Lo specialista dell'umidità di risalita Ferrara, Ravenna, Rovigo, Mantova, Bologna e Modena.

Barriera chimica per umidità di risalita

Come impresa edile specializzata in umidità di risalita, vi descriverò i pro e i contro della barriera chimica per l'umidità di risalita , i cui punti deboli sono spesso ignorati

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La Barriera chimica per umidità di risalita

La barriera chimica, detta di San Paolo è stata l’unica arma di difesa dalla risalita per molti anni,soprattutto dopo che fu vietato il taglio fisico per ovvi motivi di stabilità, la barriera è un sistema molto invasivo e grezzo, ma se viene messa a punto nel modo giusto, può arrestare la risalita per almeno 10 anni.

In che metodo funziona la barriera chimica?

Il metodo risale al 1950 grazie all’inglese Peter Cox, per realizzarlo si iniettano nel muro delle sostanze composte da monomeri (particelle semplici) a pressione o per caduta, ad una quota continua, solitamente all’estradosso del piano di calpestio esterno, vale a dire appena fuori dal terreno (ma non è detto che sia sempre così).

Se i pori del manufatto alla fine del trattamento saranno totalmente intasati da questi (formando appunto una barriera chimica), avremo messo al sicuro il muro dalla risalita dall’altezza della barriera in su.

Solitamente coincide con il piano di calpestio negli edifici fuori terra, se i pori saranno pieni non ci sarà spazio perché passi l’acqua, mediamente la vita di questo prodotto va dai 10 ai 15 anni, io do la garanzia di 10 anni, termine in cui il prodotto solitamente comincia a seccarsi, e viene evacuato o spinto più in alto dalla risalita.

Barriera Chimica
inserimento degli iniettori negli appositi fori

Nel corso dei decenni dopoguerra sono state messe a punto diverse miscele di barriera chimica: ai silicati, silossani, siliconi, stearati, resine espandenti e le microemulsioni.

I silicati di potassio sono molto alcalini, quindi per vetrificare necessitano di CO2, causano la produzione di sali bicarbonati che si accumulano agli altri sali anche se non si tratta di un sale molto dannoso. Infine nell’asciugarsi il gel si ritira e diminuisce di volume, cosa che permette all’acqua di passare.

La barriera chimica ai silossani è molto utilizzata per la sua efficacia penetrante, velocità di vetrificazione e facilità di posa sia a iniezione che per caduta. Necessitano di preparazione alcalina per non danneggiarsi all’interno del muro.

Anche le barriere ai siliconi sono molto utilizzate e come quelle ai silossani hanno una buona efficacia penetrante, velocità di vetrificazione e facilità di posa sia a iniezione che per caduta. Il più comune è il metilsiliconato di potassio, alcune aziende lo garantiscono per 20 anni, ma nutro seri dubbi su questa durata. Anche questi hanno bisogno di una forte preparazione alcalina in caso di acidità.

Gli stearati di ammonio o zinco hanno la pecca di essere inutili in presenza di cloruri, quindi nelle località costiere marittime.

Le resine espandenti vengono per lo più utilizzate all’esterno dei muri negli ambienti interrati, inserite tra il muro ed il terrapieno anche nel poco spazio disponibile, in modo da creare un isolamento dal terreno e dall’acqua, possono essere monocomponenti o bi-componenti ed una volta iniettate tramite fori di qualche millimetro aumentano di volume creando un cuscino idrorepellente, va però detto che richiede manodopera altamente specializzata e che è difficile verificarne la riuscita.

Le microemulsioni vengono iniettate nel muro previa preparazione dei mattoni in forma alcalina, in seguito si formano poli-silossani impermeabili che impediscono l’accesso d’acqua, purtroppo è molto invasiva e costosa per i numerosi cicli da eseguire.

Le barriere in forma solvente hanno discreti vantaggi rispetto a quelle che richiedono acqua per vetrificare, maturano più velocemente ed è più difficile che la risalita le trasporti più in alto, il silicato di potassio ne è l’esempio ed è andato in disuso per questo motivo. Inoltre le barriere ad acqua non possono essere applicate in più volte sullo stesso spazio poiché appena asciutte respingono tutto ciò che contiene acqua, cosa che con i solventi invece non avviene, poiché ad ogni ciclo aggiuntivo si ha la solubilizzazione dei precedenti.

È meglio inserire la barriera chimica a pressione o per caduta?

Introduco che se un muro non ha una perfetta stabilità, presenta numerose fessure o crepe la barriera sarà inutile in tutte e due le forme, nei casi più disperati l’inserimento a pressione (che è il più efficiente dei due) potrebbe ledere ai muri portanti, più di una volta mi sono rifiutato di realizzare una barriera per questo motivo e sconsiglio vivamente anche a voi di provarci.

L’inserimento a pressione viene effettuato iniettando con una pompa elettronica o ad aria a pochi bar di pressione il prodotto impermeabilizzante, fino a quando non comincerà ad uscire dalla parte opposta con regolarità, i fori di inserimento solitamente hanno un diametro di 15-20 mm e vengono posti in linea orizzontale a 15 cm l’uno dall’altro e non oltre.

