
Caso reale di errore diagnostico: quando gli interventi contro l’umidità non risolvono la causa
Impermeabilizzazione esterna, rifacimento degli intonaci ed elettrosmosi non funziona: un caso reale in cui diversi interventi non hanno risolto il problema perché la causa dell’umidità non era stata correttamente individuata.
Il caso oggetto della presente analisi riguarda un fabbricato storico situato nella provincia di Modena, caratterizzato da fenomeni di degrado degli intonaci presenti da molti anni e affrontati nel tempo con interventi successivi non risolutivi. La particolarità di questo caso risiede nella sequenza degli errori diagnostici e operativi che hanno portato a interventi costosi, tecnicamente non efficaci e non coerenti con il reale comportamento della muratura.
In molti casi, sistemi come l’elettrosmosi attiva vengono installati senza una reale comprensione del comportamento dell’umidità nelle murature, come approfondito nella guida completa sull’elettrosmosi per l’umidità nei muri.

Nel 2006 il primo intervento di risanamento è stato eseguito attribuendo la causa principale del degrado a infiltrazioni provenienti dal marciapiede esterno. In base a questa interpretazione, è stato demolito completamente il sistema dei marciapiedi e successivamente ricostruito con inserimento di uno strato impermeabilizzante. Nonostante l’intervento, nel tempo si sono nuovamente manifestati fenomeni di distacco degli intonaci, evidenziando come l’opera eseguita non fosse idonea a risolvere il problema.
Nel 2014 è stato eseguito un secondo intervento, questa volta basato sull’ipotesi che il fenomeno fosse riconducibile a umidità di risalita. Sono stati rimossi tutti gli intonaci fino a circa due metri di altezza e sostituiti con sistemi dichiarati resistenti ai sali. Contestualmente è stato installato un impianto elettrosmotico esteso all’intero fabbricato. A distanza di circa un mese dall’installazione, le murature sono state completamente ripristinate.
A partire dal 2018 si è osservata una progressiva ricomparsa dei degradi, con distacchi diffusi degli intonaci, presenza di efflorescenze saline e alterazioni superficiali non riconducibili a un comportamento lineare tipico della risalita capillare. Il fenomeno risultava distribuito anche in zone non direttamente affacciate all’esterno e prive di attraversamenti impiantistici, indicando la presenza di un meccanismo più complesso.
Prima di analizzare il caso specifico è importante distinguere il risultato osservato in questo edificio dal giudizio generale sulla tecnologia. Nell’approfondimento dedicato all’elettrosmosi per l’umidità nelle murature ne analizzo il principio di funzionamento, il campo di applicazione e i limiti, perché un singolo caso di mancato risultato non è sufficiente per stabilire che una tecnologia non possa funzionare in condizioni differenti.

Nel 2019 è stata eseguita una diagnosi tecnica approfondita, finalizzata alla comprensione delle reali cause del fenomeno. L’indagine ha evidenziato dodici punti critici attivi, di cui quattro legati a discontinuità del sistema di impermeabilizzazione e otto riconducibili a infiltrazioni provenienti da tubazioni e corrugati elettrici. È stata inoltre rilevata la presenza di una pompa di sicurezza installata in modo non corretto, con dispersione d’acqua dal pozzetto e occasionali ritorni idrici verso l’interno del fabbricato.
Nonostante l’individuazione di queste criticità, la distribuzione del degrado non risultava completamente spiegabile con le sole infiltrazioni puntuali. La diffusione del fenomeno anche in aree prive di apporti diretti ha portato a considerare la presenza di un ulteriore fattore determinante, identificato nella contaminazione chimica delle murature.
Situazioni di questo tipo rientrano tra gli errori più comuni negli interventi contro l’umidità, nei quali la mancanza di diagnosi porta a soluzioni non coerenti con il problema reale.
Presenza di sali e comportamento della muratura

Le analisi hanno evidenziato la presenza significativa di sali nitrati, solfati e cloruri, condizione non comune in edifici lontani dalla costa ma compatibile con precedenti utilizzi del fabbricato e con la composizione dei materiali impiegati nelle varie fasi costruttive.
I nitrati possono derivare sia da contaminazioni organiche sia da componenti presenti in malte cementizie di qualità non controllata. I solfati risultano frequentemente presenti nei materiali laterizi, poiché residui dei processi produttivi non sempre vengono completamente rimossi. I cloruri, in contesti lontani dalla costa, sono spesso riconducibili a utilizzi storici del fabbricato, come ambienti destinati alla conservazione alimentare, nei quali venivano impiegati sali per la stagionatura dei prodotti.
Un esempio intuitivo può essere quello dei prodotti alimentari conservati con sali, nei quali la presenza di cloruro di sodio limita lo sviluppo biologico interno, evidenziando il ruolo attivo dei sali nei processi di conservazione e interazione con l’umidità.
La presenza contemporanea di queste tre tipologie di sali ha determinato un comportamento particolarmente complesso della muratura. I solfati risultano generalmente più semplici da trattare, mentre i cloruri presentano una maggiore capacità di generare degrado a causa dei cicli di cristallizzazione e dissoluzione. I nitrati tendono a permanere all’interno della struttura muraria se non vengono rimossi attraverso operazioni specifiche.
I fenomeni di cristallizzazione, legati al passaggio da fase igroscopica a fase liquida e successiva cristallizzazione, generano pressioni interne che determinano la disgregazione progressiva dei materiali, con perdita di coesione degli intonaci e delle malte.
Interpretazione tecnica del fenomeno
Il comportamento osservato nel presente caso non è riconducibile a un singolo meccanismo, ma a un sistema complesso in cui coesistono più fattori. La presenza contemporanea di infiltrazioni puntuali, discontinuità nei sistemi impermeabili e contaminazione salina ha determinato una distribuzione dell’umidità non lineare e non prevedibile secondo modelli semplificati.

