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Taglio meccanico dei muri contro l’umidità: perché oggi non si utilizza più?

Come funzionava il taglio delle murature, quali problemi poteva provocare e perché una barriera fisica non equivale a una diagnosi della causa dell’umidità.

Il taglio meccanico dei muri è una tecnica utilizzata soprattutto in passato con l’obiettivo di interrompere la continuità capillare della muratura e ostacolare la migrazione dell’acqua proveniente dalla parte inferiore dell’edificio.

Il principio era relativamente semplice: si realizzava un taglio orizzontale nella muratura e all’interno della discontinuità veniva inserito un elemento impermeabile, creando di fatto una barriera fisica.

Per molti anni questa tecnica è stata proposta come soluzione all’umidità di risalita. Il problema è che intervenire sul percorso ipotizzato dell’acqua non significa necessariamente avere individuato la causa che sta producendo il fenomeno.

Oggi il taglio meccanico non rappresenta una tecnica normalmente utilizzata nel risanamento delle murature e presenta importanti criticità, soprattutto dal punto di vista strutturale e della corretta interpretazione del problema.

Come funzionava il taglio meccanico delle murature

L’intervento consisteva nella realizzazione di un taglio pressoché continuo alla base della muratura. All’interno veniva successivamente inserita una barriera impermeabile con lo scopo di separare fisicamente la parte superiore della parete da quella sottostante.

L’obiettivo era impedire all’acqua presente nella zona inferiore di continuare a migrare attraverso la struttura porosa dei materiali.

Il principio può apparire intuitivo, ma un edificio reale è un sistema molto più complesso. L’acqua può interessare una muratura attraverso meccanismi differenti e provenire dal terreno, da infiltrazioni laterali, perdite impiantistiche, acque meteoriche, discontinuità costruttive o altre sorgenti.

Per questo motivo la presenza di umidità nella parte bassa di una parete non dimostra automaticamente che l’acqua provenga dal terreno per risalita capillare.

Perché il taglio meccanico può creare problemi alla muratura

Realizzare una discontinuità orizzontale all’interno di una parete significa intervenire direttamente sulla continuità della struttura.

Il problema diventa particolarmente importante negli edifici esistenti, dove materiali, geometria delle murature, distribuzione dei carichi e stato di conservazione possono essere molto differenti da un fabbricato all’altro.

È quindi sbagliato considerare il taglio semplicemente come un intervento contro l’umidità senza valutarne le implicazioni strutturali.

Ed è proprio questa una delle ragioni per cui questa tecnica, molto più diffusa in passato, è stata progressivamente abbandonata.

Bloccare l’acqua non significa avere risolto la causa

Questo è probabilmente il passaggio più importante. Una barriera può interferire con uno specifico percorso dell’acqua, ma funziona soltanto se quel percorso corrisponde realmente al fenomeno presente nell’edificio.

Se l’umidità deriva invece da un’infiltrazione laterale, da una perdita, dalla gestione delle acque meteoriche, dalla pressione dell’acqua contro una struttura interrata o da altre condizioni, interrompere orizzontalmente la muratura non elimina necessariamente la sorgente.

Prima di scegliere qualsiasi sistema occorre quindi stabilire da dove proviene realmente l’acqua e attraverso quale meccanismo raggiunge la muratura. Prima di scegliere qualsiasi sistema occorre quindi stabilire come capire se si tratta realmente di umidità di risalita, distinguendola da infiltrazioni, perdite e altre possibili sorgenti d’acqua.

Cosa succede all’acqua già presente sopra il taglio

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda l’acqua già contenuta nella muratura.

La realizzazione di una barriera non produce l’asciugatura immediata della parte superiore della parete. L’acqua già presente deve essere progressivamente trasferita verso l’ambiente attraverso i processi di evaporazione e questo può richiedere tempi considerevoli.

I tempi dipendono dallo spessore e dalla composizione della muratura, dalla quantità d’acqua presente, dalle condizioni termoigrometriche, dalla ventilazione e soprattutto dalle caratteristiche dei rivestimenti.

Una muratura spessa, ricoperta da materiali poco permeabili al vapore, può mantenere condizioni di elevata umidità per periodi molto lunghi anche dopo che la sorgente è stata effettivamente eliminata.