Barriera Chimica Ferrara per umidità di risalita
Inserimento a pressione della barriera chimica con angolo dei fori a 45 gradi di inclinazione, in questo modo si utilizzerà più prodotto ma si avrà un risultato migliore

Con questo sistema si ha una dispersione maggiore di prodotto ma si può raggiungere anche il 100% di porosità intasata, cosa che con il sistema per caduta difficilmente avviene, mai nel fai da te. I tempi di maturazione variano a seconda del tipo di resina utilizzata, i prodotti a base d’acqua si asciugano in pochi giorni e come già detto necessitano di un solo ciclo poiché un secondo sarebbe respinto, mentre con prodotti a solventi si può realizzare un doppio step di iniezione senza pretendere di arrivare alla fuoriuscita del prodotto dalla parte opposta la seconda volta, terminata questa fase si provvederà a chiudere i buchi con malta impermeabile.

Barriera chimica per umidità di risalita
Inserimento a bassa pressione tramite pompa ad aria.

L’inserimento barriera chimica per caduta invece consente di impermeabilizzare il 60-85% dei pori, viene meno a diverse regole qualitative, poiché non vi è un riscontro visivo durante l’applicazione, il liquido viene generalmente fornito in taniche che vanno riversate in sacche o imbuti dotati di tacche per verificare l’immissione, questi supporti si fissano al muro e tramite un foro alla base il liquido fuoriesce all’interno del muro nei fori, sempre di diametro 15 mm a distanza massima di 15 cm l’uno dall’altro.

In che periodo dell’anno si realizza la barriera chimica?

I tempi di maturazione variano anche qui a seconda del tipo di catalizzatore, va tenuto presente che il liquido tende a scendere verso il basso se il muro è semi-asciutto, come nel caso di alcune facciate esposte al sole, che d’estate prive d’acqua tendono ad asciugarsi, in questo caso oltre che a non sapere se all’interno i pori saranno stati riempiti, non avremo realizzato nemmeno una barriera regolare ed omogenea, per via della percolazione.

Viceversa se il muro è pieno d’acqua è probabile che la barriera venga trasportata più in alto prima di asciugarsi, perciò inutile.

La vendita di questo prodotto ha ormai preso piede anche su internet tramite kit fai da te, ma non sempre i criteri di realizzazione vengono indicati in maniera vantaggiosa per il consumatore, tanto meno le reali garanzie che funzioni.

Barriera chimica per caduta umidità di risalita
Inserimento per caduta tramite ciotole che consentono di calcolare il consumo effettuato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I punti deboli nella realizzazione di una barriera chimica sono 13:

  • Se il sale supera il 4-5% in volume è impossibile iniettare correttamente il prodotto al suo interno, inoltre la quantità può ostacolare la reazione idrorepellente.
  • Se si incontrano cristalli di sali dentro i pori non sarà possibile attraversarli al momento con il prodotto e verificarne l’efficacia, quindi rimarranno dei buchi in cui potrà passare l’acqua tramite la deliquescenza dei sali.
  • Se la porosità è piccola probabilmente ci saranno zone in cui i sali avranno completamente intasato i capillari, quindi l’acqua potrà passare in futuro, ma il prodotto non aderirà bene al momento se effettuato ad esempio in estate o in un periodo secco.
  • Se i sali ricoprono il 100% dello spazio nei pori sarà impossibile inserire la barriera, ed anche se si inserirà un impermeabilizzante all’esterno non si avrà garanzia poiché nella parte centrale del mattone il sale può comunque deliquere e farsi attraversare dall’acqua duarante la risalita.
  • Se la barriera viene eseguita in una stagione secca probabilmente incontrerà più spazio tra i capillari per poter passare, però appena comincerà il periodo piovoso è probabile che i sali passino dallo stato secco a quello liquido, di conseguenza spostandosi dai capillari l’acqua potrà risalire annullando la barriera.
  • Se il composto inserito è a base d’acqua ed il muro è umido o si è nel periodo invernale è probabile che la risalita la trasporti più in alto prima dell’avvenuta asciugatura.
  • Se non si genera una pressione sufficiente è difficile far fuoriuscire sali dal muro.
  • Se il muro è a sacco, vale a dire composto da due paramenti nelle 2 facciate ed al suo interno è composto da cocci, leganti e inerti riversati è impossibile verificare l’inserimento completo.
  • Se il muro è composto da mattoni forati o rotti, forati da costruzione o intercapedini il prodotto disperderà in continuazione e non sarà fattibile nella pratica, personalmente quando ho provato a farlo ho riversato decine di litri di prodotto senza terminare il lavoro a cuor sereno.
  • Se il muro è in sasso non sarà possibile impermeabilizzare il sasso per la porosità troppo piccola.
  • Se il muro è composto da blocchi in cemento l’operazione dovrà essere eseguita in due fasi, una di riempimento dei fori ed una di impermeabilizzazione.
  • Se il muro presenta crepe o è composto da leganti usurati il prodotto si disperderà facilmente e non servirà sicuramente a consolidarlo ma anzi a sgretolarne i supporti e le fughe.
  • La presenza di impianti tecnologici all’interno del muro può limitare la riuscita dell’intervento, oppure si può rischiare di rompere gli impianti stessi durante la perforazione, una volta riparati gli impianti si deve provvedere a tamponare le tracce con malta idrorepellente o cemento osmotico.
Barriera chimica per umidità di risalita
Foratura regolare per inserimento resina della barriera chimica, in questo caso siliconica

