
Forare una muratura in pietra è davvero un intervento irrilevante? Cosa dicono scienza, linee guida e Cassazione
La perforazione asporta materiale, modifica localmente lo stato tensionale e, nelle murature eterogenee, può interessare vuoti, malte degradate ed elementi scarsamente collegati. Esistono studi scientifici, linee guida istituzionali e un precedente della Cassazione che impediscono di considerare a priori una serie di fori come un intervento privo di conseguenze.
Quando si parla di piccoli fori eseguiti in una muratura, la prima reazione è spesso considerarli irrilevanti. Il diametro può essere limitato e la quantità di materiale apparentemente asportata sembra modesta rispetto alle dimensioni complessive del muro. Nelle murature in pietra o pietrame, tuttavia, questo ragionamento può essere insufficiente, perché il comportamento della struttura non dipende esclusivamente dalla percentuale complessiva di materiale rimosso.
Un muro in pietrame non è necessariamente un materiale continuo e omogeneo. Può essere costituito da elementi lapidei di dimensioni differenti, malte con caratteristiche variabili, piccoli rincalzi, cavità, nuclei poco coerenti e paramenti che non sempre risultano collegati in maniera uniforme. La punta può quindi attraversare una pietra, passare attraverso una malta degradata, incontrare un vuoto oppure interessare un elemento che partecipa localmente all’ingranamento della tessitura.
La domanda corretta, quindi, non è soltanto quanto materiale venga asportato. È anche che cosa viene intercettato durante la perforazione e quale funzione svolge all’interno della muratura.
Un foro modifica localmente lo stato tensionale
Che l’asportazione di materiale possa modificare localmente il comportamento meccanico di una muratura non è soltanto un’ipotesi teorica.
Esiste una tecnica diagnostica denominata Hole-Drilling o Donostia Method utilizzata proprio per determinare lo stato tensionale di elementi murari. Il principio consiste nell’eseguire una perforazione controllata e misurare le deformazioni prodotte dal rilassamento delle tensioni conseguente alla rimozione locale di materiale. Nel lavoro pubblicato da Santiago Sánchez-Beitia sullo storico Altes Museum di Berlino, la tecnica è stata applicata a elementi murari in pietra calcarea mediante carotaggio e misurazione delle deformazioni generate dal rilassamento tensionale.
Questo non significa che un foro destinato a una barriera chimica provochi necessariamente un problema strutturale. Significa però che è scientificamente scorretto sostenere che una perforazione non produca, per definizione, alcuna modificazione meccanica locale.
Il problema aumenta quando il foro non è isolato, ma fa parte di una successione di perforazioni profonde e ravvicinate eseguite alla stessa quota.
Il precedente della Cassazione: otto perforazioni e il crollo della torre di Noie Canavese
Esiste poi un precedente giudiziario italiano particolarmente importante.
La Cassazione Penale, Sezione IV, con sentenza n. 35837 del 30 settembre 2021, si è occupata del crollo della torre civica campanaria del Comune di Noie Canavese. La struttura era caratterizzata da una muratura descritta come eterogenea, di scarsa resistenza, con presenza di vuoti e soprattutto con diffusa fessurazione. Durante i lavori furono realizzati otto fori orizzontali, due per ciascun lato della torre.
Le perforazioni facevano parte di un intervento strutturale e avrebbero dovuto essere seguite dall’inserimento delle armature e dalla sigillatura mediante iniezione prima di procedere ulteriormente. Questa sequenza non fu rispettata. La sentenza riporta che il perito nominato dal giudice di primo grado individuò nelle perforazioni eseguite sulle murature e nella loro mancata tempestiva sigillatura le cause dirette del crollo.
Bisogna precisare immediatamente un punto fondamentale: a Noie Canavese non si stava realizzando una barriera chimica contro l’umidità. Sarebbe quindi scorretto utilizzare questa sentenza per sostenere che una barriera chimica abbia provocato quel crollo.
Il precedente dimostra però qualcosa di altrettanto importante: una successione di perforazioni eseguite su una muratura esistente, quando questa presenta eterogeneità, vuoti, scarsa resistenza e fessurazioni, non può essere considerata automaticamente irrilevante dal punto di vista statico.
