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Rimozione dei sali nelle murature: metodi reali e limiti operativi

Cosa significa realmente rimuovere i sali?

Nel linguaggio comune si parla spesso di “eliminare i sali”, ma questa espressione non è tecnicamente corretta. Nella maggior parte dei casi non è possibile rimuovere completamente i sali presenti all’interno di una muratura, soprattutto quando questi si sono distribuiti in profondità o sono presenti da molti anni.

L’obiettivo reale dell’intervento è ridurre la concentrazione salina nella zona attiva e modificare il comportamento del sistema murario in modo da interrompere o attenuare i fenomeni di degrado.

Questo implica una distinzione fondamentale tra interventi di estrazione e interventi di stabilizzazione.

Interventi di estrazione: principio fisico

L’estrazione dei sali si basa su un principio semplice ma non banale: i sali si muovono quando sono disciolti in acqua. Se si crea una condizione favorevole, questi possono migrare verso l’esterno della muratura.

Affinché questo avvenga è necessario che esista:

una fase liquida che li renda mobili
una differenza di concentrazione tra interno ed esterno
una superficie in grado di intercettarli

Senza queste condizioni, qualsiasi intervento risulta inefficace.

Impacchi a base di cellulosa e argille

impacco cellulosa muro sali

Uno dei sistemi più diffusi è l’utilizzo di impacchi a base di cellulosa e leganti argillosi come bentonite o sepiolite.

L’impacco viene applicato sulla superficie della muratura in forma plastica e umida. La sua funzione non è quella di “assorbire” semplicemente l’acqua, ma di creare una zona a maggiore capacità igroscopica rispetto alla muratura.

In queste condizioni si genera un gradiente di concentrazione che favorisce la migrazione dei sali verso l’impacco. Durante l’asciugatura, l’acqua si sposta verso l’esterno e trascina con sé i sali disciolti, che rimangono intrappolati nella matrice dell’impacco.

Un aspetto fondamentale è il momento della rimozione. L’impacco deve essere rimosso prima della completa essiccazione, quando è ancora plastico, per evitare che i sali possano ricristallizzare a contatto con la muratura o che il materiale si ancori meccanicamente alla superficie.

Dal punto di vista operativo, la preparazione dell’impasto richiede attenzione. La cellulosa deve essere idratata correttamente, preferibilmente con acqua calda, e miscelata con l’argilla fino a ottenere una consistenza umida ma non colante. Un impasto troppo liquido perde efficacia, mentre uno troppo asciutto non consente la migrazione dei sali.

Questo sistema è relativamente economico ma non semplice da eseguire correttamente, perché richiede cicli ripetuti e controllo delle condizioni ambientali.

Lavaggi superficiali: quando hanno senso

estrazione sali muratura laterizio

Il lavaggio superficiale rappresenta un intervento più semplice, ma applicabile solo in condizioni specifiche.

È efficace quando la concentrazione dei sali è limitata e quando questi si trovano principalmente nella zona superficiale della muratura. In questi casi è possibile ridurre la quantità di sali attraverso cicli di lavaggio con acqua o agenti decapanti.

Un errore frequente è aspettarsi di vedere i sali “uscire” durante il lavaggio. In realtà il processo è invisibile. I sali si sciolgono e vengono trasportati via dall’acqua, ma non producono manifestazioni evidenti durante l’operazione.

Per questo motivo la verifica dell’efficacia non può essere visiva, ma deve essere basata su confronti prima e dopo il trattamento, mediante osservazione o analisi.

È importante sottolineare che il lavaggio superficiale non è in grado di rimuovere sali presenti in profondità e non deve essere utilizzato come soluzione universale.

Nebulizzazione interna: principio e criticità

lavaggio sali parete interna

Negli ultimi anni si sono diffusi sistemi che prevedono l’immissione di acqua demineralizzata all’interno della muratura mediante nebulizzazione.

Il principio teorico è quello di aumentare la disponibilità di acqua nei pori per solubilizzare i sali e favorirne la migrazione verso l’esterno, dove possono essere intercettati mediante impacchi o lavaggi superficiali.

Dal punto di vista teorico il meccanismo è corretto, ma l’applicazione pratica presenta criticità molto rilevanti.

