Casi studio

Elettroosmosi contro l’umidità di risalita: caso reale del 2017 e valutazione tecnica attuale

Umidità di risalita a Sant'Agostino di Cento

Aggiornamento tecnico 2026

Questo articolo documenta un intervento eseguito nel 2017. L’esperienza maturata negli anni successivi ha portato a una valutazione tecnica più completa del fenomeno. Oggi non considero l’elettroosmosi una soluzione risolutiva quando la muratura continua a ricevere acqua dal terreno o lateralmente.

Senza una corretta impermeabilizzazione e senza il controllo degli apporti idrici, il sistema non elimina la causa dell’umidità. Il caso viene mantenuto come documentazione storica e non deve essere interpretato come indicazione progettuale valida per tutti gli edifici.

Intervento verso umidità di risalita in una costruzione moderna

In questo cantiere vi erano danni agli intonaci, causati sia dall’umidità di risalita, che da altre problematiche, le quali erano:

  1. Il tagliamuro (guaina a protezione dall’umidità ascendente) anche se presente, era stato danneggiato dalla manodopera durante la costruzione dell’edificio, in fase di realizzazione degli scassi per gli impianti.
  2. L’intonaco era realizzato con malte premiscelate contenenti gesso, che risentiva della condensa del pavimento.
  3. Le pareti erano state tinteggiate con vernice poco traspirante.

Siamo intervenuti rimuovendo le parti di intonaco ammalorate e successivamente per fermare l’umidità di risalita abbiamo riparato il tagliamuro in vetroresina prolungandolo fino alla parte esterna dell’intonaco, utilizzando cemento osmotico e microemulsioni impermeabilizzanti.

Poi abbiamo installato un impianto elettrosmotico a 40 cm da terra, inserendo un cavo in lega di titanio ed altri metalli nobili per creare una linea positiva, in seguito abbiamo inserito il polo negativo in una nicchia a terra sopra il battiscopa, con 8 puntazze infilate nel muro, che arrivano a 30 cm di profondità dal piano esterno di calpestio.

Avendo una risalita a 25 cm di altezza ho scelto di realizzare l’intonaco subito dopo con un doppio strato di antisale specifico per sali nitrati, e il secondo strato di intonaco è stato realizzato usando esclusivamente calce aerea naturale e sabbia del Friuli.

Perché oggi questo intervento va interpretato diversamente?

A distanza di anni, la valutazione di questo tipo di intervento deve tenere conto di un elemento fondamentale: una muratura che continua a ricevere acqua dal terreno o dalle strutture adiacenti mantiene attivo il meccanismo che genera il degrado.

L’elettroosmosi può intervenire su alcuni meccanismi legati al movimento dell’acqua nella muratura, ma non sostituisce la necessità di interrompere gli apporti idrici. Se la struttura non viene correttamente impermeabilizzata o protetta dal contatto continuo con l’acqua, il problema alla sua origine rimane presente.

Per questo motivo oggi considero prioritaria l’individuazione delle reali vie di ingresso dell’acqua e, quando necessario, la loro corretta impermeabilizzazione prima di valutare qualsiasi sistema complementare.

Documentazione fotografica dell’intervento eseguito nel 2017

Cosa insegna oggi questo caso?

Il valore attuale di questo intervento non consiste nel dimostrare che una determinata tecnologia rappresenti una soluzione universale, ma nel mostrare quanto sia importante interpretare correttamente la causa dell’umidità prima di scegliere il rimedio.

Un miglioramento osservato dopo un intervento non permette da solo di stabilire quale fenomeno sia stato realmente modificato. Impermeabilizzazioni, condizioni esterne, sali presenti nelle murature, intonaci, ventilazione e variazioni ambientali possono contribuire all’evoluzione del quadro.

Oggi l’approccio che considero tecnicamente corretto parte quindi dalla diagnosi dell’edificio e dalla ricerca degli apporti d’acqua. Solo successivamente è possibile valutare se e quale tecnologia abbia realmente senso utilizzare.

Preventivo consulenza diagnostica dell’umidità

Daniele Stevoli

Patologo e consulente edile specializzato nell’analisi delle cause di degrado delle costruzioni correlate ai fenomeni di umidità, infiltrazioni, condensazioni e danni post-evento. Opero con un approccio tecnico-diagnostico strutturato, fondato su indagini strumentali, misurazioni oggettive, analisi chimiche e lettura stratigrafica delle murature, finalizzate all’individuazione certa delle cause e alla distinzione tra sintomi e origine del problema. L’attività si basa su un’esperienza maturata su centinaia di casi reali, con particolare attenzione ai meccanismi fisico-chimici che regolano il comportamento igrometrico dei materiali, inclusi i fenomeni di trasporto dei sali, le interazioni con le finiture e le alterazioni indotte da interventi non corretti. Affianco alla diagnosi una competenza avanzata nella progettazione degli interventi di risanamento, sviluppando soluzioni tecniche coerenti con il quadro patologico rilevato. Fornisco indicazioni operative estremamente dettagliate per l’esecuzione in cantiere, definendo materiali, cicli applicativi e modalità di intervento, con l’obiettivo di garantire efficacia, durabilità e controllo del risultato. Mi occupo inoltre della gestione degli effetti secondari dell’umidità, tra cui cristallizzazione salina, degrado degli intonaci e contaminazioni biologiche, attraverso protocolli di trattamento verificabili e basati su criteri tecnici. Eseguo consulenze tecniche e perizie specialistiche rivolte a privati, imprese e professionisti, con approccio indipendente e orientato alla risoluzione concreta del problema. L’obiettivo è fornire diagnosi affidabili e indicazioni chiare, evitando interventi inefficaci e ottimizzando le risorse economiche del committente.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

1 + 4 =

Pulsante per tornare all'inizio