In quel caso le condizioni erano particolarmente critiche e la sequenza esecutiva ebbe un’importanza decisiva. Proprio per questo il precedente dovrebbe suggerire prudenza quando si propone di perforare una muratura della quale non sono state preventivamente verificate struttura interna e condizioni di conservazione.
Le linee guida scozzesi parlano espressamente di danno fisico permanente
Nell’agosto 2026 lo Scottish Government e Historic Environment Scotland hanno pubblicato la versione completa della Guide to Conversion of Traditional Buildings, documento istituzionale dedicato agli edifici di costruzione tradizionale. La guida adotta un approccio basato sulla conoscenza preventiva dell’edificio e sulla compatibilità degli interventi con il funzionamento originario delle murature.
Nel capitolo dedicato all’umidità proveniente dal terreno viene affrontato espressamente il tema delle DPC chimiche o realizzate mediante iniezione nelle murature massicce. Il documento evidenzia che questi sistemi risultano spesso inefficaci nelle costruzioni tradizionali e possono generare problemi più ampi nella gestione dell’umidità e nell’integrità della pietra. Tra i rischi vengono indicati l’impossibilità di controllare con precisione la distribuzione del prodotto all’interno della muratura e il danno fisico permanente alla pietra storica prodotto dalle perforazioni necessarie all’iniezione.
Anche qui è necessario usare le parole correttamente. Danno fisico permanente non significa automaticamente dissesto strutturale. Significa però che una fonte istituzionale dedicata specificamente agli edifici tradizionali non considera affatto quei fori un’operazione neutra o reversibile.

Nelle murature in pietrame i vuoti e il nucleo interno complicano ulteriormente il problema
Un’indicazione altrettanto interessante arriva dal Department for Communities dell’Irlanda del Nord.
La relativa Technical Note: Masonry Walls descrive le murature in rubble stone evidenziando come la qualità della costruzione possa variare considerevolmente e come il nucleo possa essere costituito da materiale irregolare e malta. Il documento segnala anche che nel tempo può verificarsi un assestamento del materiale del nucleo rispetto ai paramenti esterni.
Per quanto riguarda le barriere chimiche, la guida è ancora più esplicita: nelle solid rubble masonry walls il nucleo contiene spesso vuoti e malta degradata, condizioni che possono provocare una distribuzione irregolare del prodotto. Viene descritta perfino la necessità, in alcuni casi, di rimuovere materiale incoerente e consolidare preventivamente il nucleo mediante iniezione di malta prima di tentare la realizzazione della barriera. Anche dopo questa preparazione, la copertura del trattamento viene definita incerta.
È un passaggio significativo perché ribalta l’ordine con cui spesso viene presentato l’intervento: prima di perforare sistematicamente una muratura in pietrame sarebbe necessario sapere com’è costruita e, in determinate condizioni, persino consolidarla.
Un caso storico documenta una riduzione della sezione muraria del 40%
La letteratura scientifica contiene inoltre un caso particolarmente interessante. Nella review pubblicata nel 2014 su Construction and Building Materials, Elisa Franzoni richiama gli interventi eseguiti nel palazzo barocco di Ludwigsburg, dove negli anni Ottanta erano stati provati differenti prodotti contro l’umidità, tra cui idrorepellenti, silicato di sodio e bitume. La riduzione dell’umidità ottenuta risultò modesta e venne attribuita dall’autore del caso principalmente alle perforazioni, non ai prodotti iniettati.
Il dato che merita attenzione è la configurazione dei fori, alla quale viene attribuita una riduzione della sezione resistente del muro stimata addirittura nel 40%.
Anche in questo caso bisogna evitare conclusioni che la fonte non consente. Il lavoro non documenta che quella perdita di sezione abbia provocato un crollo o uno specifico dissesto strutturale. Documenta però qualcosa di sufficiente per questa analisi: esistono configurazioni storicamente impiegate contro l’umidità nelle quali la quantità di muratura interessata dalle perforazioni è stata tutt’altro che trascurabile.
