Studio termografico al Castello Estense e comportamento dell’umidità nelle murature
Il ruolo della temperatura del fossato nella regolazione dei fenomeni igroscopici e nella lettura termografica delle murature storiche.
Lo studio condotto presso il Castello Estense di Ferrara nasce da un’osservazione tecnica sviluppata direttamente in fase di analisi delle murature, dove il comportamento dell’umidità non risultava coerente con le interpretazioni più comuni.
In particolare, è stata avanzata l’ipotesi che la presenza del fossato non rappresentasse esclusivamente una fonte di umidità, ma potesse influenzare in modo significativo il comportamento termico delle murature, modificando le condizioni di attivazione dei fenomeni igroscopici.
Per verificare questa ipotesi è stato avviato uno studio termografico approfondito, coinvolgendo l’Ing. Corrado Ciuti, operatore termografico di III livello, il cui contributo è stato determinante per l’acquisizione e l’elaborazione dei rilievi termici.

L’analisi termografica ha consentito di osservare la distribuzione delle temperature superficiali delle murature in relazione alla presenza del fossato, evidenziando comportamenti non immediatamente riconducibili a una semplice presenza di acqua all’interno della struttura.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi riguarda il ruolo della massa d’acqua del fossato. La sua temperatura, relativamente stabile durante l’anno, esercita un effetto di regolazione termica, che risulta particolarmente evidente nei mesi invernali.
In queste condizioni, la temperatura dell’acqua può risultare superiore a quella dell’aria esterna, contribuendo a limitare il raffreddamento delle murature a contatto. Questo fenomeno riduce la possibilità di condensazione superficiale e rallenta i cicli di attivazione dei sali presenti nei materiali.

Ne deriva che la presenza del fossato, in questo contesto specifico, non può essere interpretata esclusivamente come elemento negativo, ma deve essere valutata come parte di un sistema termico più complesso, in cui temperatura e umidità interagiscono in modo continuo.
L’analisi delle immagini termografiche ha inoltre evidenziato un altro aspetto fondamentale: la termografia restituisce una mappa delle temperature e non una misura diretta dell’umidità. Le differenze rilevate non sono quindi automaticamente attribuibili alla presenza di acqua, ma risultano influenzate dalla massa muraria, dalla composizione dei materiali e dalle condizioni ambientali.
Nel caso del Castello Estense, le murature presentano spessori importanti e una composizione eterogenea, elementi che influenzano in modo significativo la distribuzione del calore e la risposta termica delle superfici.
Questo rende evidente come una lettura semplificata delle immagini termografiche possa condurre a interpretazioni errate, soprattutto se non viene considerato il contesto complessivo dell’edificio.
Le differenze riscontrate lungo il perimetro del castello, legate all’esposizione e alla relazione con il fossato, confermano che l’umidità non è un fenomeno uniforme, ma il risultato di un equilibrio tra più fattori: temperatura, materiali, presenza di sali e condizioni ambientali.
Alla luce dei risultati ottenuti, l’ipotesi iniziale trova un riscontro significativo nei dati rilevati, evidenziando come il comportamento dell’umidità nelle murature storiche non possa essere interpretato in modo univoco.
Lo studio proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori approfondimenti tecnici. In particolare, l’Ing. Gualtiero Piccinni svilupperà l’analisi termica dell’involucro edilizio, mentre il Per. Alessandro Felletti si occuperà dello studio delle contaminazioni biologiche, con particolare riferimento a alghe, muffe e muschi e alla loro relazione con le condizioni microclimatiche.
Tutte le attività sono sviluppate nell’ambito di INDEP – Istituto Nazionale di Diagnostica e Patologia Edilizia, di cui facciamo parte, e grazie al quale è stato possibile strutturare l’indagine in modo coordinato tra diverse competenze tecniche.
Conclusione tecnica
Non esiste una relazione automatica tra presenza di acqua e degrado della muratura. Il comportamento dell’umidità è il risultato di un sistema complesso, in cui la temperatura gioca un ruolo determinante. Il caso del Castello Estense evidenzia come sia necessario superare letture semplificate e adottare un approccio tecnico integrato, basato su osservazione diretta, analisi strumentale e confronto tra diverse competenze.
Metodologia di indagine
Per verificare l’ipotesi è stato avviato uno studio termografico approfondito con il contributo dell’Ing. Corrado Ciuti, operatore termografico di III livello.
Le indagini sono state condotte mediante:
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strumentazione termografica ad elevata sensibilità
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calibrazione dell’emissività dei laterizi
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valutazione della temperatura riflessa apparente
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acquisizioni in diverse fasce orarie e stagionali
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analisi degli angoli di incidenza della radiazione solare
Le mappe termiche hanno evidenziato gradienti verticali coerenti con una sorgente radiativa proveniente dal basso, non spiegabile con il solo irraggiamento diretto.
Confronto con il Castello di San Giorgio a Mantova
Il confronto con il Castello di San Giorgio di Mantova evidenzia condizioni meno favorevoli allo stesso effetto.
In questo caso si riscontrano:
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fossato di larghezza inferiore
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maggiore ombreggiamento da parte degli edifici circostanti
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acqua più stagnante e meno riflettente
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esposizioni murarie meno favorevoli
Il contributo radiativo riflesso risulta quindi attenuato, con possibili ricadute differenti sui fenomeni di umidità di risalita nei castelli.

Sviluppi della ricerca
La ricerca proseguirà nei prossimi mesi con un approccio interdisciplinare che vedrà coinvolti:
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Ingegner Gualtiero Piccinni — analisi termica dell’involucro
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Perito esperto Alessandro Felletti — studio delle contaminazioni biologiche (alghe, muffe, muschi)
Lo studio è sviluppato nell’ambito di INDEP – Istituto Nazionale di Diagnostica e Patologia Edilizia, di cui facciamo parte e grazie al quale è stato possibile strutturare l’indagine.

Effetto albedo fossato Castello Estense schema
Conclusioni
Le evidenze raccolte suggeriscono che il fossato del Castello Estense possa svolgere un ruolo microclimatico attivo più complesso rispetto alla sola funzione difensiva storicamente attribuita.
L’approfondimento del rapporto tra riflessione solare e umidità di risalita nei castelli apre nuove prospettive nello studio conservativo degli involucri storici. Ulteriori indagini saranno necessarie per quantificare con maggiore precisione l’incidenza del contributo radiativo riflesso sul comportamento igrotermico delle murature.
Prima pubblicazione:
https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2026/02/19/news/il-ruolo-del-fossato-nel-castello-di-ferrara-l-alta-temperatura-frena-l-umidita-di-risalita-1.100834174




