sia lo stato dell’elemento originariamente predisposto.</p>
<p data-start="7573" data-end="7851">Lo stesso vale per una fessura. Iniettare una resina perché “da lì esce acqua” non costituisce automaticamente una riparazione corretta. Prima bisogna sapere perché quella fessura esiste, se è stabile, se presenta movimento, quale profondità raggiunge e quali elementi incontra.</p>
<p data-start="7853" data-end="8271">Le resine idroreattive sono strumenti molto utili quando vengono utilizzate nella posizione e con la funzione corretta, soprattutto per arrestare ingressi d’acqua localizzati o creare un tamponamento preliminare. Ma proprio perché reagiscono rapidamente con l’acqua e possono espandersi, non dovrebbero essere considerate un prodotto universale da introdurre indiscriminatamente all’interno di qualsiasi discontinuità.</p>
<p data-start="8273" data-end="8485">In particolare, intervenire in corrispondenza di un giunto senza sapere come quel giunto sia stato costruito significa modificare un dettaglio tecnico del quale non si conosce né la geometria né il comportamento.</p>
<h2 data-section-id="8wpehz" data-start="8487" data-end="8561">Impermeabilizzare il calcestruzzo non significa necessariamente forarlo</h2>
<p data-start="8563" data-end="8616">Questo è probabilmente il passaggio più interessante. Nel risanamento del calcestruzzo esistono oggi sistemi che lavorano direttamente sul supporto senza la necessità di realizzare una successione di perforazioni profonde. I trattamenti cristallizzanti, quando compatibili con il tipo e lo stato del calcestruzzo, sfruttano reazioni all’interno della sua struttura capillare per ridurne la permeabilità all’acqua. Esistono inoltre malte da ripristino, prodotti a presa rapidissima per arrestare venute d’acqua localizzate, sistemi cementizi impermeabilizzanti e cicli composti nei quali ogni materiale svolge una funzione specifica.</p>
<p data-start="9198" data-end="9299">Non esiste quindi alcuna ragione tecnica per considerare la perforazione come passaggio obbligatorio.</p>
<p data-start="9301" data-end="9535">Dighe, opere idrauliche, gallerie, ponti, strutture marittime e manufatti controterra vengono mantenuti e riparati attraverso sistemi estremamente differenti proprio perché estremamente differenti sono le patologie che li interessano.</p>
<p data-start="9537" data-end="9920">Una galleria nella quale compare un’infiltrazione dalla calotta è un esempio molto semplice per capire il concetto: nessun tecnico serio partirebbe dall’idea astratta di “fare una barriera”. Prima verrebbero individuati percorso dell’acqua, discontinuità, condizioni del calcestruzzo, pressione, difetti e possibilità di accesso; solo dopo verrebbe progettato il ciclo di intervento.</p>
<p data-start="9922" data-end="10031">Per quale motivo lo stesso metodo dovrebbe scomparire quando si interviene nel seminterrato di un’abitazione?</p>
<h2 data-section-id="1a10ka7" data-start="10033" data-end="10082">Prima la diagnosi, poi il piano di risanamento</h2>
<p data-start="10084" data-end="10287">Nel caso che ha portato a questo approfondimento, l’aspetto determinante non è stato trovare un prodotto diverso da quello inizialmente proposto. È stato cambiare completamente l’ordine delle operazioni.</p>
<p data-start="10289" data-end="10495">Prima è stata analizzata la struttura e ricostruita la reale origine del problema. Successivamente sono stati individuati i difetti da riparare e soltanto alla fine è stato definito il ciclo di risanamento.</p>
<p data-start="10497" data-end="10835">Questo ha consentito di evitare una perforazione diffusa del calcestruzzo e di intervenire esclusivamente dove necessario. Nel caso specifico, il costo complessivo dell’intervento progettato, considerando anche la diagnostica, è risultato <strong data-start="10736" data-end="10834">inferiore di oltre il 70% rispetto alla soluzione inizialmente ipotizzata con barriera chimica</strong>.</p>
<p data-start="10837" data-end="11134">Questo dato non dimostra che una diagnosi faccia sempre risparmiare il 70%. Sarebbe una generalizzazione sbagliata. Dimostra però qualcosa che ritengo molto più utile: conoscere realmente la patologia consente di eliminare dal progetto tutte le lavorazioni che non hanno una funzione dimostrabile.</p>