Le murature in pietrame hanno un comportamento meno prevedibile
Un ulteriore riscontro arriva dagli studi sulla Hole-Drilling Technique applicata a differenti tipi di muratura.
Nel 2018 una ricerca pubblicata su Construction and Building Materials ha sperimentato questa tecnica su diverse tipologie di pareti portanti utilizzate nelle costruzioni storiche. I risultati sulle murature in pietrame irregolare (rubble-stone masonry) sono risultati più problematici rispetto a quelli ottenuti su murature costituite da conci regolari di arenaria.
Nemmeno questo studio dimostra che perforare una muratura in pietrame provochi necessariamente un danno. Conferma però un principio fondamentale: la risposta di una muratura irregolare è meno omogenea e meno prevedibile rispetto a quella di una muratura composta da elementi regolari.
È esattamente il motivo per cui una fila di fori profondi non dovrebbe essere progettata sulla sola superficie visibile del muro.

Cosa possiamo realmente concludere?
Le fonti disponibili non autorizzano a sostenere che ogni foro sia pericoloso, né che una barriera chimica provochi necessariamente un danno strutturale. Sarebbe una generalizzazione tecnicamente scorretta.
Autorizzano però a respingere l’affermazione opposta, cioè che una successione di perforazioni profonde possa essere considerata a priori priva di rilevanza soltanto perché il diametro dei singoli fori è limitato.
La scienza utilizza deliberatamente la perforazione per produrre e misurare un rilassamento tensionale locale. Una linea guida istituzionale recente riconosce espressamente il danno fisico permanente prodotto dai fori nelle murature storiche in pietra. La letteratura documenta una configurazione di trattamento contro l’umidità che ha comportato una riduzione della sezione muraria stimata nel 40%. Un’altra ricerca evidenzia la maggiore difficoltà di interpretazione delle murature in pietrame irregolare. Infine, la giurisprudenza italiana comprende un caso nel quale perforazioni eseguite su una muratura eterogenea, debole, con vuoti e fessurazioni sono state individuate in sede peritale tra le cause dirette di un crollo.
Il punto, quindi, non è creare allarmismo. È esattamente il contrario: evitare che un intervento invasivo venga banalizzato prima ancora di conoscere il supporto sul quale verrà eseguito.
Prima dei fori viene la diagnosi della muratura
Prima di programmare perforazioni sistematiche in una muratura in pietra o pietrame occorre ricostruirne, per quanto tecnicamente possibile, la tessitura, lo spessore, la qualità della malta, lo stato di conservazione, l’eventuale presenza di vuoti, fessurazioni, nuclei incoerenti e collegamenti insufficienti tra i paramenti.
Occorre inoltre valutare la profondità e l’interasse delle perforazioni previste e soprattutto la modalità con cui saranno realizzate. Una perforazione a sola rotazione o con carotaggio controllato non produce le stesse sollecitazioni dinamiche di una lavorazione eseguita a percussione.
Se le condizioni della struttura fanno emergere dubbi di carattere statico, la verifica deve precedere l’intervento e deve essere affidata alle competenze tecniche appropriate. Non può essere sostituita dalla semplice dichiarazione dell’operatore secondo cui «sono soltanto piccoli fori».
È questa la funzione della diagnosi: non vietare preventivamente una tecnologia, ma stabilire se quella tecnologia sia compatibile con quella specifica muratura e quali conseguenze possa produrre prima di intervenire.
Fonti e riferimenti
Corte di Cassazione Penale, Sezione IV, sentenza 30 settembre 2021, n. 35837 – Crollo della torre civica campanaria e responsabilità. Testo integrale consultabile nel database Olympus dell’Università di Urbino.
Cassazione Penale n. 35837/2021 – testo integrale
Scottish Government – Historic Environment Scotland, Guide to Conversion of Traditional Buildings, Version 1.0, agosto 2026, sezione 3.4 “Moisture from the ground”. Documento istituzionale che tratta espressamente chemical/injection DPC, compatibilità con le costruzioni tradizionali e danno fisico provocato dalle perforazioni.