Il problema principale è legato alla scarsa conoscenza delle condizioni interne della muratura. Nella maggior parte dei casi non è possibile sapere con precisione lo stato della malta, la presenza di cavità o il grado di degrado dei leganti.

L’introduzione di acqua in un sistema non completamente conosciuto può determinare il dilavamento delle componenti più deboli, soprattutto nelle murature storiche o degradate. In presenza di trasformazioni chimiche già avvenute, come la formazione di gesso a partire da solfati, il materiale può diventare più facilmente solubile e quindi più vulnerabile.

Questo rischio è particolarmente elevato nelle murature a sacco, nel tufo e nelle strutture esposte per lungo tempo a infiltrazioni. In queste condizioni, l’intervento può aumentare la porosità interna e ridurre la resistenza meccanica.

Per questo motivo, questo sistema non può essere considerato applicabile in modo generalizzato e deve essere valutato con estrema cautela.

La scelta del metodo dipende sempre da una diagnosi corretta della muratura e della presenza dei sali.

Limiti reali degli interventi

degrado sali muratura

Tutti i metodi di rimozione dei sali presentano limiti fisici legati alla struttura del materiale.

Non è possibile rimuovere completamente i sali da murature spesse o con geometrie complesse. Nei laterizi forati, ad esempio, la presenza di cavità interne rende difficile controllare la distribuzione dei sali e impedisce un’estrazione completa.

Quando sono presenti rivestimenti come intonaci o cappotti, la situazione si complica ulteriormente perché vengono modificate le condizioni di evaporazione.

In molti casi l’intervento più efficace non è quello che mira alla rimozione totale, ma quello che riduce l’attività dei sali nella zona di evaporazione.

La scelta del metodo non può essere fatta in modo standard. Per impostare correttamente l’intervento è necessario partire da una diagnosi completa delle cause dell’umidità.

Quando la presenza dei sali è associata a umidità, infiltrazioni o degrado degli intonaci, è utile eseguire una valutazione diagnostica della muratura prima di scegliere un intervento.

Preventivo consulenza diagnostica dell’umidità

Domande più frequenti

È possibile eliminare completamente i sali da una muratura?

Nella maggior parte dei casi no, è possibile solo ridurne la concentrazione.

Gli impacchi funzionano sempre?

No, dipendono dalla tipologia di muratura e dalle condizioni ambientali.

La nebulizzazione interna è sempre efficace?

No, presenta rischi elevati e deve essere valutata caso per caso.

Per comprendere il fenomeno nel suo insieme è utile consultare la guida completa sui sali nelle murature.

Daniele Stevoli

Patologo e consulente edile specializzato nell’analisi delle cause di degrado delle costruzioni correlate ai fenomeni di umidità, infiltrazioni, condensazioni e danni post-evento. Opero con un approccio tecnico-diagnostico strutturato, fondato su indagini strumentali, misurazioni oggettive, analisi chimiche e lettura stratigrafica delle murature, finalizzate all’individuazione certa delle cause e alla distinzione tra sintomi e origine del problema. L’attività si basa su un’esperienza maturata su centinaia di casi reali, con particolare attenzione ai meccanismi fisico-chimici che regolano il comportamento igrometrico dei materiali, inclusi i fenomeni di trasporto dei sali, le interazioni con le finiture e le alterazioni indotte da interventi non corretti. Affianco alla diagnosi una competenza avanzata nella progettazione degli interventi di risanamento, sviluppando soluzioni tecniche coerenti con il quadro patologico rilevato. Fornisco indicazioni operative estremamente dettagliate per l’esecuzione in cantiere, definendo materiali, cicli applicativi e modalità di intervento, con l’obiettivo di garantire efficacia, durabilità e controllo del risultato. Mi occupo inoltre della gestione degli effetti secondari dell’umidità, tra cui cristallizzazione salina, degrado degli intonaci e contaminazioni biologiche, attraverso protocolli di trattamento verificabili e basati su criteri tecnici. Eseguo consulenze tecniche e perizie specialistiche rivolte a privati, imprese e professionisti, con approccio indipendente e orientato alla risoluzione concreta del problema. L’obiettivo è fornire diagnosi affidabili e indicazioni chiare, evitando interventi inefficaci e ottimizzando le risorse economiche del committente.

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