Prima della realizzazione è bene identificare la stabilità del manufatto per decidere se si può procedere con un inserimento a pressione, inoltre non devono essere eseguite perforazioni o tracce dopo aver finito il trattamento, sempre per evitare punti deboli, l’ideale è estrarre anche i sali presenti per poter iniettare più prodotto possibile.

Altro fattore importante è non chiudere i fori da iniezione con delle malte cementizie ma di sacrificio, poiché i sali asciugando aumentano di volume e possono creare pressione sui mattoni rompendoli.

E i sali residui nel muro? Cosa fare dopo la barriera chimica?

Terminato il trattamento, se il muro dovrà essere intonacato le alternative saranno 3:

  1. un intonaco di sacrificio che possa accumulare i sali senza danneggiare il muro, in seguito si rimuoverà questo intonaco, che avrà accumulato buona parte dei sali, per poi realizzare un intonaco finale a distanza di circa due mesi.
  2. seconda alternativa: può essere applicato un buon intonaco deumidificante (non sono tutti all’altezza però), risparmiando tempi e costi, ma dovrai applicare anche una vernice a base di calce per non limitare la traspirazione (vernici ai silicati o silossani non consentono una altrettanto buona traspirabilità).
  3. Se vogliamo debellare il problema dei sali possiamo applicare un impacco estrattore alla cellulosa modificata. completato il ciclo di depurazione potremo realizzare l’intonaco finale con una malta a base di calce e sabbia del Brenta o del Friuli.

Ovviamente se il muro non sarà intonacato l’unica opzione valida sarà di estrarre i sali con un impacco alla cellulosa, per evitare le noiose macchie di umidità igroscopica.

Barriera chimica fai da te?

Per questo tipo di procedimento è sempre meglio farsi supportare da persone preparate o quantomeno che possiedono una buona manualità, il procedimento di inserimento a pressione viene quindi meno per far posto all’inserimento per caduta di microemulsioni, meglio non utilizzare prodotti a base d’acqua poiché vanno applicate in un solo ciclo, togliendo così la possibilità di riparare un eventuale danno.

Tenete presente che se non realizzerete la barriera a regola d’arte non potrete tornare indietro, per tamponare possibili punti di accesso dell’umidità di risalita e che sarà più difficile asciugare il muro anche in seguito con un impianto elettrosmotico, dato che la barriera impedirà l’allontanamento dell’acqua verso il terreno, idem se ci proverete con una centralina alimentata o non alimentata perché impiegheranno alcuni anni per asciugare il muro e la risalita seppur debole continuerebbe a bagnare il muro.

Detto ciò suggerisco di riparare bene le cavità visibili e di avvicinare i fori a 10 cm l’uno dall’altro e di inclinarli di circa 15° dal piano orizzontale verso il basso e di non procedere in muri spessi più di 40 cm e nei muri a sacco, per questi interventi servono anni di esperienza e anche con questo vantaggio spesso il risultato è insoddisfacente.

La mie esperienze con la barriera chimica

Ritengo sia una buona soluzione solo in alcuni casi; ad esempio per deumidificare pilastri isolati di una costruzione complessa tipo un ex fienile, oppure nel caso non sia presente – o non si possa utilizzare per l’intero anno – una fonte di energia elettrica che permetterebbe di utilizzare soluzioni più avanzate ed idonee.

 

Prezzo per la realizzazione di una barriera chimica:

Il prezzo si stabilisce moltiplicando i metri lineari dei muri da risanare per la profondità in cm del muro, moltiplicati per 3-4 € al cm, ad esempio: un muro lungo 2 metri e largo 30 cm sarà calcolato così: 2 (metri in lunghezza) x 30 (profondità in cm) x 3 = 180 €

Alcune mie realizzazioni

Deumidificazione, Umidità Di Risalita, Corso Isonzo Ferrara 2007

Soluzione all’umidità di risalita con barriera chimica ed intonaco deumidificante, Borgo Punta, Ferrara 2014

Fonti

Esperienze personali

E P Guerra, risanamento delle murature umide e degradate,

Saltdamp_techguide

Risanamento igienico dei locali umidi

Soft Clay Engineering

L’umidità di risalita muraria – Marco Argiolas

Contatti:

telefono cellulare 339 3019199

email info@dsdeumidificazioni.it

Preventivo

5 Commenti
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