<p data-start="11136" data-end="11236">Ed è probabilmente questo l’aspetto più difficile da accettare per chi vende una soluzione standard.</p>
<p data-start="11238" data-end="11437">Se il lavoro parte dalla tecnologia, quasi tutti gli edifici finiscono per avere bisogno della stessa tecnologia. Se invece parte dalla diagnosi, può accadere che quella tecnologia non serva affatto.</p>
<h2 data-section-id="1ghkfe8" data-start="11439" data-end="11499">La barriera chimica nel cemento armato va quindi esclusa?</h2>
<p data-start="11501" data-end="11784">Non formulerei una regola assoluta secondo cui qualsiasi iniezione all’interno di qualsiasi struttura in calcestruzzo armato sia vietata o tecnicamente errata. Esistono lavorazioni mediante iniezione espressamente progettate per il calcestruzzo e utilizzate con risultati eccellenti.</p>
<p data-start="11786" data-end="11809">Il problema è un altro: u<strong data-start="11811" data-end="12054">na barriera chimica proposta come trattamento standard contro l’umidità e realizzata mediante decine di perforazioni profonde in una parete strutturale non può essere considerata una lavorazione banale soltanto perché i fori sono piccoli.</strong></p>
<p data-start="12056" data-end="12312">Prima occorre sapere che elemento stiamo perforando, dove sono le armature, quale sia la qualità del calcestruzzo, quali discontinuità siano presenti, da dove provenga realmente l’acqua e quale comportamento abbia la struttura nelle condizioni più gravose.</p>
<p data-start="12314" data-end="12364">Solo dopo è possibile stabilire se occorre forare. E potrebbe anche accadere che, una volta eseguita correttamente questa valutazione, il trapano non serva affatto.</p>
<h2 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-section-id="1gieh1q" data-start="13145" data-end="13165">Domande frequenti</h2>
<h3 data-section-id="15ac4km" data-start="13167" data-end="13229">La barriera chimica nel cemento armato è sempre sbagliata?</h3>
<p data-start="13230" data-end="13436">No. Ma nel cemento armato non può essere considerata una scelta automatica o banale. Prima vanno valutati armature, cavità, qualità del materiale, giunti, stato di conservazione e reale percorso dell’acqua.</p>
<h3 data-section-id="l7ogek" data-start="13438" data-end="13508">Intercettare un ferro significa sempre compromettere la struttura?</h3>
<p data-start="13509" data-end="13706">Non automaticamente. Dipende da diametro, posizione, funzione dell’armatura, numero di intercettazioni e caratteristiche dell’elemento. Proprio per questo l’interferenza non può essere banalizzata.</p>
<h3 data-section-id="129a51z" data-start="13708" data-end="13751">Le resine idroreattive risolvono tutto?</h3>
<p data-start="13752" data-end="13892">No. Possono essere utili come presidio locale o fase intermedia in alcune situazioni, ma non sostituiscono un piano di risanamento completo.</p>
<h3 data-section-id="uip20h" data-start="13894" data-end="13930">Esistono alternative senza fori?</h3>
<p data-start="13931" data-end="14126">Sì. In molti casi esistono trattamenti per contatto diretto e cicli di cristallizzazione del calcestruzzo che permettono di impermeabilizzare e consolidare senza ricorrere a perforazioni diffuse.</p>
<h3 data-section-id="1drhjl8" data-start="14128" data-end="14163">Qual è il primo passo corretto?</h3>
<p data-start="14164" data-end="14298">La diagnosi. Sempre. Perché senza una diagnosi reale si rischia di applicare una soluzione standard su un problema che standard non è.</p>
<h1 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-section-id="1v827ii" data-start="15472" data-end="15519">FONTI TECNICHE</h1>
<p data-start="15521" data-end="15621">D.M. 17 gennaio 2018 – Aggiornamento delle Norme tecniche per le costruzioni (NTC 2018), Capitolo 8.</p>
<p data-start="15623" data-end="15770">Circolare 21 gennaio 2019, n. 7 C.S.LL.PP. – Istruzioni per l’applicazione dell’Aggiornamento delle Norme tecniche per le costruzioni, Capitolo C8.</p>