Il problema dei sali presenti nelle murature

L’acqua non è l’unico elemento da considerare. Nelle murature interessate per lungo tempo da fenomeni di umidità possono essere presenti nitrati, solfati, cloruri e altri sali solubili. Durante i cicli di bagnatura e asciugatura questi composti possono migrare e cristallizzare all’interno dei pori o sulla superficie.

La loro presenza può provocare efflorescenze, disgregazioni, distacchi delle finiture e deterioramento degli intonaci.

Alcuni sali sono inoltre igroscopici e possono assorbire umidità dall’aria quando si verificano determinate condizioni ambientali. Per questo una parete può continuare a manifestare degrado anche dopo l’eliminazione della sorgente originaria dell’acqua.

La presenza e il comportamento dei sali nelle murature devono essere valutati perché possono mantenere attivi fenomeni di degrado anche quando la quantità d’acqua disponibile diminuisce.

Perché prima dell’intervento serve una diagnosi

Il limite fondamentale degli interventi scelti esclusivamente sulla base del sintomo è proprio questo: si decide la soluzione prima di avere dimostrato la causa. Una macchia nella parte inferiore della muratura non costituisce da sola una diagnosi di umidità di risalita.

Occorre verificare il comportamento dell’edificio, la distribuzione dell’umidità, la presenza di sali, le caratteristiche costruttive, gli impianti, le quote esterne, la gestione delle acque meteoriche e tutti gli altri elementi che possono contribuire al fenomeno. Solo dopo questa fase è possibile stabilire quale intervento sia realmente necessario.

Per stabilire la reale origine del fenomeno è quindi necessaria una analisi diagnostica dell’umidità nei muri, nella quale i diversi dati vengono correlati prima di scegliere l’intervento.

Il taglio meccanico è una soluzione definitiva all’umidità?

No, non può essere considerato in termini generali una soluzione definitiva all’umidità. Può essere compreso storicamente come uno dei sistemi utilizzati per creare una barriera fisica all’interno della muratura, ma il concetto stesso di “soluzione definitiva” è fuorviante se prima non è stata identificata la provenienza dell’acqua.

Due edifici che presentano apparentemente lo stesso degrado alla base delle pareti possono avere cause completamente differenti e richiedere interventi altrettanto differenti. La scelta di una tecnologia dovrebbe quindi rappresentare la conseguenza della diagnosi e non il suo punto di partenza.

Lo stesso principio vale per le tecnologie oggi proposte come alternative: anche barriere chimiche e altri sistemi contro l’umidità di risalita devono essere valutati in relazione alla causa effettivamente accertata.

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Domande più frequenti

Il taglio meccanico dei muri blocca l’umidità di risalita?

Il sistema nasce per creare una barriera fisica all’interno della muratura. Questo non significa però che possa risolvere qualsiasi fenomeno di umidità presente alla base delle pareti, perché prima deve essere accertata la reale provenienza dell’acqua.

Perché il taglio meccanico non viene più utilizzato come in passato?

La realizzazione di una discontinuità nella muratura comporta importanti problematiche tecniche e strutturali. Oggi l’approccio al risanamento deve partire dalla diagnosi del fenomeno e dalla scelta di un intervento compatibile con l’edificio.

Dopo aver bloccato l’acqua il muro si asciuga subito?

No. L’acqua già contenuta nella muratura deve essere smaltita progressivamente e i tempi possono variare considerevolmente in funzione dello spessore del muro, dei materiali, dei rivestimenti e delle condizioni ambientali.

I sali possono continuare a danneggiare l’intonaco?

Sì. I sali accumulati nella muratura possono continuare a produrre cristallizzazioni, efflorescenze e degrado anche dopo la rimozione della sorgente d’acqua. Per questo devono essere valutati separatamente durante il progetto di risanamento.

Una macchia alla base del muro dimostra che c’è umidità di risalita?

No. La posizione del degrado costituisce un’indicazione, non la dimostrazione della causa. Fenomeni differenti possono produrre manifestazioni visivamente simili.

Daniele Stevoli

Lo specialista dell'umidità di risalita Benvenuto, in questo sito troverai le mie soluzioni ai problemi di umidità e non della pubblicità ai prodotti, non sono legato ad alcun tipo azienda fornitrice e non lo sarò mai, solo così posso permettermi di dire TUTTA la verità e FARE sempre il lavoro nel migliore dei modi.

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