Scottish Government – sezione 3.4 Moisture from the ground
Department for Communities – Northern Ireland, Technical Note: Masonry Walls. Fonte istituzionale relativa alle murature storiche, alle solid rubble masonry walls, ai vuoti nel nucleo e alle incertezze nella distribuzione delle iniezioni chimiche.
Department for Communities – Technical Note: Masonry Walls
Franzoni E., Rising damp removal from historical masonries: A still open challenge, Construction and Building Materials, 54, 2014, pp. 123–136. DOI: 10.1016/j.conbuildmat.2013.12.054.
Franzoni 2014 – ScienceDirect
Franzoni E., State-of-the-art on methods for reducing rising damp in masonry, Journal of Cultural Heritage, 31S, 2018, pp. S3–S9. DOI: 10.1016/j.culher.2018.04.001. La review evidenzia che, nonostante l’ampio utilizzo delle diverse tecnologie, i dati sulla loro reale efficacia in edifici esistenti rimangono limitati.
Franzoni 2018 – ScienceDirect
Sánchez-Beitia S., Stresses analysis at the Altes Museum of Berlin by means of the Hole-Drilling technique (Donostia Method), Construction and Building Materials, 21, 2007, pp. 1680–1687. DOI: 10.1016/j.conbuildmat.2006.05.052.
Sánchez-Beitia 2007 – ScienceDirect
Laboratory validation of the hole-drilling technique on the most common load-bearing walls used in heritage constructions, Construction and Building Materials, 168, 2018, pp. 280–294. DOI: 10.1016/j.conbuildmat.2018.02.069. Lo studio riporta risultati più problematici sulle rubble-stone masonries rispetto alle murature in conci regolari.
Studio 2018 sulla Hole-Drilling Technique – ScienceDirect
Vogeley J., Protection against rising damp in masonry: the baroque palace in Ludwigsburg, a case study, University of Bath, 1985, pp. 113–123. Il caso è richiamato dalla letteratura scientifica successiva sul trattamento dell’umidità nelle murature storiche.
Domande frequenti
Un piccolo foro può compromettere una muratura in pietra?
Non è possibile stabilirlo soltanto dal diametro. Il risultato dipende dalla tessitura muraria, dallo stato della malta, dalla presenza di vuoti o lesioni, dalla profondità e quantità delle perforazioni e dagli elementi realmente intercettati. Un foro isolato e una successione di perforazioni profonde alla stessa quota sono lavorazioni differenti.
La Cassazione ha stabilito che le barriere chimiche sono pericolose?
No. La sentenza n. 35837/2021 non riguardava una barriera chimica. Riguardava un intervento strutturale sulla torre civica di Noie Canavese. È però rilevante perché documenta un caso nel quale perforazioni eseguite su una muratura eterogenea, debole, con vuoti e fessurazioni, insieme alla mancata tempestiva sigillatura, furono individuate perizialmente tra le cause dirette del crollo.
Le perforazioni modificano realmente lo stato tensionale della muratura?
Localmente sì. La tecnica Hole-Drilling viene utilizzata proprio misurando le deformazioni conseguenti al rilassamento delle tensioni prodotto dalla rimozione controllata di materiale. Ciò non significa che ogni foro produca un danno, ma dimostra che una perforazione non è meccanicamente neutra per definizione.
Le barriere chimiche sono sempre inadatte alle murature in pietra?
Non è corretto formulare una regola assoluta valida per qualsiasi muratura. Le fonti istituzionali e scientifiche evidenziano però criticità specifiche nelle murature tradizionali e in pietrame: vuoti, distribuzione irregolare dell’iniettato, difficoltà nel garantire la continuità della barriera e danno fisico prodotto dalle perforazioni. La fattibilità deve quindi essere valutata caso per caso.
Cosa bisogna verificare prima di eseguire i fori?
Bisogna conoscere la tipologia della muratura, lo spessore, la tessitura, lo stato della malta, l’eventuale presenza di cavità, lesioni e nuclei incoerenti, oltre alla profondità, al diametro, all’interasse e alla tecnica prevista per la perforazione. Nei casi che possono avere rilevanza strutturale è necessaria una valutazione tecnica adeguata prima dell’esecuzione.