<p data-start="15772" data-end="15874">D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 – Testo unico dell’edilizia, con particolare riferimento all’art. 94-bis.</p>
<p data-start="15876" data-end="15994">Per l’approfondimento giurisprudenziale: <a class="decorated-link" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/fori-cemento-armato-normativa-cassazione/" target="_new" rel="noopener" data-start="15919" data-end="15994">https://www.dsdeumidificazioni.it/fori-cemento-armato-normativa-cassazione/</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/barriera-chimica-cemento-armato-danno/">Barriera chimica nel cemento armato: quando i fori diventano un problema strutturale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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		<title>Fori nel cemento armato: normativa, responsabilità e sentenze della Cassazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Stevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 23:56:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[informazioni gratuite]]></category>
		<category><![CDATA[cemento armato. calcestruzzo armato]]></category>
		<category><![CDATA[fori nel cemento armato]]></category>
		<category><![CDATA[NTC 2018]]></category>
		<category><![CDATA[patologia edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità appaltatore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un foro di pochi millimetri o centimetri può sembrare una lavorazione insignificante. Ma il diametro del singolo foro non è il parametro con cui si può stabilire, da solo, se un intervento su una struttura in cemento armato sia irrilevante. La questione cambia quando le perforazioni diventano numerose, profonde, ripetute secondo una linea, oppure quando &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/fori-cemento-armato-normativa-cassazione/">Fori nel cemento armato: normativa, responsabilità e sentenze della Cassazione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="2319" data-end="2559">Un foro di pochi millimetri o centimetri può sembrare una lavorazione insignificante. Ma il diametro del singolo foro non è il parametro con cui si può stabilire, da solo, se un intervento su una struttura in cemento armato sia irrilevante.</p>
<p data-start="2561" data-end="2804">La questione cambia quando le perforazioni diventano numerose, profonde, ripetute secondo una linea, oppure quando vengono eseguite senza conoscere la posizione delle armature, lo stato del calcestruzzo e la funzione dell’elemento interessato.</p>
<p data-start="2806" data-end="2994">Una parete in cemento armato, infatti, <strong data-start="2845" data-end="2993">non smette di essere una struttura perché qualcuno decide di chiamare le perforazioni “trattamento”, “iniezione” o “intervento contro l’umidità”</strong>.</p>
<p data-start="2996" data-end="3082">Il nome commerciale della lavorazione non modifica ciò che viene fisicamente eseguito.</p>
<p data-start="3084" data-end="3457">Questo articolo non sostiene che sia genericamente vietato realizzare un foro nel cemento armato. Una simile affermazione sarebbe sbagliata. Il problema è un altro: capire quando una perforazione può essere considerata tecnicamente irrilevante e quando, invece, quantità, posizione, profondità o possibile interferenza con le armature richiedano una valutazione preventiva.</p>
<p data-start="3459" data-end="3556">Ed è proprio su questo punto che normativa tecnica e giurisprudenza diventano molto interessanti.</p>
<h2 data-section-id="1q9hpgp" data-start="3558" data-end="3615">Perché il problema non è soltanto il diametro del foro?</h2>
<p data-start="3617" data-end="3720">Le Norme Tecniche per le Costruzioni affrontano direttamente un principio che viene spesso dimenticato.</p>
<p data-start="3722" data-end="4055">Nel § 8.3, dedicato alla valutazione della sicurezza delle costruzioni esistenti, vengono considerate anche le opere <strong data-start="3839" data-end="3874">non dichiaratamente strutturali</strong> quando interagiscono, anche solo in parte, con elementi aventi funzione strutturale e ne riducono in maniera consistente capacità o rigidezza.</p>