L’acqua introdotta attraverso i punti di infiltrazione non si è limitata a permanere localmente, ma ha interagito con la matrice porosa della muratura, redistribuendosi in funzione delle caratteristiche dei materiali e della presenza di sali igroscopici. Questo ha generato un comportamento diffuso, con manifestazioni anche in zone non direttamente interessate dagli ingressi d’acqua.
La contaminazione salina ha avuto un ruolo determinante, modificando il comportamento igrometrico della muratura e favorendo la ritenzione dell’umidità. In questo contesto, l’ipotesi di umidità di risalita non risultava coerente con il quadro osservato.
L’applicazione di un impianto elettrosmotico su un sistema di questo tipo non poteva produrre risultati stabili, poiché il principio di funzionamento richiede condizioni di continuità e omogeneità che non erano presenti nella muratura.
Per comprendere i limiti tecnici del sistema elettrosmotico, è utile analizzare il funzionamento reale del fenomeno elettrocinetico nelle murature.
Questo caso mostra soprattutto quanto sia importante distinguere l’efficacia teorica o pratica di un sistema dalla sua applicabilità al singolo edificio. Una tecnologia che funziona bene può essere comunque sbagliata quando il fenomeno presente non coincide con quello sul quale la tecnologia è in grado di intervenire. La verifica deve quindi riguardare prima di tutto la compatibilità tra diagnosi e soluzione adottata.
Intervento risolutivo e confronto economico
L’intervento successivo, basato su una diagnosi corretta, ha seguito un approccio completamente differente. Sono stati eliminati i punti di ingresso dell’acqua, ripristinata la tenuta dei sistemi impermeabili, corrette le discontinuità impiantistiche e gestita la contaminazione salina con tecniche differenziate.
In circa il cinquanta per cento delle murature è stato possibile conservare gli intonaci esistenti, evitando demolizioni invasive. Prima della ricostruzione delle finiture, è stata verificata la tenuta degli intonaci e sono state sigillate tutte le aperture che potevano convogliare acqua.
Il costo complessivo degli interventi precedenti era stato pari a circa 70.000 euro. L’intervento successivo ha comportato un costo di circa 5.000 euro per le lavorazioni, a cui si aggiunge il costo della diagnosi tecnica pari a circa 1.500 euro.
Il risultato economico evidenzia una riduzione dei costi a circa un decimo rispetto agli interventi precedenti, con contestuale risoluzione del problema.
Valorizzazione del fabbricato
A seguito della risoluzione delle problematiche, il fabbricato ha recuperato la propria funzionalità e la possibilità di essere nuovamente immesso sul mercato. L’eliminazione dei fenomeni di degrado ha determinato anche un incremento del valore economico stimato tra 60.000 e 70.000 euro, coerente con le caratteristiche di un casale storico situato nella provincia di Modena.
Conclusioni tecniche
Il caso dimostra come l’assenza di una diagnosi tecnica possa portare a interventi non efficaci e a costi elevati, mentre un’analisi corretta consente di individuare le reali cause e intervenire in modo mirato, riducendo drasticamente costi e invasività.
In presenza di fenomeni di umidità, la valutazione dell’intervento più idoneo deve essere basata su una diagnosi tecnica delle cause. È possibile richiedere una consulenza tecnica per l’analisi del problema e la definizione dell’intervento più idoneo.
Perché l’elettrosmosi non funziona in questo caso?
Nel caso analizzato il problema principale non consisteva semplicemente nella presenza di umidità di risalita sulla quale valutare l’efficacia di un sistema elettrosmotico. La diagnosi ha evidenziato una situazione più complessa, caratterizzata dalla presenza di infiltrazioni, criticità delle impermeabilizzazioni e contaminazioni saline delle murature.
L’elettrosmosi era quindi soltanto uno degli interventi precedentemente realizzati e non poteva, da sola, eliminare cause dell’umidità sulle quali quel sistema non è progettato per intervenire. Questo non consente di affermare che la tecnologia non abbia prodotto alcun effetto sul fenomeno per il quale era stata installata; dimostra invece che la soluzione scelta non era sufficiente a risolvere il quadro complessivo presente nell’edificio.
Il punto centrale del caso non è quindi stabilire se l’elettrosmosi “funzioni” o “non funzioni” in termini assoluti, ma comprendere perché qualsiasi tecnologia debba essere scelta soltanto dopo avere individuato correttamente le cause dell’acqua presente nelle murature. Un intervento può essere tecnicamente valido e tuttavia risultare inefficace rispetto al problema reale se viene applicato sulla base di una diagnosi incompleta o non corretta.
Quanto è costato l’errore di diagnosi?
Circa 70.000 euro per gli interventi precedenti, senza risolvere il problema. La diagnosi tecnica ha permesso un intervento risolutivo con circa 6.500 euro complessivi.
È possibile risolvere senza demolire tutto?
Sì, se la causa viene individuata correttamente. In questo caso è stato possibile conservare circa il 50% degli intonaci.
I sali possono causare degrado anche senza acqua visibile?
Sì. I sali igroscopici possono assorbire umidità dall’aria e generare degrado anche in assenza di acqua liquida evidente.