<p data-start="4057" data-end="4085">La distinzione è importante&#8230; Un intervento non diventa strutturalmente irrilevante semplicemente perché la sua finalità originaria non è strutturale.</p>
<p data-start="4209" data-end="4520">Un impianto, un trattamento contro l’umidità, una serie di iniezioni o qualsiasi altra lavorazione può nascere con una finalità completamente diversa, ma se per realizzarla si interviene fisicamente su una parete, una trave, un pilastro o un altro elemento resistente occorre considerare l’interazione prodotta.</p>
<p data-start="4522" data-end="4808">Questo non significa che ogni tassello o ogni piccolo foro debba automaticamente essere sottoposto a una verifica strutturale. Significa però che <strong data-start="4668" data-end="4807">l’irrilevanza non può essere presunta senza considerare cosa viene perforato, quanto viene perforato e che cosa può essere intercettato</strong>.</p>
<p data-start="4522" data-end="4808"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3582" title="Fori nel cemento armato eseguiti in modo irregolare in prossimità di discontinuità di casseratura" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-nel-cemento-armato-eseguiti-in-modo-irregolare-in-prossimita-di-discontinuita-di-casseratura.jpg" alt="Fori nel cemento armato eseguiti in modo irregolare in prossimità di discontinuità di casseratura" width="831" height="502" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-nel-cemento-armato-eseguiti-in-modo-irregolare-in-prossimita-di-discontinuita-di-casseratura.jpg 470w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Fori-nel-cemento-armato-eseguiti-in-modo-irregolare-in-prossimita-di-discontinuita-di-casseratura-300x181.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 831px) 100vw, 831px" /></p>
<p data-start="4810" data-end="4909"><em>Una perforazione isolata è una cosa. Una successione di decine di perforazioni profonde è un’altra.</em></p>
<p data-start="4911" data-end="5100">Eseguire queste lavorazioni senza conoscere la geometria strutturale significa affrontare il problema al contrario: prima si modifica l’elemento, poi eventualmente si scopre cosa conteneva.</p>
<h2 data-section-id="1emei3f" data-start="5102" data-end="5171">Cosa prevedono le NTC per gli interventi sulle strutture esistenti?</h2>
<p data-start="5173" data-end="5319">Il Capitolo 8 delle NTC 2018 distingue gli interventi sulle costruzioni esistenti in riparazioni o interventi locali, miglioramenti e adeguamenti.</p>
<p data-start="5321" data-end="5845">Per gli interventi locali viene stabilito un principio molto preciso: possono riguardare singole parti o elementi strutturali, ma non devono modificare significativamente il comportamento globale della costruzione e, soprattutto, <strong data-start="5551" data-end="5609">non devono ridurre i livelli di sicurezza preesistenti</strong>. Il progetto può essere limitato alla parte interessata, ma deve documentare le carenze riscontrate e dimostrare che l&#8217;intervento non produca conseguenze negative sulle altre parti della struttura.</p>
<p data-start="5847" data-end="5970">Ancora più interessante, per il tipo di problema che stiamo analizzando, è ciò che le NTC prevedono nella fase conoscitiva.</p>
<p data-start="5972" data-end="6378">Il rilievo deve consentire di individuare l&#8217;organismo resistente, tenendo conto della qualità e dello stato di conservazione dei materiali. Devono inoltre essere individuati dissesti, quadri fessurativi e meccanismi di danno. Per conoscere caratteristiche e degrado dei materiali, la norma richiama documentazione disponibile, verifiche visive e indagini sperimentali.</p>
<p data-start="6380" data-end="6468">Questo passaggio contiene una logica che va molto oltre il semplice adempimento formale.</p>
<p data-start="6470" data-end="6536"><strong data-start="6470" data-end="6536">Prima si conosce la struttura. Poi si decide come intervenire.</strong></p>
<p data-start="6538" data-end="6878">Su una parete in calcestruzzo armato possono essere presenti armature verticali e orizzontali, sovrapposizioni, staffe, rinforzi locali, giunti, attraversamenti, discontinuità del getto, nidi di ghiaia, fessurazioni e precedenti riparazioni. Una parte di queste condizioni può non essere riconoscibile guardando semplicemente la superficie.</p>
<p data-start="6880" data-end="7052">Per questo motivo, quando una lavorazione prevede numerose perforazioni profonde, la conoscenza preventiva di ciò che si trova all&#8217;interno dell&#8217;elemento non è un dettaglio.</p>
<p data-start="7054" data-end="7083">È parte del problema tecnico.</p>
<h2 data-section-id="zhzycu" data-start="7085" data-end="7141">La Cassazione: l&#8217;appaltatore non è un esecutore cieco</h2>
<p data-start="7143" data-end="7255">Su questo aspetto la giurisprudenza della Corte di Cassazione assume una posizione particolarmente interessante.</p>
<p data-start="7257" data-end="7705">La sentenza della Cassazione civile n. <strong data-start="7296" data-end="7325">22036 del 17 ottobre 2014</strong> stabilisce che l&#8217;appaltatore deve realizzare l&#8217;opera a regola d&#8217;arte utilizzando la diligenza qualificata prevista dall&#8217;art. 1176, secondo comma, del Codice civile. Questo comporta l&#8217;impiego delle competenze e dei mezzi tecnici normalmente necessari in relazione all&#8217;attività esercitata, anche allo scopo di evitare possibili eventi dannosi.</p>
<p data-start="7707" data-end="7748">Ma la parte più significativa viene dopo:</p>
<p data-start="7750" data-end="8017">La Corte afferma che l&#8217;appaltatore può essere responsabile anche quando esegue un progetto predisposto dal committente se, disponendo delle cognizioni tecniche necessarie, non segnala carenze o errori che avrebbe dovuto rilevare.</p>
<p data-start="8019" data-end="8096">È un principio molto importante nel settore delle lavorazioni specialistiche. Non è sufficiente sostenere: “abbiamo eseguito il sistema che utilizziamo normalmente” oppure: “Il cliente ci ha chiesto di fare questo.”</p>
<p data-start="8241" data-end="8390">Chi propone ed esegue professionalmente una lavorazione possiede — o dovrebbe possedere — una competenza tecnica proporzionata a ciò che sta facendo.</p>
<p data-start="8392" data-end="8922"><a href="https://simpliciter.ai/app/search/public/giurisprudenza/d903023c-32d1-509f-8c0f-5df40bcd179b/cassazione/" target="_blank" rel="noopener">La Cassazione n. <strong data-start="8409" data-end="8423">23594/2017</strong></a> ha ulteriormente chiarito che l&#8217;appaltatore non diventa automaticamente un semplice <em data-start="8508" data-end="8524">nudus minister</em>, cioè un esecutore privo di autonomia critica, soltanto perché esiste un progetto o perché riceve indicazioni dal committente. In assenza delle condizioni che dimostrino una totale subordinazione alle istruzioni altrui, rimane l&#8217;obbligo di controllare, nei limiti delle proprie competenze, la congruità dell&#8217;intervento e di segnalare gli errori riconoscibili.</p>
<p data-start="8924" data-end="9261">La stessa linea è stata ribadita anche successivamente dalla giurisprudenza e, nel 2025, la Cassazione ha ricordato che appaltatore e subappaltatore sono generalmente sottoposti alla medesima diligenza professionale qualificata prevista dall&#8217;art. 1176, comma 2, salvo specifiche diverse pattuizioni.</p>
<p data-start="9263" data-end="9301">Il principio che ne emerge è semplice:</p>
<p data-start="9303" data-end="9498"><strong data-start="9303" data-end="9498">essere capaci di utilizzare un trapano o un sistema di iniezione non equivale ad avere già dimostrato che quella perforazione possa essere eseguita in sicurezza su quella specifica struttura.</strong></p>
<p data-start="9303" data-end="9498"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3583 size-large" title="Mappatura delle armature interne in una parete portante controterra prima di eseguire fori nel cemento armato" src="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Mappatura-delle-armature-interne-in-una-parete-portante-controterra-prima-di-eseguire-fori-nel-cemento-armato-1024x1024.png" alt="Mappatura delle armature interne in una parete portante controterra prima di eseguire fori nel cemento armato" width="1024" height="1024" srcset="https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Mappatura-delle-armature-interne-in-una-parete-portante-controterra-prima-di-eseguire-fori-nel-cemento-armato-1024x1024.png 1024w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Mappatura-delle-armature-interne-in-una-parete-portante-controterra-prima-di-eseguire-fori-nel-cemento-armato-300x300.png 300w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Mappatura-delle-armature-interne-in-una-parete-portante-controterra-prima-di-eseguire-fori-nel-cemento-armato-150x150.png 150w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Mappatura-delle-armature-interne-in-una-parete-portante-controterra-prima-di-eseguire-fori-nel-cemento-armato-768x768.png 768w, https://www.dsdeumidificazioni.it/wp-content/uploads/2026/09/Mappatura-delle-armature-interne-in-una-parete-portante-controterra-prima-di-eseguire-fori-nel-cemento-armato.png 1254w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2 data-section-id="1oc2kdf" data-start="9500" data-end="9569">Sicurezza strutturale e gravi difetti: cosa ha detto la Cassazione?</h2>
<p data-start="9571" data-end="9660">La stessa sentenza n. 22036/2014 contiene un secondo passaggio particolarmente rilevante.</p>
<p data-start="9662" data-end="10001">La Corte ha considerato la mancanza dei livelli di sicurezza garantiti dal rispetto delle prescrizioni tecniche uniformi come circostanza capace di incidere sulla sostanza e sulla stabilità dell&#8217;immobile e quindi potenzialmente riconducibile ai gravi difetti previsti dall&#8217;art. 1669 del Codice civile.</p>
<p data-start="10003" data-end="10135">Attenzione: questo non significa che ogni foro eseguito male costituisca automaticamente un “grave difetto” ai sensi dell&#8217;art. 1669.</p>
<p data-start="10137" data-end="10328">Significa qualcosa di diverso e più serio: <strong data-start="10180" data-end="10327">quando il problema riguarda i livelli di sicurezza dell&#8217;opera, non siamo più necessariamente nell&#8217;ambito di una semplice imperfezione esecutiva</strong>.</p>
<p data-start="10330" data-end="10745">Nel 2025 la Cassazione, con ordinanza n. <strong data-start="10371" data-end="10385">17028/2025</strong>, ha inoltre ribadito che i difetti rilevanti ai sensi dell&#8217;art. 1669 possono derivare non soltanto dalla cattiva esecuzione materiale, ma anche dall&#8217;imperfetta o erronea progettazione dell&#8217;opera. La mera conoscenza o approvazione del progetto non equivale all&#8217;accettazione preventiva dei difetti che ne potranno derivare.</p>
<p data-start="10747" data-end="11118">Anche le eventuali clausole contrattuali di esonero dalla responsabilità hanno limiti precisi. Con la sentenza n. <strong data-start="10861" data-end="10874">3659/2024</strong>, la Cassazione ha stabilito che una clausola di esonero per i vizi dell&#8217;opera può operare nei limiti dei vizi riconducibili a colpa lieve, ma non può estendersi alla garanzia prevista dall&#8217;art. 1669 c.c.</p>
<p data-start="11120" data-end="11369">Questo punto merita attenzione soprattutto quando interventi specialistici vengono proposti attraverso moduli standard, contratti predisposti dall&#8217;impresa o semplici dichiarazioni secondo cui eventuali conseguenze sarebbero a carico del committente.</p>
<p data-start="11371" data-end="11488">Il contratto non può trasformare automaticamente una lavorazione tecnicamente inadeguata in una lavorazione corretta.</p>
<h2 data-section-id="4pv3pt" data-start="11490" data-end="11565">DPR 380/2001: né “serve sempre il Genio Civile” né “non serve mai nulla”</h2>
<p data-start="11567" data-end="11636">Anche su questo argomento è necessario evitare affermazioni assolute. L&#8217;art. 94-bis del DPR 380/2001 distingue, ai fini della disciplina strutturale in zona sismica, interventi rilevanti, interventi di minore rilevanza e interventi privi di rilevanza per la pubblica incolumità.</p>
<p data-start="11848" data-end="12305">Tra quelli di minore rilevanza vengono comprese le riparazioni e gli interventi locali sulle costruzioni esistenti. Per gli interventi rilevanti è prevista l&#8217;autorizzazione preventiva secondo la disciplina dell&#8217;art. 94; per quelli di minore rilevanza e privi di rilevanza la disciplina è diversa e le Regioni adottano specifiche elencazioni e procedure. Restano inoltre ferme altre procedure previste dal Testo Unico.</p>
<p data-start="12307" data-end="12374">Per questo motivo due affermazioni opposte sono entrambe sbagliate:</p>
<ol>
<li data-start="12376" data-end="12454"><strong data-start="12376" data-end="12454">“Ogni foro nel cemento armato richiede sempre autorizzazione strutturale.”</strong></li>
<li data-start="12459" data-end="12559"><strong data-start="12459" data-end="12559">“Sono soltanto piccoli fori, quindi non esiste mai alcun problema strutturale o amministrativo.”</strong></li>
</ol>
<p data-start="12561" data-end="12743">L&#8217;inquadramento dipende dalla struttura, dalla quantità e geometria delle lavorazioni, dalle conseguenze sull&#8217;elemento, dalla zona sismica e dalle disposizioni regionali applicabili.</p>
<p data-start="12745" data-end="12801">La valutazione viene quindi prima della classificazione, non il contrario.</p>
<p data-start="12894" data-end="13127">Prima di realizzare numerose perforazioni profonde in una struttura in cemento armato bisognerebbe conoscere almeno la funzione dell&#8217;elemento, le sue caratteristiche, lo stato di conservazione e la possibile posizione delle armature.</p>
<p data-start="13129" data-end="13247">Quando necessario, le armature possono essere preventivamente localizzate con metodologie non distruttive appropriate.</p>
<p data-start="13249" data-end="13484">Non perché esista una norma che contenga la frase “prima di ogni foro utilizzare un pacometro”, ma perché <strong data-start="13355" data-end="13483">la conoscenza dell&#8217;elemento interessato è la condizione necessaria per valutare correttamente le conseguenze dell&#8217;intervento</strong>.</p>
<p data-start="13486" data-end="13643">Una parete strutturale resta una parete strutturale anche quando il foro serve a iniettare una resina, un prodotto idrofobizzante o qualsiasi altra sostanza.</p>
<p data-start="13645" data-end="13753">E una lavorazione non diventa tecnicamente corretta soltanto perché è stata ripetuta molte volte in passato.</p>
<p data-start="13755" data-end="13800">La regola dovrebbe essere molto più semplice: <strong data-start="13802" data-end="13860">conoscere prima, progettare dopo, eseguire per ultimo.</strong></p>
<p data-start="13862" data-end="13978">È esattamente il contrario dell&#8217;intervenire alla cieca e verificare i danni quando ormai il foro è stato realizzato.</p>
<h1 data-section-id="tg0mm1" data-start="13985" data-end="14028">Domande frequenti:</h1>
<h3 data-section-id="1iarkoo" data-start="14030" data-end="14083">Si può forare un muro portante in cemento armato?</h3>
<p data-start="14085" data-end="14516">Sì, non esiste un divieto generale che impedisca qualsiasi perforazione del cemento armato. Occorre però valutare caratteristiche dell&#8217;elemento, dimensioni, posizione, profondità e numero dei fori e soprattutto la possibile interferenza con le armature. Quando la lavorazione interagisce significativamente con un elemento strutturale, non può essere considerata irrilevante per definizione.</p>
<h3 data-section-id="a1kai6" data-start="14518" data-end="14584">Ogni foro nel cemento armato richiede una pratica strutturale?</h3>
<p data-start="14586" data-end="14907">No. Non è corretto affermare che ogni singola perforazione richieda automaticamente una pratica strutturale. L&#8217;inquadramento dipende dalla natura e dall&#8217;entità dell&#8217;intervento e, in zona sismica, anche dalla classificazione prevista dal DPR 380/2001 e dalle disposizioni regionali.</p>
<h3 data-section-id="7s4873" data-start="14909" data-end="14960">Cosa prevedono le NTC per un intervento locale?</h3>
<p data-start="14962" data-end="15202">Le NTC stabiliscono che gli interventi locali non devono ridurre i livelli di sicurezza preesistenti e che occorre documentare le condizioni dell&#8217;elemento interessato e le conseguenze dell&#8217;intervento.</p>
<h3 data-section-id="cxd84w" data-start="15204" data-end="15292">L&#8217;impresa è responsabile se ha semplicemente seguito le indicazioni del committente?</h3>
<p data-start="15294" data-end="15707">Non necessariamente è esonerata. La Cassazione ha più volte affermato che l&#8217;appaltatore deve operare con diligenza professionale qualificata e, nei limiti delle proprie competenze, segnalare errori o carenze riconoscibili. La responsabilità può essere esclusa in particolari situazioni nelle quali sia effettivamente ridotto a mero esecutore privo di autonomia decisionale.</p>
<h3 data-section-id="18el1x1" data-start="15709" data-end="15799">Intercettare un ferro d&#8217;armatura significa automaticamente compromettere la struttura?</h3>
<p data-start="15801" data-end="16093">No. Dipende da diametro e funzione della barra, entità del danneggiamento, geometria dell&#8217;elemento, sollecitazioni e armatura complessiva. Un&#8217;armatura intaccata o recisa richiede però una valutazione specifica: non è corretto stabilirne l&#8217;irrilevanza soltanto osservando il foro dall&#8217;esterno.</p>
<h3 data-section-id="1m4n5y1" data-start="16095" data-end="16160">È obbligatorio localizzare i ferri prima di eseguire un foro?</h3>
<p data-start="16162" data-end="16534">Non esiste una regola generale che imponga la mappatura preventiva per qualsiasi minima perforazione. Quando però devono essere eseguiti numerosi fori profondi su un elemento strutturale e la posizione delle armature non è nota, la loro preventiva individuazione costituisce una misura tecnicamente coerente con la necessità di conoscere la struttura prima di modificarla.</p>
<h3 data-section-id="fqowoj" data-start="16536" data-end="16586">Quali sono i principali riferimenti normativi?</h3>
<p data-start="16588" data-end="16932">Per le costruzioni esistenti il riferimento tecnico principale è il Capitolo 8 delle NTC 2018, insieme alla relativa Circolare applicativa n. 7/2019. Per gli aspetti amministrativi e sismici occorre considerare il DPR 380/2001 e, in particolare, l&#8217;art. 94-bis, oltre alla normativa regionale applicabile.</p>
<h3 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="912" data-end="965">Fonti e riferimenti normativi e giurisprudenziali</h3>
<p data-start="967" data-end="1147">D.M. 17 gennaio 2018 – <em data-start="990" data-end="1056">Aggiornamento delle Norme tecniche per le costruzioni (NTC 2018)</em>, Capitolo 8 “Costruzioni esistenti”, con particolare riferimento ai §§ 8.3, 8.4.1 e 8.5.2.</p>
<p data-start="1149" data-end="1329">Circolare 21 gennaio 2019, n. 7 C.S.LL.PP. – <em data-start="1194" data-end="1315">Istruzioni per l&#8217;applicazione dell&#8217;Aggiornamento delle Norme tecniche per le costruzioni di cui al D.M. 17 gennaio 2018</em>, Capitolo C8.</p>
<p data-start="1331" data-end="1456">D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 – <em data-start="1362" data-end="1442">Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia</em>, art. 94-bis.</p>
<p data-start="1458" data-end="1518">Codice civile – art. 1176, comma 2; artt. 1656, 1667 e 1669.</p>
<p data-start="1520" data-end="1591">Corte di Cassazione civile, Sez. I, sentenza 17 ottobre 2014, n. 22036.</p>
<p data-start="1593" data-end="1664">Corte di Cassazione civile, Sez. I, ordinanza 9 ottobre 2017, n. 23594.</p>
<p data-start="1666" data-end="1737">Corte di Cassazione civile, Sez. II, sentenza 9 febbraio 2024, n. 3659.</p>
<p data-start="1739" data-end="1809">Corte di Cassazione civile, Sez. II, sentenza 3 giugno 2025, n. 14870.</p>
<p data-start="1811" data-end="1883">Corte di Cassazione civile, Sez. II, ordinanza 25 giugno 2025, n. 17028.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it/fori-cemento-armato-normativa-cassazione/">Fori nel cemento armato: normativa, responsabilità e sentenze della Cassazione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dsdeumidificazioni.it">Daniele Stevoli</a>.</p>
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